aldo moro 350 260 min

aldo moro 350 260 min10 maggio 1978. Il Consiglio provinciale di Frosinone ricorda lo statista assassinato on.le Aldo Moro Presidente della Democrazia Cristiana. (dal verbale del Consiglio Provinciale del 10 maggio 1978)
Il discorso di apertura del Presidente Antonio Ferraro – DC.

Per commemorare la illustre figura del grande statista barbaramente trucidato dalle brigate rosse, allorquando si è avuta notizia del ritrovamento del corpo senza vita in Via Caetani, la decisione di convocare d’urgenza il Consiglio Provinciale è stata immediata ed assistita da tanto sentimento di rabbioso coraggio per respingere con fermezza il dilagare del terrorismo.
“Non feremo questa sera grossi e lunghi interventi, la commozione è grande ed il dolore che ci attanaglia non ci consente di esprimere tutto quanto vorremmo dire.
L’infame assassinio è stato consumato .. 54 giorni di trepidazione, di angoscia e di speranza sono stati cancellati d’un colpo e il trauma psicologico che ci ha colpiti è stato tanto forte da farci rimanere attoniti, perplessi e nello stesso preoccupati per il futuro delle nostre istituzioni.
Aldo Moro non è più con la famiglia .. non è Più con noi, non è più con la Democrazia Cristiana e con la democrazia.

Da “Avvenire” – “Pagando con la vita il suo inestimabile servizio di cristiano e di democratico, dopo aver conosciuto la tortura e la solitudine più tremenda,Aldo Moro è adesso nella pace di Dio. Ha terminato la sua lunga corsa, ha combattuto la sua buona battaglia e ha conservato intatta la sua fede. Da vivo ha dato al nostro Paese quanti ben pochi hanno saputo donare…. da scomparso ci lascia viva e palpitante una eredità così densa di significato e di idealità che si farà fatica a raccoglierla
e a conservarla tutta intera.”

Da “Il Popolo” – Il 9 maggio 1978 è già una data storica tristissima ed atroce per ogni democratico, che sente e sa di avere perso con Aldo Moro un punto di riferimento essenziale e fermo nel faticoso procedere della nostra democrazia. Lo è tanto più per noi che in Aldo Moro abbiamo trovato sempre una guida pacata e sicura che riassumeva in sé il senso originale e profondo di una esperienza, come quella dell’Italia del dopoguerra. Di questa esperienza Aldo Moro ha rappresentato e rappresenta il cuore, e, insieme la mente esperta e attenta ad ogni fenomeno di novità.
Per questo si è voluto colpire Lui … nell’intento di colpire a morte lo stato repubblicano; si è colpito in Lui il simbolo di una democrazia italianaAldo Moro_agguato_inVia_Fani che dopo gli- anni dell’impetuoso sviluppo, stava gradualmente costruendo la sostanza di un nuovo rapporto, fiducioso e partecipe, fra il cittadino e lo Stato.

Da “L’Avanti” «L’assassinio di Aldo Moro è un crimine contro la Repubblica, la democrazia, le sue libertà. La barbaria ha anco¬ra colpito. Nel dolore il popolo italiano sia unito intorno ai partiti democratici contro il terrore e la violenza» e ancora Craxi: «L’assassinio ci riempie l’animo di orrore… il nostro dolore è profondo. Il nostro pensiero va ad Aldo Moro, vittima innocente di una crudeltà efferata, alla sua famiglia ed agli amici della Democrazia Cristiana. I socialisti italiani rendono omaggio alla memoria di Aldo Moro e riaffermano, in questo tra¬gico momento, il loro impegno di difesa democratica.»

Da “L’Unità”: Berlinguer «Ho appreso con grande commozione la notizia del crudele assassinio di Aldo Moro. Un grande diri¬qente democratico è caduto, trucidato da una organizzazione di criminali terroristi. La Repubblica perde uno dei suoi maggiori statisti, una delle personalità che hanno avuto più risalto nel¬la recente storia del nostro Paese: per la sua elevatura politica e culturale, per la sua attenzione agli interessi generali del paese, la sua capacità di tenere conto dei movimenti profon¬di della società e della storia».

Da “Paese Sera”: «E’ il lutto più grande della Repubblica, impegnata in una sfida mortale con gli eversori. Lo hanno compreso milioni di lavoratori che anche ieri, come già il 16 marzo, hanno riempito le piazze come a Milano in piazza del Duomo ed in tutti i centri d’Italia dicendo:”Avete ucciso Moro, ma non ucciderete la democrazia”».
Appena ricevuta la notizia Zaccagnini ha detto: «Con cuore straziato la D.C. ha appreso l’assassinio del suo Presidente On. Moro. Non credo di poter dire parole adatte in questo momento. Non ce ne sono,non le trovo … non le posso trovare ….
penso alla sua famiglia, ai suoi cari, al loro indicibile dolo-re. Penso a quello che è stato Aldo Moro per tutti noi, per la democrazia italiana. Sono certo che resteranno vive nel popolo italiano la sua testimonianza Cristiana, la sua fede nella libertà illuminata dal suo estremo sacrificio».
Cosa aggiungere di perRitrovao Moro in via Caetanisonale a quanto dettovi che in definitiva è stata una rapida rassegna della stampa di oggi? Così come Zaccagnini ieri non riusciva ad esprimersi, questa sera io non trovo parole per esprimere il mio pensiero con serenità e con facilità di parole.
Sono in gioco le nostre istituzioni… la libertà è attaccata… si tenta in ogni modo di abbattere lo Stato. Ed allora amici consiglieri, come reagire… come comportarsi … quale la linea da seguire in questo momento tanto travagliato della vita politica italiana? Dobbiamo ascoltare e ripetere le tante cose che in queste ore abbiamo sentito dalla viva voce di tanti cittadini appartenenti a tutti gli strati sociali italiani. Dobbiamo, fuori dall’impulso del primo momento, reagire e come reagire… cosa fare per salvaguardare la democrazia italiana?
Io dico che mai come in questo momento, i nostri nervi debbono rinanere saldi e controllati in ogni nostro comportamento.
Mi piace ancora rileggervi un pezzo del Corriere della Sera: «No alla vendetta, dunque, alle superficiali misure d’emergenza. Ma sì alla resistenza, alla solidarietà dei partiti, al chiarimento risolutivo. La Repubblica è tanto forte, se lo vuole, per distruggere questa banda di assassini travestiti da guerriglieri. Ai nostri figli intendiamo assicurare un domani nel quale non ci siano più giorni come il 16 marzo ed il 9 maggio 1978. La Repubblica deve ritrovare la sua forza e deve ripristinare, senza reazioni emotive, ma con la fermezza delle ore buie, la legge di una società civile che piange i suoi martiri ma poi sa anche non perdonare; in nome di chi per 30 anni ha continuato a lavorare ed a sacrificarsi per un paese degno e civile».

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Di Antonio Ferraro

Autori che hanno concesso i loro articoli, Collaboratori occasionali

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