I recenti fatti di cronaca, eventi di microcriminalità e violenza, dove ora uno studente, ora un genitore, aggrediscono e feriscono un insegnante, ci raccontano un disagio crescente tra alunni e docenti. Dove rintracciare le cause? Quanto pesa il condizionamento della realtà in cui i ragazzi vivono, quanto il livello della comunicazione verbale e non verbale? La famiglia ha perso il suo ruolo di istituto educativo primario? È in crescita il fenomeno della dispersione e dell’abbandono scolastico, al quale manca una attenzione politica e una risposta sistematica che dovrebbe chiamare in causa tutti gli attori, dalla famiglia, alla scuola, il territorio e le istituzioni.
Come è cambiato il ruolo del docente con l’affermarsi dell’autonomia scolastica e delle più recenti riforme?
Una scuola dovrebbe offrire tra i suoi banchi quella che Erri De Luca chiama una “generosità civile”, perché non ha il potere di eliminare le disuguaglianze ma tra le sue mura può garantire uguale dignità e attenzione a tutti i suoi alunni. Questo è quello che recita in maniera impeccabile la nostra costituzione. Eppure è in crescita il numero di istituiti che vantano un prestigio derivato da alunni di alta estrazione sociale, assenza di immigrati e di disabili. E a questi soggetti più deboli una scuola pubblica e gratuita sa offrire adeguata attenzione? I docenti, per ruolo e preparazione sono pronti a garantire l’inclusione dei soggetti più vulnerabili? Questi sono i temi affrontati con alcuni insegnanti degli istituti superiori del nostro territorio. La presentazione e le interviste sono a cura di Nadeia De Gasperis
La prima intervista è a Luigi Gulia, già preside di istituti scolastici del territorio e presidente del Centro di Studi Sorani Vincenzo Patriarca.
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