Provincia Fr 350di Ignazio MazzoliAntonio Pompeo ha un nuovo consiglio provinciale da presiedere. L’8 gennaio è stata eletta una nuova rappresentanza che costituirà il l’assise di Piazza Gramsci ed ha una maggioranza di sei consiglieri della lista del PD ed un presidente dello stesso partito che durando in carica 4 anni non è stato votato questa volta essendo stato eletto nel 2014 da una lista che nasceva nel seno del PD, ma con una consistente rappresentanza di centrodestra che aveva appunto in Pompeo la sua guida. Era ispirata dal Sen. Francesco Scalia, e costituiva la prima rappresentazione concreta di cosa potesse essere il “partito della nazione”.
È giusto quindi annotare che c’è una diversità, il PD si presenta unito e può dar vita ad un suo monocolore. Quanto produrrà di diverso dalla precedente maggioranza lo vedremo. Anche qualcosa d’altro è diverso nella composizione consiliare. Ne parleremo.

Chi esulta che ha vinto?

Il grande lavorio di tutte le compagini in gara per arrivare al giorno del voto impallidisce un po’, non solo perché è alle spalle di tutti e già considerato lontano, ma perché le dichiarazioni trionfanti lasciano basiti tutti gli osservatori che fanno fatica a capire che cosa ha vinto chi esulta e perché ha vinto. I cittadini tenuti fuori da questo “evento elettorale” non se ne curano più di tanto.
La Provincia, oggi, è un ente destrutturato assurto agli onori della cronaca per la propaganda renziana di come si sarebbero ridotte le spese della politica. Appunto, propaganda perché altro non s’è visto. Le Province sono lì, come quella frusinate con alcuni uffici unificati fra Frosinone e Latina, che non si capisce bene come funzionino e come dovrebbero operare. La verità è che questo ente ha avuto contro la stessa Regione Lazio che l’ha ignorato in tantissime occasioni in cui pure per diritto statutario o normativo avrebbe dovuto essere presente. Da ora in poi sarà diverso?
L’esultanza non sembra assolutamente giustificata. In molti hanno scritto che si è trattato di un voto farsa. “Provinciali: coltellate, tradimenti, patti segreti dietro la vittoria del Pd” titola recentemente Alessio Porcu lasciando intendere quanto secondario sia stato per i giocatori in campo questo voto, avendo altri obiettivi. E lo stesso giornalista ritorna oggi aiutandoci a capire meglio. “Francesco cuce la maggioranza in Provincia. In cambio del patto per le Comunali” è il titolo confidenziale con cui illustra i disegni di una fetta del PD in vista del voto nel Capoluogo.
Staranno così davvero le cose? Già sarebbe un quadro più chiaro, ma per ora stiamo alle dichiarazioni che appaiono più il frutto di un’autoesaltazione di chi ritiene di vivere all’infinito in un “olimpo” (artificiale) in cui regolare i conti fra loro “divinità” misurandosi gli attributi. Un olimpo artificiale completamente separato dalla società civile, quella che dovrebbero governare partendo dai suoi affanni, dai suoi disagi, dai problemi lasciati irrisolti. Basta ascoltare queste parole: «Ognuno può trarre le sue conclusioni ma le campagne abbandonate sono uno spettacolo desolante. Buona domenica», contenute nel breve video del sindaco Artuto Gnesi, girato appunto domenica 8 mentre tanti eletti erano in altre faccende affaccendati.

Una farsa?

Che questo voto sia stato una farsa, come scrive Luca Frusone, è vero per almeno due motivi: il primo chiamato urgentemente alla ribalta dall’esito del referendum del 4 dicembre 2016, che conferma l’esistenza delle Province, in nessuna dichiarazione si trova la richiesta ferma di riesaminare ruoli e competenze dell’area intermedia (oggi Province) fra regioni e comuni che d’ora in poi dovrà essere eletta dai cittadini; il secondo è legato alla qualità del voto, cosiddetto ponderato, risultato di magheggi che nulla hanno a che fare con il voto popolare e la sua ineluttabile realtà.

A caldo sono apparse, su FB, delle reazioni che riporto «Il PD vincente alla Provincia. Perché non hanno votato i cittadini» di Antonella Vizzaccaro e «Non riesco a trattenermi e devo dirlo!!!!… Fate caso: Elezioni comunali (voto popolare) …Il PD perde. Referendum, voluto dal PD, (voto popolare) … Perdono il referendum anche in modo pessimo su 91 comuni perdono in tutti. Elezioni provinciali…Il popolo non VOTA!!!» di Tiziano Ziroli.
L’ “autoreferenzialità” fa brutti scherzi. Ci vuole più approfondimento, altrimenti si resta delusi.

Intanto il PD rifletta che alle politiche del 2013 è il 3° partito della provincia con il 22% e rotti, alle regionali dello stesso anno non arriva al 25%. Poi c’è stato il voto comunale del 5 giugno del 2015 il cui esito non ha premiato questo partito. E veniamo ad altri risultati che invitano a riflettere soprattutto chi inneggia al raggiunto obiettivo del 13-14%. Magari fosse un risultato verificabile fra elettori veri. Non lo è purtroppo per il Psi, SI-Sel e Possibile (questa formazione è nuova, ma le altre…no).
13-14% di cosa? Nel 2013 alle Politiche, SEL prese il 3,33% sull’onda della elezione certa di Pilozzi (primo alle primarie del Lazio), il Psi alla Camera era con il PD e al Senato prese l’1% a ancora alle Regionali 2013 il Psi prese 3,98% e Sel il 2,80% = a 6,78%. Nessuna voglia di stabilire dei confronti impossibili, ma impedire che un voto ponderato (metodo diverso) faccia fare valutazioni disorientanti, perché qualunque addizione di quelle percentuali si faccia mai darà il 13-14%. Giusto?

Una novità

Quello che sembra importante è cogliere un a presenza nuova in Consiglio provinciale, ma senza farci i sogni della contadina della “Ricottina” che andando al mercato immaginava i futuri guadagni dopo la prima vendita. Purtroppo fantasticando fece cadere la ricottina e neppure quella vendette.
Chi dice che «Esiste un campo civico di sinistra e progressista che va organizzato e valorizzato dentro e fuori le organizzazioni partitiche, dentro e fuori le istituzioni.» afferma una verità. E’ un campo estesissimo ormai, possibile riserva anche per la destra, vedi Trump. Non basta una enunciazione. Si dice che le vie dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni. Oggi prima di tutto bisogna essere credibili, in un panorama politico totalmente sconvolto dal discredito che colpisce la maggior parte dei partiti.
Ogni unità per essere credibile deve partire dal basso, cioè dal disagio sociale, dalla disoccupazione, dalla certezza che la sanità sia pubblica (eliminare i ticket non basta), dalla certezza che i beni comuni come l’acqua non diventino occasione di arricchimento per qualche privato. Chi sta dentro queste rivendicazioni e le promuove, fa l’unità con tutti, senza prevenzioni ideologiche, in loro nome. Anche Civati diede vita a Possibile con questo intento. Da una sommatoria di sigle non nasce nulla di credibile. Centinaia di militanti lo ricordano ogni giorno anche ai dirigenti di SI in vista del congresso. Oggi la credibilità è il bene più prezioso e perciò non si può stare con un piede in due staffe. Anche l’8 gennaio, infatti ci sono state grandi realtà in cui i partiti che vogliono esser alternativi al PD e al centrodestra non hanno partecipato al voto… Che dire? Chi non vede o non sente questo obbligo di coerenza ha un bel problema davanti.

11 gennaio 2016

 
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