Daniela Mastracci – Forse sta diventando una mia fissazione, ma il linguaggio trattiene visioni del mondo. Ne sono convinta. Se chiamo “taxi del mare” le navi che salvano vite umane, li faccio passare per mezzi di trasporto d’elite, quasi che i migranti, accalcati gli uni sugli altri, spaventati, disidratati, denutriti, picchiati, stuprati anche, siano delle elite ricche che scorrazzano nel mediterraneo per viaggio di piacere. Se affibbio un aggettivo, se uso un certo sostantivo, o un certo verbo, io dico qualcosa di come vedo il mondo, di come nel mondo che vedo stanno esseri umani, scafisti delinquenti? Ong colluse? Diffidiamo degli sos? Dei rapporti che le navi intrattengono con i profittatori di vite umane?
Intanto, scusate, ma se sono taxi del mare vuol dire che le persone che ci salgono sopra possono permettersi chissà che trattamento? Non hanno mica bisogno di trafficanti, di Ong, di aiuti? Insomma se la cavano abbondantemente da soli, no? Chi meglio di loro, che addirittura solcano il Mediterraneo, e non solo, a bordo di mezzi di lusso? E però, se poi li andiamo a salvare mettendoci d’accordo coi trafficanti, mi sa che allora non sono proprio dei taxi, no? Affibbiamo etichette denigratorie questa è la verità.
Perché l’odio dilaghi
Dobbiamo usare certi termini così la gente si fa delle idee, e si fa quelle che c’ho in testa io: insomma è un’operazione di manipolazione di massa, un lavaggio del cervello. E come stupirsi allora se dilaga odio? Se gli animi sono accesi di rabbia, insofferenza, diffidenza? E ci metto anche il carico da 11, facendo passare le Ong per colluse, e perciò delle specie di società senza scrupoli che fanno profitto trasportando persone sulle nostre coste: loro si fanno i soldi e noi? Ecco, vedi? Siamo costretti ad accoglierli! Ma mica ce lo possiamo permettere? Eh no. Non possiamo mica salvarli tutti!
E qui esplode il plauso: me lo immagino il riso smargiasso di chi non aspettava altro! Così i giochi sono fatti: io dico peste e corna, addito il profittatore, il parassita, quello
che ci mette tutti in mutande. E addito il pericolo pubblico dei migranti: pericolo sociale, economico, sanitario (che tanto non guasta mica mettercene uno in più: melius abundare…) e tutti saranno d’accordo con i fermi, coi i respingimenti (un grazie a Bossi e a Fini non lo dimentichiamo, no?). E ho gioco facile facile a far passare come eccellenti misure anti pericolo (anti migrante ormai è superfluo: li ho già etichettati, e ci capiamo tutti così). Le Ong da ora in poi devono sottoscrivere un codice di sicurezza (da cosa?) onde evitare che facciano ancora affari d’oro co’ sti’ trafficanti e sti’ pericolosi ladri di lavoro e stupratori seriali.
La caccia all’untore
Quanto manca alle elezioni politiche? Non è molto chiaro, vero? Ma Renzi s’avvantaggia e promuove “Avanti”: meglio prevenire che curare, no? Ma in verità ci siamo abituati ad una campagna elettorale permanente. Meglio sarebbe una bella rivoluzione permanente, ma tant’è: questo c’abbiamo e questo ci teniamo: politici arraffoni di voti che stanno ben comodi sulle loro poltrone e non vogliono altro che rimanerci. E chi s’è visto s’è visto. Il popolo ha fame: mandateli a fermare i migranti. Chissà magari l’adrenalina non fa sentire la fame, e comunque non se la prenderanno mica con noi, poveri parlamentari e ministri, che ci stiamo sbracciando per risolvere il grande problema del sovraffo
llamento: ecco, noi togliamo di mezzo chi toglie il lavoro e così finalmente gli italiani potranno di nuovo lavorare. Mica servono una politica industriale o altro: basta eliminare i migranti. E così la campagna elettorale va avanti a gonfie vele.
Come si dice: la pancia è sempre pancia e se vede soddisfazione ti vota no? In fondo è facile fare i politici così: non hanno bisogno di progettare mondi, di cambiare lo stato di povertà, di emancipare, di espandere diritti, di far vivere bene i cittadini. No, hanno bisogno di un capro espiatorio.
Ma per favore allora non veniteci più a dire che il mondo è cambiato, che dobbiamo stare dietro ai grandi mutamenti, che non possiamo perdere tempo in chiacchiere (cioè un pò di riflessione che magari prende un’oretta o due di tempo), dobbiamo agire, andare incontro al futuro, fare, insomma. Ecco, non ditecelo più: quello che fate davvero è la cosa più vecchia che ci sia: incolpare qualcuno, aprire la caccia all’untore e così sia!
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