di Ignazio Mazzoli – Un’unica lista della sinistra per le elezioni del 2018 (Parlamento e Regioni?). Un progetto irrealizzabile? Il Cammino della sinistra è accidentato. Bisogna capire se si tratti solo di un inciampo o di altro. Prima di tutto fare in modo che non s’interrompa il dialogo.
Il movimento che si genera dalle esigenze insoddisfatte e mortificate nella società italiana deve permettere, anzi deve obbligare che il dialogo riprenda e continui.
Cosa è successo? Il 18 novembre, cioè oggi, avrebbe dovuto svolgersi un’assemblea nazionale che sancisse l’Alleanza per la Democrazia e l’Uguaglianza pronta, anche, ad andare alla competizione elettorale con una lista unica in cui confluissero partiti e forze civiche, iscritti a partiti e cittadini senza tessera. Questa assemblea è stata cancellata perché questa lista non ci sarà, essendosi andata configurando priva di alcuni protagonisti. C’è invece un momento di sofferenza per un percorso che s’interrompe, perché esso aveva innescato la «speranza di centinaia e centinaia, oso dire – scrive Daniela Mastracci – di migliaia e migliaia di donne e uomini che avevano pensato» a questo sabato romano «come l’appuntamento della rinascita».
Un errore
La franchezza credo che sia assolutamente d’obbligo come dovrebbe essere sempre, ma in questa circostanza è indispensabile. È stato un errore sospendere l’assemblea del 18. Oggi, a mente fredda, appare, anche una decisione personale, che sconcerta e a qualcuno appare anche “autoritaria”. Senza esagerare credo che si possa dire che la cancellazione dell’assemblea è più figlia di un senso di frustrazione e di rabbia, quasi sicuramente giustificato, ma ingenuamente infantile in una trattativa politica.
Sembra come il caso di quello che si evira per far dispetto alla moglie. Mantenerla avrebbe potuto aiutare il rilancio di proposte e un primo tentativo di organizzazione, la cui mancanza è la responsabile principale della battuta d’arresto. Le idee anche bellissime e perfette senza darsi gambe sono solo parole.
Ci sono state forti. Montanari ha scritto: «Non vogliono questa alleanza con chi sta fuori dal loro controllo. I segretari di Mdp, Possibile e Sinistra italiana hanno scelto un leader. E questo ha ‘risolto’ tutti i problemi: nella migliore tradizione messianica italiana. … Poi hanno lanciato un’assemblea, che si sta costruendo come una spartizione di delegati tra partiti, con equilibri attentamente predeterminati.»
Parole forti appunto, che mettono in luce il contrasto con le intenzioni condivise al Brancaccio il 18 giugno. Se questo è vero altrettanto vero che esistono problemi pratici e concreti da affrontare con strumenti funzionali e condivisibili rispondendo innanzitutto ad una domanda: Come si procede a realizzare una partecipazione unitaria? Sicuramente bisogna saper trovare dei praticabili criteri comuni. Azzardo? Azzardo. Sicuramente Sinistra Italiana, Possibile e MdP sono partiti da dati organizzativamente evidenti: numero di eletti, sedi e radicamento territoriale, presunti iscritti (qui il dubbio è sempre d’obbligo). Sicuramente evidenti, ma non unici da considerare e quindi opinabili.
Tradurre in realtà operanti le belle idee
Montanari, ha risposto: «Il Brancaccio non è una componente. È uno stile, un metodo, un modo di fare politica. Avrebbe avuto successo se fosse riuscito ad essere il motore di un’alleanza tra partiti e forze civiche, tra iscritti a partiti e cittadini senza tessera, non uno strumento per fare alleanze.» Bene, ma come si sarebbe dovuto procedere per tradurre in risultato operante questa ispirazione e questa volontà?
Per rispondere a questi interrogativi bisognava confermare l’assemblea del 18 novembre, nonostante tutto.
L’altro 18, quello di giugno, aveva portato «la grande novità», la possibilità di una vera svolta per avere il coraggio di «guardare avanti, oltre i drammi di oggi, oltre le ingiustizie, le forme striscianti e più manifeste di illegalità, di malaffare, di mezzucci, di furbizie, di tattiche, di politicismi…».
Sola quella linea postulata al Brancaccio aveva ed ha questa forza di novità, di svolta e quindi di speranza, perché la sola aggregazione di SI, Possibile, MdP ha un grosso convitato di pietra: la credibilità (meglio un limite di crdibilità). In particolare per la presenza di MdP caratterizzata, nei fatti dalla sua lunga, inutile, permanenza nel PD.
