Referendum buonascuola 350 260

Referendum buonascuola 350 260di Daniela Mastracci – A volte le date ci riportano indietro nel tempo. Il 20 maggio cosa ci ricorda? Se parliamo di Scuola parliamo certamente di tanti aspetti della società. Ma di sicuro parliamo di Lavoro e di donne e uomini lavoratrici e lavoratori: insegnanti e personale ATA. E se pensiamo al Lavoro allora il 20 maggio non è più un numero a caso pescato dal calendario. Ci ricorderemo un altro 20 maggio di un po’ di anni fa: il 20 maggio del 1970 quando viene varata la Legge 300, conosciuta come lo Statuto dei Lavoratori. Allora si riannodano i fili, un po’ sfilacciati ultimamente, di una storia che era bella in quella fine degli anni ’60, e che ha dato i suoi frutti quel 20 maggio. Allora la Sinistra aveva raggiunto un grandissimo risultato (mio padre me ne parlava da bambina con fierezza e speranza). La Sinistra aveva lottato e aveva vinto: i lavoratori avevano ottenuto il riconoscimento di fondamentali diritti.

Legge 20 maggio 1970, n. 300
Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e nell’attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento.

E oggi? Questo 20 maggio 2016, dopo 46 anni, è ancora il giorno di diritti? Ne parlerei anche io con fierezza e speranza ai miei figli?
No. Perché domani si va a scioperare perché i diritti sono stati erosi, man mano risucchiati nelle logiche dell’efficienza e dell’efficacia, delle rendicontazioni, dei tagli, delle posizioni di potere e privilegio, di verticismi, gerarchie, disconoscimenti. Il ventaglio è ampio e le ragioni dello sciopero sono molteplici. Ma forse insufficienti rispetto, non tanto alle ragioni di chi domani sciopererà, ma tanto più rispetto a quel luogo che, edificio di mura e di pensiero, che è materia e forma, per dirla con Aristotele, pare che la Forma la stia perdendo. E dell’edifico lascio dire a chi si preoccupa della fatiscenza delle nostre Scuole. Si, perché parliamo di Scuola.
Dunque vediamo: i Sindacati FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola e SNALS Confsal hanno proclamato lo Sciopero Generale della Scuola 20 maggio 2016.
Invitano docenti e personale educativo, ATA e dirigente, a svuotare le scuole, gli atenei, gli enti di ricerca, le accademie e i conservatori e a riempire le piazze. Hanno concordato una scheda unitaria con le modalità di adesione allo sciopero nazionale generale
Venerdì 20 maggio 2016 si sciopera per rivendicare il rinnovo contrattuale fermo da sette anni; l’emergenza dell’organico ATA; il riconoscimento dei diritti alla stabilizzazione del personale precario; la valorizzazione della professionalità docente contro le autoritarie norme della legge 107/15; altre situazioni di contesto che hanno mortificato l’istruzione pubblica nel nostro paese. Una ragione di più si aggiunge al clima di protesta che caratterizza questa mobilitazione unitaria: la netta contrarietà alla proposta ministeriale della cosiddetta “chiamata diretta” dei docenti.
Sono state indette manifestazioni in diverse città. A Firenze ci sarà una manifestazione regionale con ritrovo alle ore 10 in Piazza Demidoff da cui partirà un corteo che attraverserà le strade cittadine e arriverà a Piazza Strozzi. A concludere la manifestazione, tra gli altri, interverrà il segretario generale della FLC CGIL Domenico Pantaleo.
A Catania l’appuntamento sarà davanti al teatro Stabile di Via Fava a Catania, alle ore 9.30, dove si sta organizzando un’assemblea congiunta con i lavoratori del teatro, in sciopero permanente, che da settimane occupano i locali del Verga.
Ad Olbia (locandina) si terrà un Raduno-Dibattito nella Sala Expo, in Via Porto romano alle ore 11:30, con intervento conclusivo di Anna Fedeli Segreteria Nazionale FLC-CGIL
Il messaggio che i sindacati, uniti, stanno mandando al personale della Scuola, ma aggiungerei, a tutti i cittadini, a cominciare dagli alunni e dai loro genitori (lo scorso anno impegnati in molti a sostenere le ragioni degli scioperi contro l’approvazione della 107, culminati nella giornata del 5 maggio 2015) sembra chiaro: scioperare il 20 maggio vorrà dire mantenere aperto il confronto e dare un segnale forte al Governo; fare in modo che la parola espressa dai lavoratori della Scuola possa tornare a farsi ascoltare e ad incidere sulle prossime decisioni. Per questo sarà assai significativo l’esito dello sciopero, e perciò suona importante l’invito a partecipare e partecipare tutti: partecipare e chiudere gli Istituti, dicono i sindacati, è un atto di responsabilità personale, contro quanto di inaccettabile pone la legge 107/15 che gerarchizza le relazioni, esalta l’individualismo, rende invisibile il lavoro di non-insegnamento, penalizzando diritti, libertà, spirito collegiale e cooperazione.

