
di Nadeia De Gasperis – Si sa, un popolo non istruito è più soggiogabile. Lo avrà di certo detto già qualcuno ma qualcuno deve esserselo appuntato da qualche parte, magari nell’agenda di governo.
Mentre camminavo per la campagna della periferia di Sora, ho incrociato una signora in bicicletta. Ci si scambia un saluto di complicità, come bipedi superstiti o come quegli alpinisti su un sentiero di montagna. Dagli abiti e dalla Graziella un po’ sgangherata, posso intuire che sia di estrazione umile, ma una sacca nella quale trasporta dei filoncini di pane con la dicitura “Università degli studi di Cassino” mi suggerisce che si priverebbe anche dell’ultimo boccone per permettere a suo figlio/a di studiare. Mi dico allora, laurea, non laurea, questo nuovo ministro dell’istruzione dovrà rispondere dell’impegno preso con queste persone, che magari, pur non avendo studiato, investono tutto ciò di cui dispongono, poco e faticato, per l’istruzione dei figli.
Poco importa che il ministro sia laureato, ma che intenzioni ha per il futuro di questo Paese? È consapevole del fatto che lavoro e scuola siano la speranza per domani? Perché, come mi fa notare un mio amico, nel cosiddetto “Tag Cloud” (le parole che indicano gli argomenti più trattati) del ministro, non compaiono mai le parole ”istruzione” e “cultura”. “Scuola” è scritto piccolo piccolo, come la parola “futuro”.
Non entriamo nel merito della riforma “Buona scuola”, del dispendio di soldi e energie per un concorso farsa, dove i criteri di valutazione erano ricalibrati giorno per giorno sulla pelle degli insegnanti, un fallimento tale e una tale mancanza di organicità che a novembre molte classi mancavano di gran parte dell’organico. Ma la buona scuola, non ha mai parlato di ricerca e università, di istruzione! Questo governo, e la sua copia di replicanti, i suoi rappresentanti, mancano di una totale aderenza alla realtà delle cose, tanto da non percepire neppure il sacrificio di una famiglia e così, di punto in bianco, noto che alla voce tasse universitarie compare un nuovo contributo, il contributo MIUR, di 300 euro per l’università dell’Aquila, per esempio, che è un ateneo medio piccolo. Non percepiscono la realtà tanto da non prendere in considerazione che i bambini disabili, quelli con problemi di apprendimento, di loro, ci si dovrebbe occupare prima di ogni altri. E invece, il compito del tutore molto spesso è un ripiego e se il ragazzo è fortunato, ci sarà accanto a lui un docente con spirito di abnegazione ma magari scarsa competenza nel settore da prendersi cura della sua fragilità piscologica o di apprendimento. Bisogna farsi raccontare la scuola da chi la vive. In classe c’è un bambino indiano, non parla, pensiamo abbia danni cerebrali e lui sta lì, ma l’insegnante non sa cosa fargli fare”, “la ragazzina che ha il sostegno, durante la ricreazione mi ha raccontato dei romanzi che le piace leggere”
Ridurre la scuola a marketing, a una piazza da campagna elettorale, non solo non ha pagato, ma è costata cara, e cara costerà al nostro futuro. Guardo con tristezza all’università che ho frequentato, alla poca importanza che si presta ai contenuti in favore di spot commerciali appetenti, merchandising di magliette e cappellini mutuati dai college inglesi. L’alternanza scuola-lavoro è stato il leit motiv di questo governo, insieme alle parole guida: semplificazione, velocizzazione, governabilità, divenute il motto della Rivoluzione Renziana. “Non perdete tempo a prendere bei voti, uscite subito da scuola”, suggerisce Poletti. Per entrare presto nel mondo del lavoro? Lavoro, questo sconosciuto. Guardo alla scuola, questo teatro dell’improvvisazione dove l’autonomia e l’austerità, hanno lavorato in sinergia per demolirne l’apparato.
Ci dicono che il nuovo ministro sappia fare squadra, che è un osso duro, sì, ma di questa scuola cosa pensa?
Scuola, nel tag cloud, questi americanismi, inglesismi, ismi, ismi, cataclismi che vi piacciono tanto, scuola è scritto piccolo piccolo, come futuro.
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