L’assoluta mancanza di un’autocritica seria rende tutto più difficile come dimostra il voto siciliano. Non solo il PD deve leggere dentro quel risultato, ma anche la lista di sinistra con “una spruzzata di civici”. Nessuno può esimersi dall’individuare lle cause di un risultato così misero.
Il popolo della sinistra ha bisogno di sincerità e di fatti concreti. L’autocritica vera, deve riguardare innnazitutto la svolta neoliberista dei DS nel congresso del febbraio 1997, identificabile nello scontro fra D’Alema e Cofferati (Renzi quindi non c’entra, perché ancora non c’era). La realtà ha sconfitto D’Alema che dopo 20 anni dovrebbe prendere atto che in quel congresso aveva sbagliato tutto;
Il popolo della sinistra vorrebbe sapere che il condizionamento internazionale che genera diseguaglianze e ingiustizie non è condiviso dai suoi dirigenti, che anzi sono pronti a non rinunciare alla lotta per il cambiamento della società. Qui c’è la lacerazione più profonda con il popolo della sinistra, non è stato coinvolto, non è stato informato, ha subito anche dai suoi dirigenti cosiddetti di sinistra lo stesso lavaggio del cervello a base di “pensiero unico” (quello che indistintamente hanno propagandato tutti inseme, destre e sedicenti sinistre);
Il popolo della sinistra sa che lo stare nel PD ha portato fuori dei movimenti molti dirigenti che per tradizione erano invece animatori degli stessi. Non solo, ma costoro si sono estraniati completamente dal conflitto sociale, addirittura ignorandolo e demonizzandolo. Ce n’è abbastanza per sentirsi traditi fino in fondo? Basta veder a cosa si è ridotta la Cgil che neppure sa fare più il proprio mestiere: guidare le lotte e le rivendicazioni.
Alla base dell’astensionismo c’è tutto questo. E come si pensa di recuperarlo con una lista che nascerà il 2 dicembre, dall’alto?
Aspettando la nascita del “nuovo partito” il 2 dicembre
Personalmente aspetterò quell’appuntamento, ma altrettanto personalmente penso che occorrano le novità rappresentate al Brancaccio del 18 giugno. Intanto mi chiedo: da allora ad oggi cosa è successo? Tanti incontri che la decisione di Falcone e Montanari rivelano infruttuosi e inutili. Vedo poco altro.
È mancato, con gravissimo danno, il percorso di base, assemblee e soprattutto movimenti sugli obiettivi di maggiore interesse popolare, lavoro, scuola, sanità, beni comuni. Evidentemente si è attribuita più fiducia al patteggiamento con le forze politiche che al dialogo con la società sofferente. Errori di gioventù? Speriamo, anche se qualche dubbio dobbiamo averlo quando Montanari parla di “fragile organizzazione”.
Il popolo del NO è grande e diversificato da destra a sinistra. Se non si fa un lavoro di radicamento intorno ad alcune questioni che la Costituzione garantisce resta solo il voto contro Renzi e non il popolo del NO attende qualcosa dalle proposte di una nuova sinistra. A me pare chiaro questo.
Per queste ragioni abbiamo confermato ieri 16 novembre tutte le nostre iniziative: quella provinciale del 1° dicembre e quelle che la precederanno il 18 novembre a Sora, il 22 a Frosinone, il 24 a Cassino e il 25 ad Anagni. Le nostre iniziative, aperte a tutti quelli che vorranno partecipare, saranno la condizione utile a dire di non interrompere il dialogo e la ricerca di strade nuove e credibili.
Ci aspetta una lunga fatica, ma anche un grande compito
Ma soprattutto ribadiremo che se di fronte abbiamo, anche, le elezioni, ci aspetta soprattutto un impegno prioritario: costruire una forza, una organizzazione che sappia stare dalla parte dei più deboli, di chi vive del proprio lavoro manuale e intellettuale e che sappia condurre queste genti e questo popolo alla guida del Paese perché ci sia così un cambio reale di forze sociali al Governo.
Corbin, Mèlanchon, Sanders non si sono posti come primo problema quello di andare al governo, ma ricostruire la credibilità di una prospettiva di cambiamento sociale ed economico che non può non chiamarsi “CREDEBILITÀ DELLA SINISTRA”. Duro lavoro dalle macerie accumulate dagli anni ’90 ad oggi. Quanta fatica ci aspetta! Altro che una campagna elettorale di qualche me e o semestre. Costruire egemonia culturale, fiducia in se stessi, orgoglio consapevole di essere nel giusto e dalla parte del futuro realmente migliore.
17 nov 2017
Le citazioni virgolettate, in corsivo, sono tratte dall’articolo Sinistra. Un appello affinché tornino a parlarsi di Daniela Mastracci
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