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manifestocongressocisllazio2017 350 260Donato Galeone* – Il Congresso della CISL Lazio, conclusosi ieri 12 maggio a Pomezia, ha posto una interessante e attualissima questione: “Il Sindacato del XXI secolo per una società inclusiva, per il lavoro e per la persona”.
Quale ex Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio degli anni’70 ho molto gradito l’invito e ascoltato la relazione introduttiva congressuale di Andrea Cuccello, Segretario Generale della Unione Sindacale, cosi come ho seguito l’intervento del Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti e i saluti non solo formali ma motivati, nel segno dell’unità di azione, dei Segretari Regionali della CGIL, Michele Azzola e della UIL Alberto Civica.

Non ho incontrato rappresentanti sindacali – anziani come me – ma ho voluto ricordare ai più giovani sindacalisti cislini il 1° Congresso Regionale della CISL Lazio, convocato a Roma nel 1973, con la partecipazione di tutti i responsabili territoriali e delegati delle aree sindacalizzate romane e laziali. Non fu possibile, allora, celebrare il nostro Congresso in un luogo di gradevole verde attrezzato e tecnologicamente avanzato sia nella organizzazione logistica che nei contenuti nuovi e documentati in video, rispondenti alle esigenze odierne e problematiche attualissime sia nelle azioni sindacali svolte, negli ultimi anni, che nei rapporti gradualmente conquistati dalla CISL laziale, forte della rappresentanza di 296.000 iscritti al sindacato democratico.

L’ipotesi CISL di “transizione occupazionale”

Certamente, per me, è stata solo una fugace riflessione temporale sulle azioni del Sindacato dei lavoratori di oltre 40 anni fa, sia tra e con le Confederazioni della CGIL e UIL tanto nei luoghi di lavoro che nei rapporti, di quegli anni, con l’amministrazione pubblica di Regione Lazio in un mercato del lavoro diverso e, oggi, parcellizzato in quantità e qualità di occupazione non pienamente impiegata e produttiva ma prevalentemente e passivamente integrata dagli ammortizzatori di sostegno al mancato reddito.

Ecco la ipotesi CISL di “transizione occupazionale” – ha scritto Andrea nella sua relazione al Congresso – verso la costituzione di un “sistema di servizi per il lavoro” come uno straordinario strumento di tutela nuovo messo a disposizione dell’Organizzazione Sindacale ed anche come mezzo attivo nell’intercettare e avvicinare sia i giovani e meno giovani in attesa di lavoro e sia per riaffermare il valore dei diritti e doveri di solidarietà verso chi ha perso il lavoro, oltre a rafforzare il qualificato e naturale sostegno alla rappresentanza sindacale sindacato nella contrattazione delle condizioni di lavoro ad ogni livello e alla partecipazione, in forme e regole definite o meglio da definire, per conoscere il risultato produttivo equamente da compensare che è frutto dignitoso anche del lavoro umano.

Tutte le ventidue pagine della relazione di Andrea Cuccello, presentate a nome della Segreteria Regionale della Cisl Lazio, indicano come la CISL e il Sindacato dei lavoratori deve fronteggiare ed essere all’altezza delle sfide del terzo millennio in un mondo difficile inserito nel cambiamento universale sia nel perimetro nazionale che europeo.

Esiste “l’uomo con il lavoro”

Proprio in quel mondo – ha ricordato e concluso Andrea – esiste “l’uomo con il lavoro” e richiamando Giorgio La Pira (da me conosciuto con don Milani al Centro Studi CISL di Firenze nel 1954 insieme a Benedetto De Cesaris) ha sottolineato che “non è il lavoro che nobilita l’uomo”.

Il lavoro non può non avere il primato sul capitale: prima l’uomo e poi il lavoro, perché l’uomo o la donna valgono più di tutto il mondo materiale e, quindi, rientra, pienamente nell’impegno sindacale organizzato della CISL – sia ieri che oggi – per aggregare e “insieme costruire una società inclusiva per la persona e per il lavoro”.
Ricordavo ai più giovani meno giovani incontrati a Pomezia che, nel 1973, al sopraggiungere della crisi petrolifera mondiale l’aumento dei costi energetici influirono pesantemente sui processi produttivi lungo quel decennio. La CISL regionale, con CGIL e UIL, rilevarono, ancor più, lo squilibrio esistente tra Roma e il resto del Lazio che si traduceva nella persistente insufficienza complessiva delle infrastrutture sociali e civili a livello regionale – che era e ancora oggi lo è – un fattore di ulteriore aggravamento delle condizioni generali dei lavoratori.

