di Daniela Mastracci – Ieri a Ferentino
L’evento del mese! L’evento politico cui questa provincia è avvezza: la politica passa e va!
La politica cieca e sorda che vive di sé stessa, che guarda il popolo dall’alto in basso, e letteralmente, se pensiamo ai finestrini del treno di Renzi
Un treno blindato. Fa strano a scriversi. Ieri è passato un treno blindato dal di dentro.
Ieri è passato un treno blindato dal di dentro
E fuori hanno blindato la stazione di Ferentino, il parcheggio, tutta la zona nelle immediate vicinanze
E hanno anche interdetto l’avvicinamento dei disoccupati Frusinati: chiusi anche loro dentro transenne da cui non potevano muoversi. Quasi criminali, quasi non più legittimati ad esprimere le loro ragioni.
Come è accaduto che i politici si siano rinchiusi essi stessi di fronte al popolo? Cosa è diventata la politica quando da tale immagine di se stessa? Una separazione degna di altri secoli, addirittura! Non del secolo ventesimo.
È’ vero che è stato il secolo terribile. Ma è stato anche il secolo delle lotte del popolo, affinché fossero riconosciuti i diritti fondamentali. E noi ne abbiamo un esempio magistrale nella Carta Costituzionale. E’ stato il secolo delle rivendicazioni dei diritti del Lavoro: e i lavoratori italiani avevano conquistato lo Statuto dei Lavoratori. Il secolo in cui la voce del popolo poteva esprimersi in referendum fondamentali, in richieste di spazi di democrazia sempre più ampi e perciò giusti.
Poi le cose sono cambiate, e oggi quando passa il treno con a bordo il segretario di un partito, che ancora osa appellarsi partito di sinistra, il segretario si trincera e blinda se stesso, mettendo fuori gioco il popolo, chiudendo ad esso la bocca, per non sentire più la voce della libertà, della rivendicazione di diritti. Il segretario non vuole sentire. Vuole sentire solo la sua voce: egli dice a se stesso che va tutto sempre bene, che il popolo lo ama, che l’Italia si avvia a stagioni piene di meraviglie. Certo! meraviglie per una parte piccolissima di popolo, quello a cui la sinistra di governo si è riferita, e di cui ha portato avanti una lotta infima, e in tutto contraria a quanto la sinistra avrebbe dovuto fare.
Gli interessi dei padroni sono più forti e consolidati che mai
Il segretario passa, il popolo tace, irretito e irreggimentato. Gli interessi dei padroni sono più forti e consolidati che mai. Gli interessi del popolo sono vanificati, calpestati, zittiti, e portati talmente in basso da indurre alla rassegnazione la gran parte di noi. E coloro che ancora provano, sono deboli perché divisi. Se il capitale vince è proprio perché ci ha disgregati, e siamo caduti nella sua trappola. Adesso che si avvicinano le elezioni, diamo l’ennesima prova di disintegrazione. Di nuovo, come se il popolo avesse tempo, potesse ancora aspettare, potesse ancora avere fiducia. Non può aspettare. Non può avere nessuna fiducia. Se non accadrà che la sofferenza vera e le difficoltà di ogni giorno finalmente vengano viste e comprese, non credo sia pessimismo sentimentaleggiante o, peggio, disfattismo, il sostenere il dubbio sulla possibilità di cambiare lo stato delle cose.
L’allontanamento dalla politica è esattamente ciò che vuole il capitale, esso continuerà ad avere campo libero perché davanti non gli si para nessun popolo. Il capitalismo nasce senza quella cosa che si chiama diritto di voto: in fondo, credo, che là stia tornando.
Dentro un treno, su un aereo, dentro tutte le stanze dei bottoni dove si rinchiude, il capitalismo si trincera dal mondo e dai popoli, non li fa parlare, muoversi, agire. Di più: se proviamo a pensare alle nuove generazioni e alla scuola pubblica che i governi, dagli anni ’90 ad oggi, hanno prodotto, allineati alle imposizioni dell’Europa di Maastricht e di Lisbona, della BCE e delle sue lettere ai nostri Primi Ministri, questi governi, negando cultura, assottigliando sempre di più le ore curriculari e obbligando alla formazioni di classi con numeri sempre maggiori di alunni, (ormai è normale trovare classi con 30 studenti), e proponendo nell’ultima legge di riforma della scuola pubblica l’obbligatorietà della Alternanza scuola lavoro, ovvero il modello del lavoro gratuito, hanno fatto sì che il capitalismo entrasse nella scuola italiana. Esso ha colonizzato la scuola e dal di dentro educa generazioni alla perpetuazione di sé stesso. Perché il capitalismo non ha soltanto messo a valore la scuola pubblica, come ha fatto in ogni altro servizio pubblico dove ha messo le sue lunghe mani artigliate. No, la scuola pubblica lo serve perché è stata fatta diventare la palestra dove vige la sua sola legge. Messa a valore e, insieme, educazione ed addestramento forzoso al sistema capitalistico. Così non avrà più nessun avversario, nessuna resistenza. Le nuove generazioni conosceranno soltanto il Mercato e la sua legge del profitto.
Però quei treni sono pur sempre treni. E gli uomini e le donne del capitale sono pur sempre uomini e donne. Non sono entità metafisiche. Non sono leggi naturali. Si possono ancora fermare se soltanto capiamo che dobbiamo unirci e smettiamo di pensare soltanto a non perdere occasione di occupare seggi in Parlamento. Semmai fosse ancora possibile, si chiede uno sforzo maggiore, perché di disillusione ne abbiamo già vissuta troppa.
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