Scissione PD 260hDonato Galeone* – “Chi se ne va sbaglia e senza PD non esiste il centrosinistra”. Lo ha detto Pierluigi Bersani, nel novembre 2015, e non solo personalmente m in tanti ancora oggi pensiamo di condividere perché restare nel PD – nella “ditta” diceva Bersani – “ non lo faccio per motivi sentimentali ma perché senza il PD in centro sinistra non esiste, perciò mi chiedo, come fanno altri, a pensare di costruirlo fuori dal PD ?” Concludeva: “la mia idea dell’Italia sta tutta qui”.

Bersani non concludeva solo così, ma aggiungeva il “come” doveva essere il “suo” PD : “ulivista di centrosinistra, civico, diverso del Partito pigliatutto, che sembra avere in mente il Segretario” e affermava che “dare un profilo al Partito è importantissimo perché più sei senza “IDENTITA” e più il consenso è contendibile”.

Non solo personalmente ma in tanti ci siamo soffermati, con amici e compagni di battaglie sindacali, sulla importanza della “IDENTITA” dei partiti e dei corpi intermedi – associazioni e sindacati – per dare nel terzo millennio una nuova idea praticabile e partecipata di politica democratica. Sappiamo tutti che la cultura moderna è variabile dipendente della nostra società in rapida trasformazione con le nuove tecnologie dominanti, così come lo furono l’umanesimo e il rinascimento, interpretando quei “cambiamenti” della struttura sociale con una nuova immagine dell’uomo adeguata all’esigenza di una vita molto attiva ma tendente, sempre e comunque, verso il cosiddetto “guadagnare”.

Cambiamento più per guadagnare, quindi, con prevalenza preoccupata sul ruolo “significativo del denaro” anziché per il “significato del lavoro” dei giovani e meno giovani quale “messaggio sociale” – ovvero – il diffondersi di una cultura ideale e spesso praticata, poggiante sulla “finzione più che sulla funzione delle realtà vere” per favorire un rafforzamento sociale anziché gestire la trasformazione con un nuovo ruolo globale del denaro nel mercato incontrollato del “capitale finanziario” mondiale ed europeo nei contesti nazionali (David Harvey, La crisi della modernità (1990) Il Saggiatore, Milano 2010 p.130).

Ed era ed è proprio il capitalismo del denaro uno dei fattori che ha influenzato l’ultima metà del novecento e che continua, nel terzo millennio, a influenzare maggiormente la costruzione delle “identità personali” e dei “gruppi forti” delle società democratiche i liquidi rapporti con le diverse e “altre identità nazionali e internazionali”.

Dovrebbe essere chiaro per i democratici di cultura sociale, non solo cristiana, i continui e universali richiami, quasi giornalieri, di Papa Francesco sul “ruolo del denaro !!!”. E la “identità” per i gruppi politici e dei corpi intermedi, democraticamente organizzati, non può non significare “determinante e dignitoso” il riconoscersi in un “terreno comune di orientamento coerente e condiviso” con il pensare, sentire e agire entro cui chiedere per ottenere “credibilità popolare tra cittadini” nelle attività di partito politico e nelle azioni unitarie dei sindacati dei lavoratori, nei diversi loro ruoli e nelle specifiche identità di gruppi politici e corpi sociali democratici.

Ma “identità” significa anche “differenza tra il proprio essere e quello degli altri” compreso il mondo che ci circonda e le appartenenze o aggregazioni sociali e culturali già definite storicamente con le parole di “estraneo” di “diverso” ma che hanno saputo costituire, nel rispetto delle identità individuali, le comunità, i gruppi e corpi sociali associati, le città e le nazioni democratiche.

Con quelle pluralità culturali e sociali storicamente riconosciute da lungimiranze politiche democratiche veniva costituito uno strumento capace – si disse – di “convivere e ben vivere” in un Partito Democratico – il PD – voluto dalle tre principali componenti politiche novecentesche occidentali di parte cristiana, liberale e socialista che, pur confrontatosi e distintisi con le loro identità, rilevavano che le proprie rispettive identità erano state coinvolte – nel terzo millennio – dalla complessa multicultura e dalle plurime appartenenze migranti nel nostro Paese.

Emigrazione forzata ma anche “possibili e immense opportunità” di un flusso crescente di capitale umano e sociale da integrare e connettere nelle comunità territoriali di accoglienza, in un rapporto equilibrato, tra un lento sviluppo delle economie locali e le crescenti offerte di lavoro da soddisfare.

In questi giorni si conoscerà la data della “Conferenza Programmatica” – se sarà decisa – e leggeremo anche le tesi e i contenuti che i candidati alla Segretaria del PD presenteranno agli elettori nelle “cosiddette primarie” tanto i nuovi candidati che il candidato Segretario dimissionario del PD Matteo Renzi.

Se si condivide che è sbagliato lasciare il PD perché non appare possibile correggere eventuali errori o identità perdute non favorisce, di fatto, proposte o possibili correzioni o inversione di linea politica orientandosi verso “nuove aggregazioni identitarie definite nominalmente di sinistra” che non è una bestemmia ma concorre, oggettivamente, a frantumare ulteriormente il già frantumato quadro politico che ha reso e rende più complessa la governabilità del Paese che, ancora, non risponde alle proteste milioni di giovani e meno giovani che, con i loro sindacati, attendono lavoro e di altre migliaia di famiglie cadute nella povertà che chiedono allo Stato il diritto alla inclusione sociale.

E allora se si conviene con Bersani del 2015 che “senza il PD non esisterà il centro sinistra” penso di concludere che con la necessaria rifondata identità che proporranno quanti non lasceranno il PD – sono certo non solo io – che “sarà sempre più debole la politica democratica riformista e progressista del centro sinistra” e le auspicate coalizioni del “ prima o post elezioni” che si formeranno per governare saranno “proporzionali spartizioni di potere per il potere per chi non lo ha avuto e riconquistarlo per chi lo ha perduto” ma non favoriranno cambiamenti economici-sociali richiesti dal terzo millennio nella priorità evidenziate sinteticamente mediante investimenti produttivi immediati “per il lavoro e riduzioni delle povertà” se non inseriti in un contesto innovativo programmato, di coerenza sociale e certo, nella dimensione europea.

( *) ex Segretario Provinciale e Regionale CISL Lazio

Roma 24 febbraio 2017

 
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