Sabato 18 novembre si è svolto il primo degli incontri in preparazione dell’assemblea per la Democrazia e l’Uguaglianza che si svolgerà a Frosinone il 1° dicembre prossimo nel Salone della Provincia di Frosinone. Presieduto e coordinato da Nadeia De Gasperis ha ascoltato otto interventi sul tema della “inclusione sociale”. A tutti coloro che sono intervenuti abbiamo offerto le colonne de L’Inchiesta e di UNOeTRE.it per pubblicare integralmente quanto da loro detto.
La professoressa Pina Isopo ha accolto subito l’invito e messo a disposizione il testo con cui ha partecipato al dibattito e così ci parla di sé e del suo impegno: “quando avevo circa 25 anni mi sono trasferita in Francia con i miei figli, ho imparato la lingua francese che non conoscevo minimamente, ho insegnato italiano presso il Centro Kiron di Parigi, ho collaborato con l’Ambasciata somala di Parigi ed anche con l’ex Ambasciatore Samantar per la redazione di articoli, testi da pubblicare ecc. .
Circa 6 anni dopo sono tornata a Sora ed ho creato il Centro Agorà Lingue (lingue straniere, traduzioni, interpretariato, soggiorni studio all’estero ed il primo soggiorno studio di stranieri -venuti da diversi paesi europei per apprendere l’italiano- in Ciociaria. Ho collaborato per alcuni anni con Amnesty International.
Ho vinto un concorso, sono entrata nella scuola pubblica e adesso sono quasi vent’anni che insegno italiano per stranieri nel CTP ora divenuto CPIA.
Buonasera.
Ho saputo che qualcun altro parlerà dell’importanza della conoscenza della lingua italiana, quindi non mi dilungherò sull’argomento, anche se da diversi anni insegno proprio italiano per stranieri.
Conoscere l’italiano è importante per tutti noi, ma è fondamentale per gli stranieri. Don Milani ha detto che senza il possesso della lingua non c’è riscatto possibile. E’ vero. E ha detto anche che la povertà dei poveri non si misura a pane, a casa, a caldo, ma sul grado di cultura.
E anche se coloro che alcuni miei amici chiamano simpaticamente scimmie urlanti aizzano la gente con lo slogan “prima gli italiani”, dobbiamo riconoscere che i più poveri tra i poveri sono questi migranti, i miei alunni, che arrivano sui barconi.
Altri li fermano nei lager della Libia, lager finanziati da noi italiani-brava-gente così gli italiani¬brava-gente non vedono gli sbarchi e tutto va bene in Italia.
Ho già avuto occasione di dire che secondo me non è razzismo questo. Se arriva in Italia qualche principe arabo musulmano, gli facciamo pure l’inchino e ci mettiamo a disposizione. Non parliamo di invasione né di terrorismo perché è ricco.
Il problema quindi non è la razza e non è neanche la religione: sono i soldi. Allora non dovremmo parlare di razzismo, ma di CLASSISMO.
Quel classismo che aveva trasformato le nostre scuole in un ospedale che cura i sani e rifiuta i malati, come diceva Don Milani.
Ho detto aveva trasformato per ragioni di ottimismo.
L’argomento del nostro incontro è l’Inclusione, quindi vediamo come siamo arrivati a parlare di inclusione.
In Italia hanno abolito le classi differenziali nel 1977 ed hanno contestualmente iniziato a parlare di Integrazione, ossia l’inserimento di portatori di handicap nelle classi normali al fine di eliminare ghettizzazioni che, invece di rimuovere le discriminazioni, le rendevano permanenti.
Fra gli anni 80 e 90 si parlava ancora di integrazione, ma stavolta riferendosi ai bambini immigrati. Si diceva integrazione ma si intendeva omologazione, assimilazione culturale, un po’ come i famosi bambini africani di ex colonie francesi che dovevano recitare nos ancétres les Gaulois… (i Galli nostri avi)
In ogni caso, il senso era : facciamo entrare nelle classi normali bambini a cui manca qualcosa (alunni disabili, alunni con disturbi dell’apprendimento, con deficit di linguaggio, con deficit della coordinazione motoria, con svantaggio sociale e… bambini stranieri). E’ chiaro: agli stranieri manca la conoscenza della lingua italiana, quindi, con direttiva ministeriale del 27 dicembre 2012, il MIUR li ha anche inseriti nei BES (Bisogni Educativi Speciali) insieme ai ragazzi disabili o con gravi disturbi dell’apprendimento.
Io lo considero uno schiaffo sia per gli uni che per gli altri se si considera che questa disabilità, questo svantaggio potrebbe essere curato, come in altri paesi europei, con un corso intensivo di lingua italiana prima dell’ingresso nella scuola normale. Ma evidentemente non è una soluzione accettabile. Meglio inserirli di punto in bianco nelle classi e poi chiamarli BES.
Cos’è l’inclusione
Dopo il termine Integrazione si è passati al termine, mutuato dalla pedagogia anglosassone, di INCLUSIONE, anche questo diretto inizialmente agli alunni disabili e poi, per affinità ministeriale, agli stranieri.
Prima di cercare di capire cosa è Inclusione, vorrei provare a dire cosa per me NON è inclusione :
_ Non è inclusione la legge che prevede che i migranti non possano lavorare in attesa di sapere se la richiesta di asilo politico o di protezione internazionale è stata accolta o meno Non è inclusione la legge Minniti — Orlando (quella che facilita le espulsioni) che cancella il terzo grado di giudizio solo per i migranti e che prevede che facciano lavori socialmente utili gratuitamente
_ Non è inclusione fare le barricate per respingere 12 donne africane, come è successo nella civilissima Brianza, mi sembra
– Non è inclusione incendiare alloggi destinati ai richiedenti asilo e non lo è neanche lasciare i migranti in mezzo alla strada dopo che l’asilo l’hanno ottenuto
– Non è inclusione sfruttare i fondi destinati ai migranti per arricchirsi e poi farli vivere in condizioni indegne, come ho visto in alcune strutture
– Non è inclusione una legge che dichiara reato la clandestinità
– Non è inclusione dividere in mondo in NOI e LORO, anche perché noi siamo stati loro e ce
ne dimentichiamo facilmente.
Infatti, a parte l’emigrazione italiana nei vari paesi ricchi, dove ognuno di noi attualmente ha parenti, c’è stata anche l’emigrazione italiana in nord Africa, e questo non tutti lo sanno. Tra 1’800 e il 900 c’è stata l’invasione (per usare un termine alla moda) della Tunisia. Gli italiani scappavano dalla fame.
Apro una parentesi : oggi, di nuovo, anche non c’è nessuna guerra e nessuna carestia, moltissimi nostri giovani vanno a cercare lavoro all’estero, e giustamente diciamo che vanno a cercare migliori condizioni di vita. Per una logica poco comprensibile, lo stesso ragionamento non si applica ai giovani che arrivano qui. Misteriosamente quelli, che realmente scappano dalla guerra e dalla carestia, invadono e rubano il posto di lavoro ai residenti…
Tornando alla Tunisia, all’inizio del ‘900 c’erano oltre 100 mila italiani su una popolazione di poco più di 1 milione di abitanti. Claudia Cardinale è nata a La Goulette, vicino al porto di Tunisi, dove i nostri compatrioti avevano creato una grossa comunità. Abituati alla tolleranza, i tunisini non hanno avuto niente da ridire su quella presenza massiccia di stranieri e non ci sono stati problemi.
– Infine, non è inclusione neanche quello che accade in questa città dove un pubblico servizio, la scuola, è stato interrotto nel silenzio generale e dove viene negato il diritto allo studio garantito dall’articolo 34 della Costituzione… In questo periodo siamo ospiti gratuiti e persino graditi dell’Associazione Il Faro, che ringrazio con tutto il cuore. Infatti la mia scuola, il CM, non ha una sede. Abbiamo più di 500 iscritti e non abbiamo una sede. Forse questa amministrazione non ritiene urgente ottemperare ai suoi doveri visto che si tratta di migranti…
Insegnare a fare, salvare le tradizioni e dare una professionalità
E allora, cosa potrebbe invece essere Inclusione ?
In un seminario che ho seguito a La Spezia ultimamente, ho visto che hanno realizzato un progetto interessante: hanno fatto in modo che gli anziani insegnassero ai migranti come si fanno i muretti a secco, un lavoro che stava sparendo perché non voleva farlo più nessuno. Hanno salvato una tradizione, un mestiere necessario da quelle parti e hanno dato una professionalità ed un lavoro ai migranti.
Non potremmo farlo anche da noi ? Quanti mestieri stanno sparendo, quante botteghe artigianali stanno chiudendo per mancanza di manodopera ? Nella mia scuola -che ora non c’è- arrivano, tra gli altri, agricoltori, artigiani, sarti, operai specializzati. Non abbiamo niente da salvare, ripristinare, far rinascere nelle nostre città, nei nostri paesi, nei nostri centri storici formando contemporaneamente molti dei futuri italiani ?
Penso che le possibilità siano tante. In altri posti stanno ripopolando piccoli paesi destinati a sparire con famiglie – che chiedono solo di vivere e di guadagnarsi la vita dignitosamente – provenienti dal Maghreb, dalla Siria, da altri paesi devastati.
Non sarò certo io a trovare soluzioni, ma credo di poter dire che alla base di tutto ci sono la conoscenzana per tutti, la conoscenza della lingua per gli stranieri, la tolleranza, l’umanità e una visione intelligente della società. Queste mi sembrano le uniche chiavi per attuare l’inclusione.
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