di Antonella Necci, Capitolo 8 – Il nuovo mondo non era così male.
Oltre al cibo buono, che gli aveva fatto guadagnare qualche chilo in solo pochi giorni, c’era il discorso- amore che sembrava aver raggiunto un equilibrio. Rivedere Marinelle gli aveva fornito una rinnovata energia la cui natura gli era insospettata.
I Ragazzi del Campo si erano subito adeguati al nuovo stile di vita, e non mancavano i divertimenti.
Gli sembrò di aver raggiunto uno stato di grazia che non riteneva possibile, fino a poche settimane prima.
Restava, però, il fattore insoluto di come, quando e perché si sarebbe ripresentato il contenzioso tra lui e i cittadini di Anagnon-sue-la-mer.
Ma il solo pensarci gli dava i brividi. In definitiva si trovava dove si trovava proprio per dimenticare, per abbandonarsi a nuove esperienze. Si ricordò il motivo che lo aveva indotto a fuggire quella notte, attraversando le stanze del suo Appartamento Regale in punta di piedi, per non risvegliare il ronfare del turno della Gran Guardia Reale.
Si era sentito un ladro al suo primo colpo. Un imbranato, mosso solo dalla forza della disperazione.
Aveva dovuto anche abbandonare i suoi gatti alle cure della signora Pina. Una complice. Disponibile a prendersi cura sia di Powder che della sua principessa svizzera, conosciuta quando Poldino era stato ricoverato laggiù, nella clinica nei pressi di Zurigo, per riprendersi dalle ferite che Geppò gli aveva inferto durante il loro primo Torneo Medioevale.
I ricordi si affastellavano in ordine sparso nella sua testa, mentre disteso sul letto, nella sua camera multifunzionale nel ranch di Marinelle e Geppò, che era sempre più odioso, pensò in un istante, provava ad organizzare mentalmente cosa avrebbe avuto la priorità nello svolgimento delle azioni quotidiane.
“Sei sveglio?”
Si ricoprì all’istante, preso dalla vergogna di farsi vedere in pigiama a righe sottili e microscopiche macchinette fotografiche. Era un regalo della signora Pina, preso al mercatino della domenica in un paesino vicino ad Anagnon.
“Si.” “Entra pure.”
“Ti volevo informare sulle novità giunte ora da Anagnon.”
“Dimmi.”
Replicò asciutto e disilluso. Per un istante aveva fanciullescamente sperato che Marinelle lo avesse cercato per lui stesso, e non per le negatività politiche provenienti dall’altro mondo, quello di cui voleva cancellare anche il ricordo.
“Pare che gli amici intimi di Trippotto siano spariti. Lui stesso passeggia per le viuzze di Anagnon senza i suoi scagnozzi. I miei informatori stanno cercando di capire cosa sia accaduto. Sembra che abbiano tutti avuto, all’unisono, l’idea di prendersi le ferie non godute.
Sandè ha dichiarato di aver notato un incredibile via vai verso l’aeroporto, ma non ha fatto in tempo a registrare la destinazione. Però di una frase detta da Giuseppe Lucariello ha percepito che l’intenzione fosse quella di dirigersi verso l’emisfero sud. In Africa, forse. In Brasile. Chissà.”
Sandè De Angelis. Che bravo giovane, pensò intanto Poldino, che, come i bambini, mentre Marinelle parlava, si era soffermato a ragionare sulla sua bellezza e sulla forza del suo carattere. Infine i suoi pensieri si collocarono dentro al ricordo di come Sandè lo avesse aiutato, anche psicologicamente, a superare il dolore per il matrimonio tra Marinelle e Robert Geppò. Altre tristezze gli tornarono a galla. Le respinse giù con forza e replicò:
“Non riusciranno mai a trovarmi qui. Vadano pure in giro per il mondo.”
Marinelle decise di non replicare a cotanta incrollabile certezza. Doveva dargli tempo di riprendersi dalla funzione di parafulmine che lo aveva impegnato negli ultimi tre anni alla guida di Anagnon-sue-la-mer.
Non gli rivelò, dunque, che erano tutti appassionati del Signore degli Anelli, e che in comitiva avevano deciso di spostare la contesa tra bene e male in quella parte del globo.
Non disse nulla. Poldino avrebbe scoperto presto la verità.