napolitano renzi 350 260

napolitano renzi 350 260di Daniela Mastracci – Napolitano su Repubblica si mette a fare gli scongiuri per la sua tanto amata “continuità e stabilità del governo” Ma c’è o ci fa? Continuità con cosa? Abbiamo detto NO alla continuità: il 4 dicembre, che per me dovrebbe diventare festa nazionale e farci la giornata del ricordo perché, non si sa mai! potrebbe rispuntare l’astensione. E stabilità di che cosa? Ma Napolitano le vede le piazze? Li vede i malati in fila o sdraiati per terra? Le scuole a pezzi che cadono sui banchi? Insegnanti arrabbiati con la Buona Scuola? Disoccupati senza reddito, cassintegrati o in mobilità, cui stanno finendo le salvaguardie e che comunque, seppur prorogate, FINIRANNO? Li vede i ragazzi che si stanno ammazzando? Le donne che si buttano giù dai cavalcavia? Un territorio ferito e sporco, inquinato, velenoso? Immondizia ovunque, rifiuti tossici interrati, terre di fuochi e terre di cancro? Dalla Puglia dell’Ilva al Sacco frusinate….

 Altro che stabilità! Cambiamento verso la giustizia e l’eguaglianza

Ma lo vede come diavolo stiamo? E chi la vuole la stabilità? Noi vogliamo cambiamento, rovesciamento della sua presunta stabilità. Ecco, vogliamo proprio il contrario della stabilità e della continuità. Vogliamo che la smettano con politiche che ci stanno massacrando e togliendo i diritti.
Dice che l’instabilità è la nostra debolezza? Ecco, allora è bene che si ricordi che coi i governi “corti”, delle legislature che duravano poco, abbiamo avuto la sanità pubblica, la scuola pubblica, lo statuto dei lavoratori e tanto altro, che ha fatto stare in piedi questo paese. Da quando sono arrivati loro a dire governabilità, stabilità, continuità, a dire lotta al consociativismo, ma poi a bloccare l’iter di mani pulite e a fare consociativismo ancor peggiore tra correnti, quote e tutte le altre parole “per addetti ai lavori” che girano nei circoli e che fanno girare i tesserati di qua e di là, a cambiar casacca e poltrona a piacimento, ma sempre intanto a restare: in nome della continuità?
Allineati come sono stati ai diktat di Bruxelles, ecco, da allora, abbiamo iniziato a stare peggio, male e sempre più male. Nel lavoro, nella sanità, nella scuola, sul territorio, sulle regole derogate, su meccanismi autoassolutori, con leggi a salvaguardia di persone e non dei cittadini tutti, a salvaguardia delle banche, e comunque della parte più forte della società: non più, anzi mai, con la parte debole, che invece ha perso quel che aveva conquistato.
E adesso nelle piazze ritorna anche il rinascente o mai sopito fascismo. E con ciò abbiamo tutti gli ingredienti per la furia sociale rabbiosa e di pancia. E a furia di darla addosso ai partiti, ora non abbiamo più i Partiti a rappresentare le parti sociali e ad essere dialetticamente mediatori. E soprattutto mediatori al loro interno: abbiamo la massa al voto elettronico; la massa arrabbiata nelle piazze a fermare i migranti, i neri, gli omosessuali, a dire l’Italia agli Italiani, e a chiudere i nidi ai bambini non italiani…la lista è lunga, i giornali si riempiono di notizie inquietanti.

 

Vergogna Napolitano. Vergogna tutti. Smettetela di pensare alla governance, e piuttosto guardate l’Italia; ma, mi raccomando, guardatela nel Mondo, perché le Alpi ancora non le ha tagliate nessuno, e il Mediterraneo si chiama ancora così perché sta in mezzo, sta in mezzo tra Europa, Africa, e Asia…Senza dimenticare quell’altro continente: perché gli Usa hanno le basi militari qui da noi, perché siamo Nato, oltre che Europa, e perché sta Nato, si o no, dipendentemente dagli umori instabili di Trump, ci mette in relazione con la Russia, ci mette in relazione con il Medio Oriente; e perché il Mercato, che tanto globale avete voluto, ci mette in relazione con tutto il pianeta, e con quella Cina, per esempio, di cui mal tolleriamo la presenza globalista in Italia: si sa, i negozi dei cinesi danno impiccio alle multinazionali del commercio, ma soprattutto ai piccoli e medi commercianti, che non hanno la forza economica di essere concorrenti. Ed ecco che così si accende e si autoalimenta il rancore, la rabbia, la discriminazione: si accende la miccia di una guerra che non vogliamo, ma che è quella che vuole il Capitale: vuole dividerci, e farci lottare gli uni contro gli altri, così non potremmo mai essere una minaccia per il suo indiscusso monopolio della ricchezza e dei mezzi di produzione.

