LaCostituzioneItaliana 350 260

LaCostituzioneItaliana 350 260di Daniela Mastracci – Dopo i trenta gloriosi, o “età dell’oro”, come la definisce Eric Hobsbawn, cioè il trentennio che coincide con il grande sviluppo economico e sociale ad esso accompagnato, grazie alle politiche keynesiane, la voragine ci si è aperta sotto ai piedi e ci ha inghiottiti. Non bastano correzioni, aggiustamenti, non basta migliorare un po’. Non si fa altro che dire che siamo andati nella direzione giusta e che dobbiamo continuare su questa strada. No. È sbagliato. Perché è la strada del Capitale. Non è la strada dei lavoratori, di chi non possiede i mezzi di produzione, di chi è impoverito, di chi è di fatto discriminato rispetto all’articolo 3: coloro ai quali non è più riconosciuto il diritto allo studio uguale per tutti, così che tutti possano arrivare alla piena parità, e da lì partire con le medesime opportunità. Parità di diritto allo studio che viene messa seriamente in questione con le riforme della Scuola Pubblica degli ultimi 20 anni e con i finanziamenti a quella privata che riduce le pari opportunità per ovvie ragioni economiche diseguali e ai più inaccessibili, a meno che si tratti di istituti paritari con costi accessibili ma con una qualità assai discutibile, non a caso chiamati “diplomifici”.

Perchè non capire?

È difficile da capire? Oppure non è conveniente capire? Fa gioco tale voragine-inghiotti-diritti. Come fa gioco eliminare dal curriculum scolastico materie come Educazione Civica, detta poi Cittadinanza, detta poi proprio nulla, perché non c’è più. A chi fa gioco non introdurre l’educazione civica? Al potere che non vuole che noi conosciamo la Costituzione e i nostri diritti-doveri di cittadini consapevoli e partecipi: gli insegnanti non saranno da meno rispetto agli attuali studenti, e in special modo agli studenti futuri, perché, non dovendola insegnare, non sarà più una loro preoccupazione e cura, non sarà più una conoscenza nemmeno per loro, non sarà una competenza, non la studieranno più. Essa rimarrà sulla carta delle direttive ministeriali che, se ne fanno belle, mettendola al primo posto delle cosiddette competenze, che però non sono mai studiate, richieste, verificate. Quindi mai conosciute e maturate dai ragazzi. Che succederà tra una o due generazioni? Quando anche quella flebile e indebolita memoria collettiva si estinguerà? Chi racconterà ancora la Costituzione non avendone più alcuna memoria? Chi saprà quali sono le grandi conquiste che su quella nostra Carta sono sancite, e che dovrebbero essere attuate e garantite? Chi conoscerà ancora come funziona lo Stato di diritto, cosa vuol dire votare e partecipare? Cosa vuol dire comprendere le dinamiche del potere politico, di quello economico, di quello sociale?

Noi oggi fondiamo ancora molto, forse tutto, sulla memoria collettiva, su un tesoro corale che le generazioni che ci hanno preceduto, hanno vissuto direttamente: io conosco i diritti e i doveri intanto perché se ne parlava in casa; ed io a mia volta ne racconto un po’ ai miei figli. Ma loro? E i più piccoli? Che entrano in una scuola sempre più del saper fare (e non si sa mai cosa concretamente) e non più delle conoscenze? La loro memoria cosa strutturerà? La crescita personale, e quella della libertà e responsabilità, se non fondano su solide basi conosciute, se non si confrontano con il tempo, in cui quella libertà non c’era, se non conoscono il sacrificio di fondarla, la libertà, se non capiscono che la Costituzione, che come diceva Calamandrei è solo un pezzo di carta che trova, nei cuori e nelle menti e nelle azioni di ciascuno, la sua storica concretizzazione, insomma se vacillerà la conoscenza, vacillerà con essa pian piano la memoria. Le generazioni che ci seguiranno ne avranno poca, pochissima, perché sembra che sia data per scontata, una volta per sempre. Sembra che sia tempo perso tornarci su e discuterla per farla sempre memoria vivente. Cosa racconteranno i prossimi genitori e i prossimi insegnanti? Come vivranno i ragazzi domani? Io temo per la Costituzione, temo per i diritti.

Il 4 dicembre non sarà per sempre…

Cui prodest? A me sembra che questa ignoranza, crescente domani, possa giovare al potere. Il potere può agire indisturbato: scrivere leggi di cui noi cittadini non sappiamo vagliare la costituzionalità o meno, e quindi non ci opponiamo, non reagiamo, non resistiamo. Il 4 dicembre non sarà per sempre: se la memoria e il rispetto della Costituzione non vengono alimentate chi custodirà il suo dettato innovatore ed emancipante?

Qualcuno, tra coloro che hanno votato Si, ha sostenuto che tra quelli che hanno votato No, tanti non sapevano cosa stessero votando, che lo hanno fatto solo per dire No a Renzi. Ecco io temo che ci sia della verità in quelle parole. Cioè una parte di inconsapevolezza c’è stata, questo mi pare. Ma aumenterà con la scuola di oggi. Aumenterà con il fanatismo del web; con le competenze digitali; sul “mondo che cambia” e che però, se si chiede in quale modo, verso dove, a fare che, non si risponde se non reiterando la stessa frase, cioè sempre e solo “il mondo sta cambiando”, come se ripeterla basti per convincersene.

Io temo per la memoria. Come già si nota per la memoria antifascista. La consapevolezza della guerra e della resistenza. La conoscenza di come sia nata la Costituzione. Vedo la sua fragilità. E lo sguardo sempre e solo rivolto al futuro (non meglio identificato) mi preoccupa perché è unilaterale, è monco. Laddove viene meno lo spessore della storia, il presente su cosa si sostiene? Ma, soprattutto, il futuro, tanto caro a questi Governi, quale reale fondamenta avrà?

La scuola non può smettere di insegnare la Costituzione. Non può smettere di insegnare e far conoscere. Se lo fa, dà una mano a chi non vuole che partecipiamo e che ci emancipiamo, (divenendo davvero donne e uomini liberi e riconosciuti nei diritti). E lo dimostra anche l’egemonia dell’inglese: il governo che parla una lingua che la gran parte degli italiani non conosce, non è un governo che parla ai suoi cittadini, non si fa capire. E questo cosa è, se non cieco scollamento, e ideologico mascheramento?

Di Daniela Mastracci

Daniela Mastracci.Sono nata l'11 marzo del 1970 e insegno nel Liceo Scientifico del mio Comune, Ceccano. Sono Prof e Mamma di due figli che mi crescono intorno mentre scopro che mi piace scrivere.

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