10 maggio 1978. Il Consiglio provinciale di Frosinone ricorda lo statista assassinato on.le Aldo Moro Presidente della Democrazia Cristiana. (dal verbale del Consiglio Provinciale del 10 maggio 1978)
L’intervento del Consigliere Mario Coratti capogruppo del PSI.
Aggiungere o trovare altre aggettivazioni alla ne fandezza del delitto, oltre a quelle che le massime Autorità dello Stato, i dirigenti politici dei Partiti, personalità religiose, del mondo della cultura, la stampa hanno usato ed adoperato, credo che non ci sia possibile.
Si è trattato di un atroce, immondo crimine.
A noi modesti amministratori della Provincia resta lo sgomento struggente, una infinita tristezza, una profondissima pena, la preoccupazione sincera e drammatica sul futuro della nostra Repubblica.
Io sono d’accordo con chi ha affermato che, in questa ora grave, nessuno di noi, nessun democratico può e deve sottrarsi al senso di responsabilità collettiva di questo orrendo crimine e che, dopo il 9 maggio, a nessuno è consentito di rimanere gli stessi di prima. Qualcosa di fondamentale è cambiato, la guerra al terno sismo rimane aperta e si fa più dura, c’è bisogno di una rinnovata e più solidale concordia nazionale e di combatterla con più fermezza e reale efficacia, ricercando gli esecutori, risalendo ai mandanti e chiarendo fino in fondo i misteri preoccupanti ed angosciosi, che continuano a gravare su questa minacciosa e spie tata vicenda.
Le declamazioni sulla necessità di difendere le istituzioni repubblicane sarebbero tristemente inutili ed inopportune se, malauguratamente, esse si riducessero o significassero solo la celebrazione di un rito doveroso per quanto sentito o se, peggio ancora, ci spingessero a rinchiuderci in noi stessi in una sorta di fatalistica rassegnazione o di inarrestabile impotenza dinanzi al sanguinario, beluino disegno dei brigatisti.
La nostra partecipazione a questa manifestazione, invece, deve essere la testimonianza più convinta ed incondizionata che il lut to ed il dolore, che è nei nostri cuori, che è nei cuori di tutti i democratici del nostro Paese e del Mondo, deve legarsi e congiungersi ad una rinnovata e più prorompente carica unitaria a salvaguardia ed a presidio di un patrimonio di libertà e di democrazia, che il sacrificio di Aldo Moro rende ancora più degna e più nobile.
La nostra presenza a questa ed altre numerose cerimonie che, oggi e nei prossimi giorni, si svolgeranno nel Paese, deve neces sariamente significare un impegno totale e permanente a difesa della nostra Repubblica; da esse deve BR e guanti misteriosamente ancora guidano le loro mani grondanti del sangue di tante vittime innocenti – da ieri e per il futuro ogni lavoratore, ogni militante politico, ogni amministratore, ogni giovane, ogni donna vorrà e saprà essere più inflessibile, più fermo, più intransigente e più consapevole nel condurre senza remore e senza tentennamenti una lotta dura per sconfiggere definitivamente il folle e sanguinario disegno terroristico.
Se così sarà – e non potrà essere che così – il monito preoccupante del vecchio leader democratico Giuseppe Saragat, che ha avuto paura di vedere accanto al cadavere di Moro, il cadavere della I^ Repubblica, potrà essere esorcizzato e scongiurato, per che significherà che il popolo lavoratore italiano, che spontaneamente è sceso in piazza, come nei momenti più gravi del Paese, avrà saputo ancora una volta sconfiggere la barbarie e preservare la democrazia e la civiltà.
Noi socialisti crediamo che, nonostante la drammaticità e la pericolosità della situazione, c’è ancora posto per la speranza e lo crediamo tanto più fermamente in quanto essa è possibile per la maturazione sociale e politica della stragrande maggioranza del popolo italiano e di tutto il movimento dei lavoratori.
C’è bisogno, però, che ognuno compia fino in fondo il proprio dovere e tenga fede all’impegno di vigilanza. Ciascuno per la parte che gli compete – e che i dirigenti politici, i parlamentari dì tutti i Partiti democratici, non abbiano paura ma guardino con maggiore fiducia a questa maturità.
Concludo, come ricordava questa mattina il Direttore dell’Avanti, compagno Vittorelli, che “La tragica morte di Aldo Moro mette ancora più in luce l’odioso disegno politico che le B.R. hanno tentato di perseguire, identificando in lui l’uomo che, più di ogni altro, aveva caratterizzato ogni progresso sul piano dell’incontro tra le grandi forze popolari italiane…
“Il modo migliore di mantenerlo vivo tra noi è quello di sforzarsi, senza ormai più la Sua vigile azione, senza la Sua intelligente intuizione della realtà italiana, di non consentire che la Sua scomparsa determini quel baratro che i suoi sicari hanno in mente”.