di Antonella Necci – Arrivo in ritardo alla cerimonia di chiusura dell’anno innocenziano, mentre tutti sono intenti ad ascoltare il primo dei due interventi di famosi storici di rilevanza mondiale. Mi ricordo di aver bacchettato molte volte gli anagnini per il loro arrivare in ritardo. Ora le parti si sono invertite, ma loro mi sorridono simpaticamente. Meno male. Qualche minuto per ambientarmi e comincio a guardarmi intorno.
Mentre il prof. Agostino Paravicini Bagliani continua a parlare di Innocenzo III e della Veronica, io guardo gli anagnini e penso. Penso che qui la Chiesa ha fatto un buon lavoro. Ha educato all’ obbediedienza e alla riverenza religiosa e a bearsi di un passato molto passato, che fa parte di un epoca, il Medioevo, di cui nessuno dovrebbe ritenersi orgoglioso. E allora perché ne siamo tutti affascinati, tanto da sfidare anche il freddo di questa serata di fine gennaio?
Ma è con l’esimio storico Franco Cardini che, ad un tratto, mi sento dentro ad un film di Carlo Verdone. Anzi dentro a diversi dei suoi film, dove Verdone prende di mira certe conferenze radical-chic, con importanti relatori,chiamati a parlare di periodi storici estremamente complessi e chiamati ad illustrarli in poco tempo. Immaginate le citazioni, gli autori, i libri di cui tali storici parlano come se stessero recitando l’Ave Maria. Tutto chiaro e tutto facile per chi, come loro, lavora quotidianamente su tali testi.
Testi per lo più di autori tedeschi, di cui vagamente si è sentito parlare.
Ma gli anagnini che sono presenti nella Sala della Ragione sono tutti attenti e quando il prof. Cardini li invita a consultare tali testi, disponibili in molte biblioteche d’Italia, penso proprio che molti, tra loro, avranno subito pensato di fare un bel viaggetto lassù al Nord, e con la scusa della settimana bianca, andare anche a scartabellare nelle Biblioteche Altoatesine, alla ricerca degli autori tedeschi di cui ha parlato l’esimo prof. Cardini.
Ma a parte la facile ironia che ogni tanto mi assale, la conferenza conclusiva dell’anno innocenziano è stata davvero interessante. Certo io mi sono concentrata di più sul tema affrontato proprio dal Professore, che poneva una connessione tra Innocenzo III e l’Oriente Bizantino e mussulmano. Un tema troppo attuale per essere trascurato. Un tema irrisolto a quanto pare, se ancora se ne continua a parlare a distanza di più di 800 anni.
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Non so come, a fine conferenza, e prima del concerto meraviglioso del duo D’Amico-De Matteis, ho avuto la grande fortuna di poter parlare con il prof. Cardini.
Niente di organizzato. Niente di scritto. Eppure il professore è stato così gentile da assecondarmi nei discorsi storici più attuali.
Che dire? Trovare una persona con cui ragionare sugli avvenimenti contemporanei non è facile. Io spero ardentemente che accetti anche di fare l’intervista. Sono troppo curiosa di sapere cosa risponderà alle mie ulteriori domande.
Intanto, con buona pace di tutti, alla fine del concerto, era pronto un bel rinfresco. Ma io mi sono defilata. Non sia mai avessi beccato pure l’anagnino pronto davvero a vantarsi per la sua imminente settimana bianca.
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