dall’Uffico Stampa del PCI Frosinone – Ormai sono chiari a tutti i dati allarmanti della nostra provincia per quanto concerne il LAVORO, cosa confermata dalla richiesta al Governo dell’area di crisi complessa. Da anni noi denunciamo lo stato delle cose che persiste sul nostro territorio e l’unica possibilità di rilancio è un forte e mirato intervento pubblico.
Dato che la nostra provincia ha conosciuto un notevole sviluppo industriale negli anni che vanno dai 50 ai 90 grazie agli incentivi pubblici che sono arrivati nella nostra terra, ora che sono finiti è cominciato il crollo economico, aggravato ulteriormente dalla crisi del settembre 2008 e dalla delocalizzazione industriale dovuta dalla globalizzazione.
Oggi basta ricordare alcuni dati per mettere in evidenza il nostro dramma:
Dal 2011 al 2014 diminuzione dell’occupazione di 11.000 unità; 135.000 iscritti come disoccupati nei centri dell’impiego; il reddito scende da 20.459 euro a 18.828 euro; sono diminuite oltre 1.000 imprese di piccoli artigiani; cala il numero dei prestiti alle imprese; la disoccupazione giovanile è la più alta del Lazio pari a 42%; aumento della povertà.
Questo è anche dovuto a dei punti di debolezza territoriale quali ad esempio i bassi investimenti, scarsa capacità di fare impresa, livello delle infrastrutture insufficiente e scarsa attrazione turistica. Di fatto la mancanza di spirito imprenditoriale ha reso i distretti industriali fragili e a rischio di depressione. Un territorio abbandonato dai grandi gruppi industriali e dalle multinazionali, l’incapacità di aprirsi ai nuovi mercati con prodotti innovativi e caratteristici.
In questo quadro drammatico non esiste la soluzione ma interventi differenziati in alcuni settori strategici.
Partendo dalla grave crisi industriale che si sono verificate in questo territorio, basta ricordare la Videocon che nel 2013 ha messo in mobilità 1350 lavoratori a cui vanno aggiunte gli 875 lavoratori dell’indotto, la Marangoni che ad agosto 2014 ha licenziato 379 lavoratori, senza considerare le chiusure delle piccole e medie imprese, l’unica risposta immediata che potrebbe mettere un freno allo stato attuale delle cose è il reddito minimo di cittadinanza che nella prima fase potrebbe permettere a tutti coloro che hanno perso il lavoro tra la fascia di età 55-60 anni almeno una minima forma di sostentamento.
Siamo convinti che per la regione Lazio non sia una spesa improponibile pertanto chiediamo al presidente Zingaretti di attivarsi verso questa soluzione nel più breve tempo possibile.
Il segretario del PCI FROSINONE
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