sopravvivenzasubito 350 260

sopravvivenzasubito 350 260di Ignazio Mazzoli – Alle 10 sono già in tanti nel piazzale dell’Amministrazione Provinciale. Ma non solo lì. L’assemblea convocata da Vertenza Frusinate non comincia. Una gran parte di disoccupati, infatti staziona davanti agli uffici Inps. Tutti hanno letto i giornali o visto le televisioni che davano la notizia «alla data odierna, a più del 50% delle domande presentate sono state trasmesse le determine di pagamento da parte della Regione Lazio. Primi in Italia per la celerità della procedura.»
Il cuore gonfio di speranza si ammoscia. L’indignazione arriva alle stelle perché l’Inps di Frosinone comunica alla delegazione che ha chiesto l’incontro che loro nulla hanno ricevuto. L’indignazione non è rabbia, ma l’affermazione che vola di bocca in bocca è solo una: «non ci possiamo fidare più di nessuno».
Gino Rossi la rilancia fino all’esaurimento e la trasforma in «non ci ‘dobbiamo’ fidare più di nessuno. Le buone notizie servivano solo a tentare di chiuderci la bocca.»
“Verificare di persona” d’ora in poi sarà il “metodo” per eccellenza e si dà la stura ad una richiesta di verità. Meglio, i più usano un’altra espressione: chi dice le bucie? Anche colpiti dalle notizie che arrivano da Colleferro: la Inps di li conferma che nulla ha ricevuto.

A questo punto la mobilità prima di tutto

Il clima sale di temperatura immediatamente. Lo interpreta senza esitazione Gino Rossi. «Non ci fidiamo più di nessuno, ripete ancora. Vogliamo toccare con le nostre mani come stanno realmente le cose». Davanti a tutti chiama la Senatrice Maria Spilabotte e la informa della situazione, che smentisce nel concreto, categoricamente, le cifre e le informazioni circolate in queste ultime ore.
Ricorda Il percorso quale avrebbe dovuto essere: «dai sindacati le domande arrivano alla regione, da questa vengono inviate al Ministero del lavoro che una volta autorizzate le rinvia alla Regione perché emetta il decreto di pagamento e lo invii all’Inps nazionale che lo trasmetta, quindi, ai suoi uffici territoriali che dovranno immediatamente saldare le spettanze ai disoccupati».
La Senatrice Spilabotte si impegna: promuoverà un nuovo incontro al Ministero ai primi di novembre anche per tentare di risolvere l’esclusione di quei lavoratori che dopoDavanti all'Inps il 14 giugno scorso hanno lavorato per pochi giorni.

Non ci sono dubbi in sala. Il problema oggi è far erogare la mobilità in deroga C’è una questione che scotta a tutti. Come per i terremotati ancora oggi in televisione tutti vedono le macerie de L’Aquila senza che nulla sia cambiato e, così, qui siamo circondati dai sedimenti di una disoccupazione devastante. Lo stesso male: le emergenze ci schiacciano e ci mortificano per l’incapacità a volerle affrontare. Emergenza richiama urgenza. Il rimedio deve arrivare subito altrimenti ci saranno croniche, disastrose conseguenze. É chiaro questo?
«Faremo un Natale terribile». Tristemente denuncia Rossi. «Prepariamoci ad un’assemblea permanente anche contro le bugie comunicate in tv e dai giornali. “Vogliamo la verità”» dice Gino Rossi. La sua pronta prospettiva di reazione supera ogni scoraggiamento e delusione anche se non cancella l’indignazione. Nessuno ha dubbi: «Gli accordi sono fondamentali, ben vengano sempre e grazie a chi in essi impegna tempo e intelligenza, poi però – ripetono – si deve vigilare sulla loro attuazione nei tempi necessari. Se no…..a che serve accordarsi?»

Se 120 giorni vi sembran pochi!

Dal 14 giugno sono passati oltre 120 giorni. Più di 4 mesi per chi non ha i mezzi di sopravvivenza sono un tempo lunghissimo.
Qualcuno azzarda «Ammettiamo che nell’arco di “qualche” giorno si arrivi all’erogazione delle somme spettanti ai disoccupati ma c’è qualcuno che abbia voglia e coraggio di dichiarare che 4 mesi senza sostegno finanziario è una manifestazione di comportamenti disumani e incivili? Non ci sono attenuanti di ordino burocratico che tengano. Ci sono responsabilità politiche e istituzionali che per lo meno vanno denunciate e criticate.» Altra indiscutibile verità che nessuno accenna a contestare.

Rossi parla anche all’iter relativo ai tirocini, ma la mente di ognuno oggi è tutta presa da una sensazione di tradimento che distrae da tutto ciò che non è erogazione della mobilità.
Interviene Romeo Caruso, che ricorda come l’informazione ufficiale sia stata sempre contro Vertenza Frusinate, senza neppure riconoscerle il merito di aver sbloccato, contro tutto e contro tutti, la situazione il 9 maggio scorso al Ministero del Lavoro, anche nell’interesse dei disoccupati di altre regioni italiane. Caruso ricorda una domanda ricorrente: «chi c’è dietro di voi?». Che strana preoccupazione. Il complesso della congiura per oscurare le esigenze che premono nella società. «Noi vogliamo – dice Caruso – che si risolvano i problemi dalla società civile. Siamo stai capaci di avanzare delle propostea. Dovremo, appena possibile, raccontare per intero cosa è stato il 9 maggio 2017 per noi disoccupati, fino ad oggi “è stato oscurato” per nascondere l’inefficienza e l’inettitudine di altri.» Continua con una buona notizia già anticipata da Rossi, ma nella grande tensione non pienamente colta. Eccola: «dalle notizie, date per certe, che arrivano dalla Regione Lazio, si sa che la Proposta di Legge di Iniziativa popolare per un reddito minimo per la rioccupazione e l’inoccupazione, da noi avanzata qui, il 23 marzo scorso e rielaborata con tanti prerziosi contributi, è stata ammessa alla raccolta delle firme per la presentazione. Aspettiamo ad ore la raccomamndata con comunicazione scritta». Il nuovo obiettivo coglie ora l’attenzione e coralmente diventa un impegno per tutti.

Il colpo di scena: una presumubile verità

Fermi tutti. Arriva un colpo di scena. S’avanza un disoccupato che dice di avere un numero di telefono della Regione Lazio per chiamate l’ufficio per le Politiche del Lavoro, è lo 0651683162. Si cerca subito il Presidente Antonio Pompeo perché chieda lui, direttamente, spiegazioni a quel numero su quanto sta accadendo.
Pompeo non c’è, ma sono disponibili due assessori Provinciali, se abbiamo capito bene si chiamano Maurizio Bondatti e Germano Caperna e utilizzano immediatamente quel numero di telefono. Parlano con il Direttore dell’Assessorato al lavoro e hanno una risposta che sembra inequivoca: «la Regione ha fatto tutto quanto di sua competenza. “622” determine (cioè tutte quelle approvate dal ministero – ndr) sono state inviate all’Inps. Il blocco è nell’Inps, fra quello nazionale e le sue strutture periferiche.» Punto.
Domattina. Oggi, per chi legge, di nuovo tutti all’Inps per capire, individuare il problema e cercare di trovare la soluzione. Il tempo intanto corre.

 
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