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jobsact 460 minIntervento di Daniela Mastracci – A quale elettorato provo a rivolgermi? Credo che dalle intense settimane tra il maggio 2016 e il fatidico 4 dicembre 2016, io non abbia fatto altro che pensare a chi non vota. L’astensione è da recuperare ad ogni costo perché si tratta di milioni di donne e uomini che hanno smesso nel tempo di credere nei politici, forse, più che nella politica. Una classe dirigente verso la quale si scatenano sfiducia derisione e malcontento. Che non viene percepita come risolutrice dei problemi della vita delle persone, ma come lucratori di quanto il seggio consenta economicamente. Però proprio le settimane pre-referendum sono state il terreno del ritorno al voto per quei milioni, là sapevano di potersi giocare una partita: come sia andata poi la partita, lo sappiamo da un anno e mezzo. È cambiato il presidente del consiglio ma non sono cambiate le politiche: contro il lavoro, contro i diritti, contro la scuola, contro la sanità, contro l’ambiente. Tutto fatto secondo la logica del dare a chi potenzialmente assumesse, nel togliere a chi non solo non avesse lavoro, ma anche a chi il lavoro lo trovasse: lavoro a ore, lavoro sottopagato, lavoro demansionato, lavoro sempre più precario.

Dall’astensione possiamo aspettarci ancora un sussulto di partecipazione, dopo l’ennesima delusione? Se puntiamo il dito sulle diseguaglianze, se diciamo con forza “basta precarietà”, “diritti e lavoro tutelato, innanzitutto”, “sanità e scuola pubbliche finanziate dallo stato”, “ambiente tutelato e non perciò nemico del lavoro, se connettiamo i due valori in una green economy”; se diciamo con forza che viene prima di tutto l’essere umano e non mai il profitto di pochi, si può pensare che le persone ci diano fiducia?

Se ripartiamo dalla Costituzione, quella che ha smosso milioni di noi al voto, quella che scrive a chiarissime lettere di lavoro come diritto, non solo possiamo avere da dire la nostra visione del mondo, ma possiamo dire anche come attuarla, visto che sempre la Costituzione ce ne dà gli strumenti: che dire cioè della articolo sulla progressività fiscale (articolo 53 “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.
Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.”)? E di quello sulla finalità sociale dell’impresa privata (art. 41)? Lo sappiamo da là come si dovrebbe fare per dare dignità al lavoro e sostegno concreto ai diritti tutti. Perciò là ritorno ogni volta che prendo la parola negli incontri tra Liberi e Uguali e le donne e gli uomini di questa Italia tanto diseguale e ingiusta.

Come a Cassino, sabato 17, quando ho detto che il Jobs act ha violato l’articolo 4 della Costituzione (“La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”) perché ha vanificato il lavoro come Diritto, e che perciò quando i “riformatori costituzionali” dicevano che la riforma non avrebbe toccato i primi 12 articoli della Costituzione, dicevano il falso, perché con quella ingiusta legge sul lavoro l’hanno toccata eccome! L’hanno calpestata nella pratica, prima ancora di toccarla con la teoria della riforma.

Allora così come abbiamo vinto il referendum, noi che ci basiamo sempre sulla Costituzione, che troviamo là le fondamenta per una Repubblica equa, giusta, dobbiamo vincere adesso, abrogando il Jobs act e ripristinando l’articolo 18. Perché dobbiamo e vogliamo innanzitutto ridare piena dignità al lavoro, nel riconoscimento del suo essere Diritto e non merce, sempre al ribasso, nel mercato del lavoro che nasce per il profitto di pochi e non certo per garantire i lavoratori.
E poi, ricordandomi sempre che sono un’insegnante e che mi occupo di scuola da tanto tempo, non dimentico di dire che oggi vinciamo, come Liberi e Uguali, perché abroghiamo la 107, perché gli studenti meritano di diventare cittadini consapevoli, piuttosto che lavoratori sfruttati e assoggetti a quello stesso Mercato che fa crescere i profitti di pochissimi, a tutto danno dei moltissimi.
Per i molti, non per i pochi Liberi e Uguali

Di Daniela Mastracci

Daniela Mastracci.Sono nata l'11 marzo del 1970 e insegno nel Liceo Scientifico del mio Comune, Ceccano. Sono Prof e Mamma di due figli che mi crescono intorno mentre scopro che mi piace scrivere.

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