di Maurizio Proietto – Al Centro sociale Anziani di La Forma si e’ tenuto un incontro dibattito con Stefano Fassina, economista, deputato di Liberi e Uguali e Consigliere comunale a Roma, sul tema: Diseguaglianze sociali tra lavoro e pensioni.
Gli interventi nel corso dell’incontro sono stati molto interessanti: si è partiti dai dati presentati dalla Ong britannica Oxfam a gennaio scorso, nel corso del World Economics Forum di Davos: la ricchezza nel mondo ha una concentrazione insopportabile, infatti l’uno per cento della popolazione mondiale possiede la stessa ricchezza del restante 99 per cento. Altro dato fondamentale è che tale concentrazione tende ad aumentare sempre di più, infatti l’incremento di ricchezza tra marzo 2016 e marzo 2017 si e’ distribuito cosi’:
82 per cento e’ andato all’1 per cento della popolazione mondiale
18 per cento e’ andato al 49 per cento della popolazione mondiale
0 per cento (cioe’ niente), e’ andato al restante 50 per cento della popolazione mondiale (3,7 miliardi di persone).
Nel nostro Paese abbiamo piu’ o meno la stessa situazione, infatti gli ultimi dati disponibili (2016) dicono che aumenta sempre di più la diseguaglianza tra le persone, tanto che a livello europeo siamo tra i paesi in cui la diseguaglianza è piu’ accentuata, tanto che siamo al 20° posto sui 28 paesi dell’unione.
In Italia:
il 20 per cento della popolazione possiede il 66 per cento della ricchezza nazionale netta.
Un altro 20 per cento della popolazione possiede circa il 19 per cento della ricchezza nazionale netta.
Il restante 60 per cento della popolazione possiede circa il 15 per cento della ricchezza nazionale netta.
Come dare torto al già premio Nobel Stiglitz, quando nel suo libro “Il prezzo della diseguaglianza” ci ricorda che la situazione attuale è frutto di una politica ultraventennale e che l’esito di queste politiche può essere sintetizzato dalla celebre espressione del miliardario americano Warren Buffet “c’e’ stata una lotta di classe e la mia (quella dei ricchissimi) ha vinto!”.
C’è dunque nel mondo un blocco più o meno diffuso della mobilità sociale, infatti i due terzi della ricchezza dei più ricchi, non è frutto del lavoro, ma è frutto di eredità e di rendite; inoltre a fronte di circa 40 milioni di persone schiavizzate nel mondo del lavoro (tra cui 4 milioni di bambini), c’e’ il fatto non meno importante che, negli Stati Uniti, la paga di un giorno di un amministratore delegato di un’azienda importante equivale alla paga di un anno di un lavoratore nella stessa azienda.
Che valore ha il lavoro oggi? Lavoro precario, sottoretribuito, lavoro pieno di rischi e di abusi.
Negli ultimi 10 anni in italia i morti sul lavoro sono stati circa 13000: una guerra! Guerra, dove a soccombere sono persone inermi, che escono di casa, per cercare di dare una vita dignitosa alle proprie famiglie e vi rientrano nelle bare. Una vergogna, che occorre affrontare con lo spirito di una emergenza nazionale. Una ignominia, dove si incastonano contorni di disagio e povertà vecchie e nuove.
Se si parla dei 18 milioni circa di pensioni distribuite dall’Inps, dove buona parte di esse sono sotto i livelli di sussistenza e una piccola fetta è costituita da scandalosi privilegi, sempre preservati con la scusa aberrante del “diritto acquisito”. Si deve parlare dei circa tre milioni di disoccupati, tra cui 2 milioni di neet (giovani trai 15 e 29 anni che non lavorano, non studiano, né sono impegnati in corsi di formazione di alcun tipo). Se lavorassero solo questi ultimi il Pil aumenterebbe del 2 per cento annuo.
La discussione si e’ incentrata poi sulla situazione della provincia Frosinone, dove i disoccupati sono 135.000 su una popolazione di circa 500.000 abitanti: il 17 per cento; aggravata dal 47,5 per cento di disoccupati di giovani tra 15-29 anni.
Dati da profondo sud!
Si è parlato dell’area industriale della Valle del Sacco, dove e’ avvenuta una strage di aziende e posti di lavoro: Videocolor, Marangoni, Marazzi, Ilva, Siderpali, Eurozingo, Ideal Standard. A queste si deve sommare tutto l’indotto e la tremenda crisi nel campo dell’edilizia e delle costruzioni.
Una strage occupazionale, dove si sono registrate perdite di posti di lavoro a decine di migliaia.
Dagli interventi è scaturito che c’è bisogno per la nostra provincia, di misure straordinarie, di impatto forte, purtroppo non pervenute ne rilevate (salvo briciole), dalla classe politica che ha rappresentato il territorio nelle sedi istituzionali deputate a farlo (regione, parlamento nazionale ed europeo). Nello stesso tempo occorrono urgenti misure di sostegno alle famiglie, in un territorio che, oltre ad essere impoverito dalla crisi, è avvelenato dall’inquinamento della Valle del Sacco, spesso provocato dalle stesse aziende che non ci sono piu’, ma hanno lasciato la loro pesante eredita’ ambientale.
Il risanamento della Valle deve essere inquadrato nell’ottica di una possibile inversione di tendenza, di riqualicazione ambientale e di sviluppo di nuove economie; di valorizzazione delle eccellenze agroalimentari, naturalistiche, sportive, del patrimonio paesaggistico di un territorio ricchissimo di storia e tradizioni.
Un territorio composito, dalle mille diversita’ e ricchezze culturali. Basta con la politica della lavorazione dei rifiuti provenienti da ogni dove. No al rifiuto inteso come fulcro avvelenato dello sviluppo, si a politiche di crescita nel rispetto delle persone e dell’ambiente in cui viviamo, in un percorso che si puo’ e si deve iniziare, sulla scorta di esperienze internazionali, come la regione della rhur in germania.
L’on. Fassina ha incentrato il suo intervento sia sulla situazione della nostra provincia, che sulla politica nazionale di LeU, che deve concludere al piu’ presto la fase di formazione del partito e la sua strutturazione, quindi andare a proposte concrete in parlamento per una revisione della legge fornero, per la revisione del Jobs Act, per politiche di sostegno a chi ne ha bisogno, per investire di più e meglio nella scuola pubblica, università e ricerca (altro che buona scuola), per investire le risorse necessarie nella sanità pubblica, visto che ci sono dodici milioni di italiani che o non si curano, o rinviano le cure per motivi economici, per aprire con l’europa un tavolo di confronto per avere più risorse straordinarie da destinare a investimenti pubblici necessari per il rilancio dell’economia, anche nei nostri territori e stimolare la crescita e l’occupazione .
Maurizio Proietto
Per Liberi e Uguali Coordinamento di Serrone
Serrone, sabato 21 aprile
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