
di Daniela Mastracci – Ma è vero, semplificare è come quando vedi chiaro: dopo che ti sei interrogato, hai osservato, hai domandato, hai ascoltato, e hai provato a risponderti. Piano piano, il processo del ragionamento piano piano si svolge, dipanando la matassa apparente, ingarbugliata. Lentamente e non velocemente. Magari con mesi di tentativi. Anni forse.
Ma poi tanto sforzo della ragione ma anche della passione, dell’indignazione, viene a sintesi. Trova le parole giuste che spiegano ciò che si andava faticosamente cercando.
E quelle parole che saranno sintesi e non certo l’immediatezza di una battuta, saranno parole semplici. Paragonabili a slogan? e quindi troppo di pancia? No, al contrario. Sono la lucidità raggiunta. Sono la esplicitazione concettuale che emerge dal ragionamento.
Allora se poi sono così semplici da rassomigliare a slogan ecco, possono sembrare populiste. Ma se è populismo è perché in esse il popolo si può rispecchiare, perché ci rivede e sente i suoi drammi: solo che non sono parole che recingono, non sono parole che incitano violenze e odio. sono parole che incitano senso di giustizia, riconoscimento dei diritti, perché la pancia che sollecitano è quella della rivendicazione dei Molti di contro ai Pochi: degli oppressi, sfruttati, esclusi, usati e abusati, impoveriti, lasciati a combattere per un appuntamento alla Asl che non arriva mai, lasciati a combattere contro se stessi per arrivare a fine mese, a scusarsi se non sono abbastanza easy, o se hanno pretese chissà quali, o se sono costretti a lavorare con turni massacranti, oppure il lavoro non lo trovano più, o non possono iscriversi all’università perché non ne hanno la possibilità, o devono pagare l’acqua dopo che hanno votato che fosse pubblica, e tanto altro ancora.
Qui le parole sono: sanità per tutti, in tempi e modi affidabili e certi; università e scuola alla portata di tutti; lavoro certo e tutelato; reddito minimo garantito; beni comuni; nazionalizzazione dei servizi essenziali: elettricità, gas, telefono, trasporti, poste. Nazionalizzazione delle imprese come si dicono “di bandiera”
Queste parole non escludono nessuno. Sono “for the many and not for the few”: sono all’insegna del far pagare di più a chi ha di più; sono per una redistribuzione del peso fiscale, per una tassazione davvero progressiva; sono per dare a tutti la possibilità di accesso a beni, servizi, scuola, cultura e sono per dare a tutti l’indispensabile per una vita dignitosa.
Questo vuol dire ripartire dalle parole semplici, secondo me.
E se si spaventano i cosiddetti poteri forti, e gridano al populismo, allora basta una domanda: se si spaventano vuol dire che sono arroccati in tenuta da autodifesa? Già questo spingerebbe a pensare che la giustizia non è realizzata: perché è chiaro che c’è qualcuno che sta proteggendo se stesso e i suoi beni, la sua ricchezza, avendo con ciò impoverito i milioni da cui adesso si sente minacciato, infatti la diseguaglianza è tale che dice da sé quanto sia sproporzionatamente ingiusta.
Siamo in un Paese dove pochissimi hanno moltissimo e moltissimi hanno pochissimo. Questo è ciò che NON è giusto. Questo è da combattere. Questo sarebbe l’attuazione della Costituzione nel suo articolato tutto, ma sicuramente del suo nobile articolo 3.
P.S. la statalizzazione dei servizi l’aveva fatta quel “socialista” di Giolitti a inizio secolo scorso in un regime monarchico.