 

La società è riempita di rancore: si parla male del “nemico” di turno; si getta veleno su chi sta forse un pochino meglio; si odia il diverso perché così è più facile prendersela con qualcuno, si può esternare il malessere, trovargli una causa visibile, tangibile e a portata di mano, in tutti i sensi. Di contraddizioni, caro Napolitano, ce n’è quante se ne vuole: il punto è trovare la contraddizione delle contraddizioni. A questo dovrebbe pensare la Sinistra, non certo allo status quo da “conservare”. A questo dovrebbe pensare chi, tali e tante diseguaglianze e iniquità, le vorrebbe davvero cancellare; chi si schiera da una parte e sia coerente con la scelta fatta; che dovrebbe avere a cuore, e nel cervello, la giustizia sociale, che non è certo fatta di “sacrifici” dei più deboli in nome di un’austerity che ci ha proprio sfiancati.

Di quale austerità si tratta?

Che parola è austerity? Poteva significare austerità nei consumi? Nella produzione fuori controllo e misura? Un’attenzione ad un consumismo che stava già logorando tasche e territorio? E invece no: ha significato saccheggiare le pensioni; comprimere i salari; tagliare la spesa sociale laddove era facile farlo: prendi un capitolo e lo decurti, che ci vuole? Poi lo ammanti di “giusta causa”, di attenzione alle casse dello stato, di debito da contenere…ci propini, tu Politica, anche di sedicente Sinistra, la verità banale del bilancio entrate- uscite, che si deve risparmiare, che non ci si può permettere le spese folli dei decenni passati. Accusi gli statali di mancata efficienza, il pubblico impiego di assenteismo e massa approfittatrice…insomma ne hai di modi per indorare la pillola, facendola pure passare per necessaria e giusta, visto il lassismo generalizzato. Ma, cara politica anche di sinistra, le colpe di tutti si sa, non sono colpe di nessuno: se metti paletti economici a pioggia, penalizzando intere categorie, intanto fatte passare per approfittatrici di fronte all’opinione pubblica, fai almeno due danni: il tessuto sociale si frantuma; la coesione, la solidarietà, si disintegrano, e, di converso, si inasprisce il conflitto sociale; ma poi il danno maggiore è che non risolvi il problema, semmai ci fosse, di inefficienza e lassismo, perché ti guardi bene dal toccare i responsabili, non analizzi, non fatichi nel tentare di intercettare le cause reali e le responsabilità che sono individuali, non di categoria. E così perdi su tutti e due i fronti, e ora ti ritrovi con una società carica di rivalse tra categorie, spesa sociale tagliata ma con gli effetti devastanti detti sopra, e al danno si aggiunge la beffa: l’Europa cui dici sempre di sì, ti sta guardando storto ed è pronta alla procedura di infrazione: ti chiede i danni, perché, pur con tutti i tuoi tagli, non riesci a mantenere gli impegni!
P.S. Se nel testo si nota una certa critica alla “buona Scuola”, ogni riferimento NON è puramente casuale: mi si dirà: ma la geografia e la storia, dato che ho parlato del Mediterraneo etc, a che servono? La geografia politica, la storia del mediterraneo etc…roba da specialisti, noi, ora (i politici) c’abbiamo da pensare a conti che non tornano. Posso permettermi, allora, una frecciatina alla “buona scuola” e alle tre “i” e alla Autonomia di Berlinguer? Si, me lo permetto, anche perché è una frecciatina implicita al mestiere del politico, sempre più affine ad un contabile. Metteteci i ragionieri a fare i politici, e pagateli come si paga un impiegato: tanto fate lo stesso mestiere.

 
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Di Daniela Mastracci

Daniela Mastracci.Sono nata l'11 marzo del 1970 e insegno nel Liceo Scientifico del mio Comune, Ceccano. Sono Prof e Mamma di due figli che mi crescono intorno mentre scopro che mi piace scrivere.

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