E’ ora di fermare la deriva che trascina la nostra idea di scuola…Democrazia, Scuola, Ambiente, Beni Comuni, Lavoro: sono le parole chiave per un nuovo riscatto

“Riteniamo che questo sia un momento decisivo per invertire, con l’impegno e con le piazze, la deriva che sta trascinando la nostra idea di scuola verso un destino fallimentare sul piano della democrazia e della praticabilità. Un atto di coraggio, quindi, per difendere il nostro lavoro e bocciare la cattiva politica che sta ispirando questi tempi difficili.”
Oltre lo Sciopero, i cittadini italiani sano coinvolti in queste settimana nella raccolta firme per i cosiddetti Referendum Sociali, tra i quali ci interessa qui sottolineare quello riguardante appunto la Scuola.
L’8 febbraio 2016, infatti, si è costituito a Napoli il Comitato Promotore del Referendum Abrogativo di parti della legge 107/2015. Un impegno unitario che vede protagonisti: Movimenti, Associazioni e Sindacati Nazionali di docenti, studenti e genitori, e che si colloca in un’allargata stagione di Referendum Sociali, una Primavera referendaria, per ridare voce ai cittadini e ristabilire alcuni punti nodali della Scuola della Costituzione, violata dalla riforma Renzi.
Referendum comuni capaci di rafforzare la mobilitazione sociale che, in questi anni, i movimento e soggetti sociali, con la propria autonomia e i propri percorsi, hanno portato avanti.
Referendum comuni che vogliono essere capaci di estendere la sensibilizzazione e il coinvolgimento diretto delle persone, e di disegnare un altro modello sociale, riaprendo la strada alla speranza di un futuro diverso per tutte e per tutti.
La cornice è quella del contrasto all’attacco frontale alla democrazia. Democrazia, Scuola, Ambiente, Beni Comuni, Lavoro: sono le parole chiave per un nuovo riscatto, che affermi una diversa idea di Paese e ridia protagonismo ai bisogni.

Tornando alla questione Scuola questi sono i quesiti:

Quesiti Referendari:

1. Abrogazione di finanziamenti privati a singole scuole pubbliche o private
Primo quesito: se vince il SI ogni donazione da parte dei cittadini confluisce solo all’interno del sistema d’istruzione nazionale statale, redistribuendo le risorse tra zone ricche e povere e scuole che ne hanno più o meno bisogno. Si eviterà così la creazione di scuole di élites e di scuole-ghetto e il prevedibile sbilanciamento a favore delle scuole private, in modo da garantire il diritto allo studio a tutti.

2. Abrogazione del potere discrezionale del dirigente scolastico di scegliere e confermare i docenti
Secondo quesito: se vince il SI il dirigente scolastico non potrà più, a sua discrezione, scegliere e confermare o mandar via dopo tre anni i docenti. L’assegnazione dei docenti alle scuole avverrà con criteri oggettivi e senza il ricatto della scadenza, eliminando il rischio di gestione clientelare delle assegnazioni, e di limitazione della libertà d’insegnamento: il preside non potrà condizionare l’autonomia professionale dei docenti.