Ho rintracciato a casa tra le mie carte archiviate, di ritorno da Pomezia insieme a Enrico, un nostro documento di quegli anni :”Piattaforma rivendicativa regionale per l’occupazione, lo sviluppo economico e le riforme” da discutere con la Giunta Regionale del Lazio dell’epoca e avviare a soluzione i “problemi di sviluppo e lavoro” già evidenziati nell’importante documento sulla situazione economica e occupazionale approvato dal Consiglio Regionale del Lazio nella seduta del 7 ottobre 1972.

C’è bisogno di grandi investimenti e innanzitutto di “relazioni industriali”

Era ed è evidente, ieri come oggi, che la crescita e il lavoro anche nel Lazio hanno bisogno di grandi investimenti ma anche e innanzitutto di “relazioni industriali” sul nuovo modo del produrre, tecnologicamente avanzato, sia nella gestione dei tempi di lavoro che dei processi produttivi, così come la CISL regionale – con CGIL e UIL – intende proporre alla Regione Lazio “un nuovo patto per il Lazio” che impegni tutti gli attori, ognuno per le proprie competenze e inseime in un unica direzione: “per lo sviluppo e per l’occupazione”.

Il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, presente e molto attento alle proposte della CISL verso la istituzione regionale, ha ritenuto non limitarsi al saluto e, condividendo l’obiettivo posto del Congresso sulla costruzione della “società inclusiva” – ha detto – che è il vero tema della democrazia italiana. E così come fu “inclusiva” la riforma agraria, della casa, dello statuto dei lavoratori e i rapporti Sindacati-Partiti dobbiamo riferirci alla nostra Costituzione nella sua essenzialità degli articoli uno e tre “sul lavoro e sulla rimozione degli ostacoli di ordine economico e sociale per il pieno sviluppo della persona umana”.

Con questi richiami sul lavoro – che non c’è e sulla scarsa rimozione degli ostacoli per dare dignità alla persona umana inserita in un ordine economico e sociale che va impoverendosi – non è apparso assolutorio né convincente, almeno per me, il soffermarsi prevalentemente sui 10 anni di commissariamento della sanità del Lazio e sulla notizia del “finalmente siamo usciti dalla buca finanziaria” e che ora si presenta la sfida per governare insieme, medianti accordi, le 1.700 assunzioni nelle strutture sanitarie laziali, così come abbiamo recentemente previsto e regolato il “piano regionale di attesa per il governo delle liste di attesa 2017-2018”.

E’ il lavoro “precario” definito “lavoro flessibile” che sottrae lavoro alla persona e spinge fuori dai settori produttivi migliaia di lavoratori

Personalmente, come ogni cittadino laziale, dopo gli annunci, le intese e gli accordi sindacali se dovessi attendere ancora mesi per la tac, per visita cardiologica ed altre urgenze sanitarie impedite spesso di insufficienze strutturali territoriali quel “piano regionale di attesa delle liste” potrebbe rappresentare, unicamente, un encomiabile atto di buona volontà di scarsa operatività.
Nessuna parola sulla “crisi occupazionale” e neppure sulla previsione tendenziale del mercato del lavoro nel Lazio: crisi Almaviva e Alitalia di Roma; lavoro nel basso Lazio e Rieti con le dichiarate crisi nelle aree riconosciute complesse. E il che fare nel Lazio dove sono più occupati par-time (+ 140.000 rispetto al 2008) e più posti precari a termine (85% di rapporti attivati che non superano i 12 mesi) e più posti marginali che sono sottoposti a forti pressioni di riduzione di costi che si intendono scaricare sul fattore lavoro.

Ed è proprio questo lavoro “precario” definito da giuristi e tecnici ai livelli istituzionali “lavoro flessibile” innestato prevalentemente nell’economia digitale, nella innovazione dei processi produttivi tecnologicamente avanzati che – è stato detto e scritto – sottrae lavoro alla persona e spinge fuori dai settori produttivi migliaia di lavoratori.
Lo scrive e lo ripete anche Andrea Cuccello nella sua relazione al Congresso di Pomezia che sotto intende – a mio avviso – la redefinizione degli ammortizzatori sociali vecchi e nuovi, con regole e tempi tra un’occupazione e l’altra che dovrebbero seguire.

Ed ecco l’apparire del nuovo ammortizzatore che potrebbe definirsi “ammortizzatore di ultima istanza” che non potrà non essere definito “sostegno al reddito regionale di inclusione sociale con il lavoro”.

Penso, quindi, che se Zingaretti non ha speso parola sul mercato del lavoro laziale, appare possibile che, l’impegno operativo di competenza, sia stato assunto e delegato all’Assessorato per le Politiche Attive del Lavoro, peraltro confermate già dall’incontro del giorno 8 maggio con le Organizzazioni Sindacali che hanno rappresentato l’urgenza di finanziare misure straordinarie di sostegno al reddito per quei lavoratori, in mobilità di lunga durata, che non avranno più diritto a percepire alcun sostegno.
(*) ex Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio

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