sinistra 500300di Ivano Alteri – Nelle ultime settimane, due eventi di un certo spessore hanno caratterizzato la discussione avviata all’interno della sinistra italiana: l’assemblea al Teatro Brancaccio di Roma, convocata da Anna Falcone e Tomaso Montanari con altri; e la manifestazione pubblica di Piazza SS. Apostoli, convocata dal movimento di Pisapia e MDP Articolo 1 di Bersani, Speranza, D’Alema ed altri. Forse come mai prima, essi hanno suscitato, almeno in noi, la netta impressione di non essere di fronte all’ennesimo chiacchiericcio cui eravamo abituati e quasi rassegnati da tempo, visto l’insistito e accorato richiamo all’unità pervenuto da più parti, pur con i consueti e immancabili distinguo, e la puntualizzazione che tale unità non possa consistere nella mera creazione di un cartello elettorale in vista delle elezioni politiche del 2018.

Questi due punti di partenza, tuttavia, non costituiscono di per sé l’assicurazione che poi tutto non degeneri nell’ennesima proliferazione di liste di area o, al contrario, in un’armata brancaleone intruppata a forza all’interno di una lista unica costruita in ottica emergenziale, con l’unico scopo di garantirsi qualche posto in parlamento purchessia. C’è anzi il rischio concreto che ciò accada effettivamente, soprattutto considerate alcune criticità che notiamo all’interno di quella discussione complessiva, e giudichiamo di una certa importanza.

Il mondo cattolico e la Chiesa

In ordine di tempo, una prima criticità l’abbiamo rilevata nella riflessione del Brancaccio, pur colma di spunti interessantissimi e importanti prese di posizione, dove però non ha trovato posto alcuna considerazione su una questione che personalmente riteniamo dirimente, ossia il rapporto della sinistra col mondo cattolico e con la Chiesa. Non solo da oggi, col pontificato “rivoluzionario” di Papa Francesco, ma già da ieri, sia nella riflessione teorica sia nell’azione politica, la sinistra, almeno una sua parte rilevante, aveva attribuito a tale questione un’importanza molto particolare, data la particolare condizione dell’Italia quale paese in cui insiste lo Stato del Vaticano, centro della cristianità cattolica.
Molti, per questo, si limitano ad affrontarla in termini di rapporti fra stati; ma noi pensiamo che sia fin troppo riduttivo. Pur sorvolando sulle riflessioni di Gramsci in proposito, e sull’azione politica di Togliatti col suo “busseremo e ribusseremo”, pronunciato in occasione dell’apposito convegno di Trento del ’51, sarebbe a nostro parere semplicemente errato e ingiusto sottovalutare il significato storico, sociale e politico che ha avuto quella dottrina che la Chiesa è andata sviluppando a partire dal 1891, con la sua prima enciclica sociale “Rerum Novarum”. Non ignoriamo le posizioni assunte dalla stessa Chiesa nei confronti della sinistra e delle sue organizzazioni politiche; non dimentichiamo le scomuniche contro di esse e i suoi aderenti, e neanche le sue complicità con movimenti ferocemente antipopolari. Ma non dimentichiamo neanche il ruolo svolto dai cattolici nella lotta resistenziale al fascismo, nella elaborazione della Costituzione e nella costruzione della repubblica; né, tanto meno, possiamo dimenticare il loro contributo nella realizzazione di quella rete di diritti sociali e civili che ha caratterizzato la storia italiana nei trenta-quaranta anni successivi all’avvento del nuovo ordine democratico.

Quella stessa criticità, bisogna dire, non era invece presente nell’iniziativa di Piazza SS. Apostoli dell’altro pezzo della sinistra. In quella occasione, a più riprese, il tema del rapporto con i cattolici è stato ricordato e posto all’attenzione dei presenti, sia in termini di alleanze politiche sia in termini di sensibilità culturali a cui non rinunciare. Riteniamo, pertanto, che questo sia un divario da colmare al più presto, pur essendo noi consapevoli della potenzialità “divisiva” del tema, ed anzi, proprio perché consapevoli di questo.

Psi, Prc, Pci, altre formazioni

In entrambe le occasioni, poi, abbiamo notato una seconda e una terza criticità, relative, in questo caso, ai soggetti politici da coinvolgere nell’auspicato processo unitario. Partendo dalla giusta considerazione che tale processo non debba risolversi in una sommatoria di ceto politico, infatti, si è giunti alla conclusione, a nostro parere un po’ troppo affrettata, che si possa fare a meno di coinvolgere quella miriade di partitini che nella sinistra insistono, forse considerandoli del tutto marginali sul piano elettorale. Ma se uno dei presupposti di partenza deve essere proprio il carattere eminentemente politico dell’eventuale adesione al progetto unitario, la rilevanza elettorale di una forza politica dovrebbe essere posta in secondo piano, per concentrarsi invece sulle eventuali ragioni di fondo della sua esistenza. In quest’ottica, non ci parrebbe irrilevante riflettere sulle ragioni che vedono, ad esempio, Rifondazione Comunista e il nuovo Pci ai margini di questa discussione, quando non completamente fuori. Altrettanto valga per tutti gli altri frammenti anche pulviscolari che pur caratterizzano la realtà della sinistra italiana e la sua storia.

Ed è proprio a partire da quest’ultima che abbiamo notato, anche con un po’ di sorpresa, una terza criticità nel dibattito relativa al Partito Socialista Italiano. In realtà, mentre a Piazza SS. Apostoli ogni riferimento al Psi era assente (forse contenuto implicitamente nella formula di centrosinistra), al Teatro Brancaccio esso è stato evocato in negativo, richiamandosi a quanto sta avvenendo in Europa, dove Podemos e Syritza stanno rivoluzionando il rispettivo sistema politico proprio a partire dalla rottura con la vecchia area socialista. Ma, anche a prescindere dalle particolarità di ogni paese e dagli esiti a cui possono giungere in essi tali esperimenti, ci chiediamo se sia davvero possibile pensare di ricostruire la sinistra a prescindere dalle sue radici e rinunciando definitivamente all’orizzonte socialista sotto qualsiasi forma. Personalmente pensiamo di no, anche considerando che tutto l’attuale pulviscolo aveva una casa comune proprio in quel partito.
D’altra parte, non si può ignorare neanche l’auto esclusione dello stesso Psi dal dibattito: anch’esso ritiene che si possa ricostruire la sinistra a prescindere dalla radice socialista?

Sì dirà che seguire il percorso che noi stiamo delineando sarebbe estenuante e scomodissimo. Ma pensiamo che sarebbe velleitario ogni altro tentativo che non cogliesse in pieno la gravità di una situazione in cui tutto sembra ormai perduto; e perciò non ricorresse con pazienza al motto gramsciano secondo cui “quando tutto è o pare perduto, bisogna rimettersi tranquillamente all’opera, ricominciando dall’inizio”.

Frosinone 17 luglio 2017

Di Ivano Alteri

Ivano Alteri: Libero professionista di Frosinone, esperto in problemi del lavoro, ha collaborato prima con edicolaciociara.it sul cui sito ha pubblicato interventi relativi al mondo del lavoro e alla politica più in generale. Ha collaborato alla ricerca sugli infortuni sul lavoro svolta dall'associazione Argo per conto della Provincia di Roma, poi pubblicata dalla stessa. Dalla nascita di unoetre.it è membro della sua Redazione

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