3. Abrogazione dell’obbligo di almeno 200-400 ore di alternanza scuola – lavoro
Terzo quesito: se vince il SI viene abrogato il limite minimo fissato per legge di 400-200 ore in azienda (istituti tecnici e professionali e licei) di alternanza scuola-lavoro. Potranno così decidere le singole scuole quando, dove e come pianificare esperienze professionali coerenti con gli obiettivi del proprio Piano di Offerta Formativa, evitando di perdere ore di lezione anche in assenza di esperienze di lavoro formative, solo per ottemperare a una formalità.

4. Abrogazione del potere del dirigente scolastico di scegliere i docenti da premiare economicamente
Quarto quesito: se vince il SI viene abrogato il potere del dirigente scolastico di scegliere i docenti a cui dispensare discrezionalmente il premio salariale per presunto “merito” (con tutti i rischi clientelari che non facciamo fatica a immaginare). Il comitato di valutazione torna composto dai docenti e dal dirigente, non deve più identificare nessun “criterio per la valorizzazione” e si limita a esprimere parere sul periodo di prova dei neo-assunti. Il fondo annuale da 200 milioni si conferma salario accessorio per valorizzare tutti i docenti, precari inclusi, ed è inserito nella contrattazione integrativa nazionale e di scuola.

Ma la domanda è: la Politica che mestiere fa?

Riepilogando si può affermare che i sindacati fanno più o meno il loro mestiere. I docenti, chiamati dai sindacati ad “un’assunzione di responsabilità individuale e ad un atto di coraggio”, fanno il loro, se scioperano.
Aggiungiamo il referendum, che farà, si spera, il suo mestiere
Ma la domanda è: la Politica che mestiere fa? sulla Scuola? Se ne intesta a pieno titolo la preoccupante situazione? Di una Democrazia che sfugge tra maglie di una Legge che di nuovo la erode strisciante?
Ci penso. A questo e ad altro. Più che mai certa che di scuola si debba parlare, che la politica debba occuparsene, che la politica debba offrire nuove idee e riformare un sistema che sta diventando tante cose (dietro l’apparenza del libero pensiero ed uso delle tecnologie, della rete, di informazioni “fast food”, di lezioni “interattive” etc. si nasconde qualcosa che stento ancora a vedere ma c’è. dico intanto che manca la Logica nel senso etimologico, manca il TEMPO dello svolgimento del pensiero, manca la CONNESSIONE che rafforza il ragionamento e che struttura le conoscenze, manca un sacco di roba…) ma NON risponde affatto al nostro sacrosanto articolo 3 (e non solo)
Al di là delle legittimissime rivendicazioni sindacali, e anche al di là dei legittimi e condivisibilissimi quesiti referendari, ritengo che la SCUOLA vada ripensata nella sua stessa essenza. E torno solo un attimo con la mente all’articolo 3 della nostra Costituzione; agli articoli 33 e 34, torno a “Lettera a una Professoressa” di Don Milani; torno all’educazione come sguardo sul mondo, stupore, interrogazione, cura, autodeterminazione, giustizia. Vengo all’idea di una Scuola che riconosca e mantenga la coscienza dell’Altro irriducibilmente Altro, originale, unico, irripetibile, troppo creativamente esondante per essere racchiuso in griglie di valutazione, tabulati, parametri e descrittori. Una Scuola che insegni a Pensare e a Dire, che stimoli le potenzialità di ognuno, diverse e perciò infinitamente ricche, che educhi ciascuno a scoprire la propria vocazione; che sia variopinta, che risuoni di mille voci, che faccia esprimere a tutti la propria unica voce…senza che nessuno studente pensi di “sbagliare” e quindi taccia. Ogni contenuto così sentito, riflesso e detto, sarà infiniti contenuti, infinite dialettiche differenze. E rispondenze. E condivisione. E la presa di coscienza dell’essere molti, insieme, ciascuno spettro prismatico che della luce di ognuno ne fa i colori dell’ARCOBALENO
Credo che questo sia di Sinistra. E mi viene da pensare che Sinistra è Bello! Perché plurale e multicolore, rispettosa delle differenze perché sa che ciascuno è diverso per ciascun altro.

 
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