GiuseppeDeSantis 350

GiuseppeDeSantis 350di Daniela Mastracci – Ieri sera l’Anpi Ceccano ha aperto l’anno 2017, ricco di anniversari storici importantissimi, con la rievocazione della vita e dell’opera dell’artista Giuseppe De Santis.
De Santis è stato un artista poliedrico, un intellettuale profondo e inquieto, uno scrittore, uno sceneggiatore, un regista. Nato a fondi nel 1917, lo abbiamo ricordato a 100 anni dalla sua nascita. Perché? E perché con l’Anpi? De Santis ha vissuto la sua giovinezza nella Roma del ventennio. Ha studiato lì, ha incontrato intellettuali del calibro di Carlo Lizzani, Mario Alicata, Giaime Pintor, Pietro Ingrao, Luchino Visconti, e tanti altri. Tutti appassionati di cinema, oltre che di letteratura, hanno partecipato alla vita culturale dell’Italia fascista. Hanno preso parte ai Littoriali, hanno scritto assiduamente nelle riviste del tempo. Spiccata poi la loro collaborazione alla rivista “Cinema”, fondata nel ’36 a Roma e dal ‘38 guidata da Vittorio Mussolini.
Perché il cinema? Per loro era l’arte che più poteva rappresentare l’Italia del tempo, che meglio si offriva per trasfigurare la realtà, grazie all’uso accorto e creativo della macchina da presa. Uno strumento eccellente per portare alla ribalta scene di vita quotidiana, ma elevata a simbolo della italianità di quegli anni. Era poi lo scopo condiviso dal fascismo, che fa del cinema la sua prediletta macchina per il consenso. Il Fascismo ne coglie il portato storico, la potenza propagandistica, la capacità di arrivare alla massa e veicolare il messaggio fascista di un’Italia grande, potente, vincente. Mussolini crea Cinecittà e l’istituto Luce per mettere sugli schermi la storia d’Italia, di cui il fascismo si giustifica erede diretto e necessario: la storia diventa il terreno per legittimare e glorificare il fascismo; le opere sociali del ventennio, il suo culto borghese e benpensante, la sua tradizione contadina mansueta, il suo militarismo, e le sue guerre. Tutto ciò che poteva tornare utile all’indottrinamento di massa, era per il Duce e i suoi gerarchi, benvenuto e finanziato, e distribuito in grande quantità.
Ma “Cinema” prenderà una direzione diversa perché De Santis e gli altri hanno avuto il cattivo vizio di pensare con la propria testa e hanno maturato, pur dentro il regime poliziesco e censorio del ventennio, e pur dentro la macchina del consenso favorita, hanno maturato un pensiero diverso e radicalmente antifascista. Un po’ come se, ha detto il presidente provinciale dell’Anpi Giovanni Morsillo, il fascismo sia diventato, con “Cinema”, il becchino di se stesso.

Come De Santis ha inteso il neorealismo

Allora ecco il De santis che approda all’antifascismo e scrive sceneggiature di film controcorrente: di un antifascismo intanto impregnato di antiborghesismo e anticonformismo. Andare contro le convenzioni del suo tempo era ovviamente assai pericoloso, ma De Santis e gli altri intellettuali di “Cinema” hanno avuto il coraggio di resistere alla tentazione uniformante, e di spezzare la propaganda, producendo articoli e film i cui elementi antifascisti si fanno via via più evidenti.
La serata è stata aperta da Noemi Compagnoni che ha presentato il regista raccontandoci brevemente la sua biografia e le sue esperienze artistiche. Abbiamo ospitato Marco Grosso, segretario dell’Associazione Giuseppe De Santis di Fondi, e gli interventi, incluso il mio personale piccolo contributo, sono stati piacevolmente intervallati dalla lettura di brani di poesie particolarmente significative per il vissuto di de Santis: Michela Altobelli dell’Associazione Indiegesta ha declamato la poesia di Libero de Libero “ascolta Ciociaria” e “A Giuseppe De Santis” di Rodolfo Di Biasio.
Il nostro ospite Marco Grosso ci ha fatto una lunga disamina critica sul modo di essere regista di Giuseppe De Santis, su come ha inteso il neorealismo, di cui è senz’altro un esponente importante; di come però la sua opera sia stata oggetto, non soltanto di censura durante il periodo della Resistenza e della Repubblica di Salò, che, per inciso, toglie dalle sale il film “Ossessione”, ma anche dopo, come dopo la guerra sia stato osteggiato e intralciato dalla politica italiana postbellica, ormai dentro le dinamiche della guerra fredda. Marco Grosso non ha poi dimenticato di raccontarci alcuni interessanti particolari della sceneggiatura e delle riprese di film come “Riso Amaro”, sicuramente il più noto al grande pubblico, ma anche tanto criticato anche dall’interno del PCI cui De Santis era iscritto; come poi il primo film di cui De Santis vanta la piena paternità come regista che è “Caccia tragica”. La serie è lunga ma in verità lo è molto di più la serie di film scritti ma mai girati perché boicottati e lasciati nei cassetti. Grosso ci ha ricordato una frase che De Santis soleva dire a sottolineare la difficoltà enorme che ha incontrato nella realizzazione dei suoi lavori: diceva “Vorrei essere ricordato più per i film che non mi hanno fatto fare che per quelli che sono riuscito a realizzare”. Al contrario, all’estero è stato un regista apprezzato e premiato, in tal senso Grosso ci ha raccontato un aneddoto circa il regista Spielberg che avrebbe addirittura tenuto corsi universitari sul cinema di De Santis.
L’interesse dell’Anpi a proposito di questo intenso intellettuale si spiega proprio ricordando l’antifascismo del regista di Fondi, e soprattutto perché alcuni suoi film sono stati realizzati proprio su richiesta dell’Anpi e sua sovrintendenza. Allora raccontarlo ieri anche con l’associazione di Fondi, ci è parso iniziativa più che consona per cominciare un anno di grande impegno, in vista di tanti altri anniversari con il ’17 in evidenza.

 
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Di Daniela Mastracci

Daniela Mastracci.Sono nata l'11 marzo del 1970 e insegno nel Liceo Scientifico del mio Comune, Ceccano. Sono Prof e Mamma di due figli che mi crescono intorno mentre scopro che mi piace scrivere.

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