
di Giuliano Fabi – Non ci soffermiamo più di tanto sulla tragedia dei nostri pronto soccorso. A tutti è noto lo spettacolo di pazienti sistemati in barelle di fortuna che attendono, per ore, la definizione del loro caso e le lunghe attese di chi per patologie minori si reca li, non intravvedendo alternative valide. Va superata la logica dei codici creando due corsie, selezionando, e può essere fatto tranquillamente da un infermiere, chi ha bisogno di accertamenti strumentali (analisi tac ecografie elettrocardiogramma ecc.) esempio una colica, un dolore sul petto, un trauma cranico ecc, e chi ha problemi che non hanno necessità di accertamenti strumentali, esempio la sutura di una piccola ferita, una zecca, l’incisione di un ascesso ecc. Sono queste le patologie a cui possono essere chiamati a collaborare i medici di base, cosa che, risulta, si stia già facendo all’Ospedale di Frosinone con buoni risultati.
Il nocciolo della situazione attualmente è: se il paziente richiede e frequenta in maniera cosi massiccia i Pronto Soccorso è perché li trova risposta a una patologia emergente, la soluzione ad un problema, esce con una diagnosi e spesso con una terapia e soprattutto esce tranquillizzato.
In una normale azienda se un servizio è molto richiesto ci si preoccupa di migliorarlo, potenziarlo e renderlo più efficiente. Qui invece anziché potenziarli, dotandoli di personale e strutture necessari e soprattutto aumentandone il numero, per coprire un territorio così disomogeneo, si va in tutt’altra direzione.
Si lascia al dramma il servizio e si prova a offrire altro. Si investe in strutture intermedie tra territorio e ospedale che nelle intenzioni, dovrebbero far fronte a parte della domanda di pronto soccorso e cioè Ambufest, PAT, UCP (Unità di cure primarie), case della salute e chi più ne ha più ne metta e poteva rivelarsi anche la scelta giusta. Ma per l’atavico vizio capitale della nostra provincia e la nostra maledizione storica, si spalmano soldi senza programmarne una distribuzione omogenea sul territorio, senza definirne dotazioni di mezzi, personale e compiti, i risultati che si vogliono raggiungere e con quale strategia comunicativa.
Ci sarà un motivo se nonostante la continua apertura di queste strutture, gli accessi al pronto soccorso non calano. Parleremo di queste strutture nel prossimo articolo. Qui ci limitiamo a sottolineare che di esse non risultano definiti con efficacia comunicativa i compiti, non sono state codificati spazi, dotazioni, attrezzature e prestazioni a cui devono far fronte, in somma non si sa chi deve fare cosa e a che tipo di utenza sono diretti. Altri soldi gettati al vento per cose di cui la maggior parte delle persone ignora persino l’esistenza.
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