di Fiorenza Taricone – L’8 marzo è pensiero e lotta, come nella sana tradizione femminista. Credo che questo 8 marzo 2017 sia un 8 marzo veramente diverso, per la consapevolezza che le donne in Italia e nel mondo hanno raggiunto. Sul territorio, come Consigliera di Parità della provincia di Frosinone ho diffuso, e lo faccio anche su queste pagine, parte del Comunicato concordato dalla Rete Nazionale con la Consigliera nazionale di parità, Franca Bagni Cipriani. Risulta evidente dal Comunicato che la violenza di genere è considerata un problema strutturale della società e che la sua radice risiede anche nelle discriminazioni di genere presenti in diversi ambiti della vita quotidiana di moltissime donne, quindi anche in ambito lavorativo.
Nella sua parte iniziale, si ribadisce che le discriminazioni nell’ambito del lavoro come la disparità salariale, la segregazione formativa, lo sfruttamento delle donne nel lavoro nero, la forte presenza di stereotipi culturali continuano a determinare disparità di genere nella ripartizione delle responsabilità professionali e familiari, molestie sessuali sui luoghi di lavoro, ricatto della precarietà, forte presenza di licenziamenti per maternità.
Questo 8 marzo 2017 sarà certamente ricordato non come la serata trascorsa in pizzeria con le amiche, o molto peggio nei locali a vedere gli spogliarelli maschili, evasione scambiata come liberazione sessuale, ma come adesione motivata anche solo interiore allo sciopero globale proposto da Non una di meno. L’iniziativa nasce dalle donne argentine che hanno deciso di incrociare le braccia l’8 marzo: se le nostre vite non valgono, noi non produciamo. Ci fermiamo per esprimere dissenso e disobbedienza, per rifiutare ogni forma di violenza sessista, razzista, di sfruttamento e oppressione.
Come ha scritto l’UDI(Unione Donne in Italia) di Napoli, lo sciopero “globale” delle donne parte dall’idea della sottrazione di ogni tipo di gesto quotidiano da parte delle donne. Il lavoro materiale e immateriale compiuto dalle donne è, infatti, una dimensione di tale portata che, se si ferma, il mondo va a rotoli. La violenza perpetrata su ogni donna si manifesta politicamente solo se diventa visibile attraverso lo sguardo dell’altra. La violenza maschile può essere combattuta solo se ogni altra può combattere con noi.
Una diffusa esasperazione oltre alla riflessione
Il segno caratteristico del femminismo fin dalla sua nascita è stato chiaro: senza una riflessione sulla libertà interiore ed esteriore, il femminismo non sarebbe nato; quel bisogno di libertà che il 26 novembre scorso ha risuonato forte nella grande manifestazione di Roma; quella stessa libertà che continua per fortuna a non far morire lo spirito critico in un’epoca di appiattimento culturale e di omologazione; sulla spinta della libertà, la rete nazionale e internazionale delle donne ha continuato a tenere vivo il legame fra riproduzione, cura e lavoro produttivo, una catena che senza le donne si spezzerebbe, mettendo a repentaglio un mondo già messo a dura prova dallo scempio dell’ambiente, dalle guerre, e da dimostrazioni di potenza che abbassano solo la qualità della vita.
Per le donne, del resto la globalizzazione è una scoperta antica, perché la condizione femminile è stata sempre trasversale, con denominatori comuni: la sottovalutazione di un genere rispetto all’altro, anche quando veniva spacciato per amore; il sistema che tanti anni fa era chiamato patriarcale, dato per morto, ma che invece è vivo e vegeto, non mette d’accordo ciò che dice con ciò che fa. Molti si dicono, infatti, convinti che le donne siano un valore aggiunto in tanti settori, compresa l’economia; poi, però, l’occultamento, la sotto valutazione, la differenza salariale continuano ad avere la meglio. La contraddizione in larghi strati della società civile e anche politica che l’empowerment delle donne sia fattore di sviluppo per la società e per l’economia ha raggiunto ormai la divaricazione massima: molti sono convinti che sia un dato reale, ma la sterzata non viene data. C’è sicuramente una diffusa esasperazione quindi, oltre alla riflessione, che ha spinto all’elaborazione della piattaforma dello sciopero elaborata da Non una di meno; essa dimostra quanto nessun aspetto della condizione femminile sia isolato, ma messo in rete, in un sistema di interdipendenza, perché sarà così che il mondo potrà sopravvivere: interdipendente e cooperante.
1 La risposta alla violenza è l’autonomia delle donne. 2 Senza l’effettività dei diritti non c’è giustizia, né libertà autentica per le donne. 3 Sui corpi e sulla salute, sul piacere decidono le donne. 4 Se le vite delle donne, non valgono, allora non si produce. 5 Le donne vogliono essere libere di muoversi e di restare. 6 Si sciopera affinché l’educazione alle differenze sia praticata dall’asilo nido all’Università. 7 Si sciopera perché la violenza e il sessismo sono elementi strutturali della società, perché il femminismo diventi una lettura complessiva dell’esistente, per costruire spazi politici e fisici trans femministi e antisessisti nei territori. 8 Si sciopera contro l’immaginario mediatico misogino, sessista, razzista.
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui
La riproduzione di quest’articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l’autore

UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.
Sostieni il nostro lavoro
UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie