
di Ignazio Mazzoli – Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è alle prese con una crisi che ai telegiornali piace definire al “buio”. Vedremo se s’illuminerà questo passaggio inevitabile dopo la vittoria del NO al referendum del 4 dicembre.
Votare subito o no, cioè con i tempi necessari a definire una legge elettorale “equilibrata” per le due Camere visto che anche il Senato si deve eleggere? Queste le due direttrici principali su cui si muovono le iniziative delle forze in campo, anche se non tutto è chiaro come vorrebbe apparire.
I percorsi sono segnati dall’interpretazione del voto dei diversi protagonisti e da come se lo intestano. La posizione meno chiara, come da oltre mille giorni siamo stati abituati, è quella del PD, per il quali i dirigenti del “giglio magico” mentre dicono che bisogna votare presto in realtà operano per dilatare i tempi della crisi di governo, in attesa di? … dare tempo al PD e agli altri di “maturare”. Maturare cosa? (vedi il commento di Daniela Mastracci: “A cena per riaccomodare e blindare i posti chiave” pubblicato qui, ieri). Cosa deciderà Mattarella lo sapremo entro lunedì 12. Ci sono molti tatticismi, tanta melina e pure un gran confusione.
Soprattutto non ci sono prospettive chiare. Che insegna il voto e dove andare se si vuole coglierne il significato? È possibile mettere un po’ in ordine i fatti che seguono l’esito del voto di domenica scorsa?
Ma il PD vale davvero il 40%
La notte fra il 4 e il 5 dicembre abbiamo appreso che al di là di ogni aspettativa Il 60% dei cittadini italiani ha detto NO. Questo risultato impedisce che qualche partito possa intestarsi la vittoria perché appartiene ad un Paese che, nonostante tutto, tiene alla Costituzione Italiana nata dalla Resistenza, prima di ogni altra cosa. Ed è la seconda volta che in appena 10 anni lo ripete e lo riconferma. E, in questa occasione, lo fa con una percentuale dei votanti altissima rispetto alle ultime magre prestazioni. Si conferma così la gran voglia di votare seriamente (cioè quando si può davvero scegliere). Il NO, inoltre, ha poi prevalso nelle periferie, tra i giovani (il 68% degli under 34 ha votato no), nei comuni con il più alto tasso di disoccupazione (nei primi 134 comuni per disoccupati il no ha una media del 75%). Ciò significa che il nostro referente sociale vede nella Costituzione una salda certezza di tutela e di avanzamento della propria condizione. Anche qui nel frusinate ed in tutto il Lazio il voto ha le stesse caratteristiche. Ai sostenitori nostrani di Renzi suggerirà di fare ammenda delle loro scelte e delle loro inerzie?
Il primo dubbio lo fa venire quel ritornello secondo il quale il PD riparte dal 40% dei SI. Incredibile come si facciano i conti nella politica italiana! Dubbio e incredulità genera questa affermazione che fa il paio con quella che vorrebbe assegnare alla destra italiana la vittoria dei NO.
Mentre si andava percependo la sconfitta dei SI, un colpo di barra al timone della propaganda ha cercato di rendere plasticamente evidente la destra nei possibili risultati, concentrando l’attenzione mediatica su Berlusconi, quale avversario ottimale di Renzi. I campioni della personalizzazione egocentrica a duello. Scegliersi l’avversario di comodo è un immortale sogno di ogni contendente. Gli ultimi 20-25 giorni di campagna referendaria sono stati dominati da questo duetto che avrebbe dovuto rendere massimamente evidente lo scontro tra vecchio e nuovo, dopo che la sinistra, evocata come conservazione, sembrava non fare più allo scopo. Ma questo mondo della sinistra italiana, ferita, vituperata, disordinata, conflittuale ha trovato energie diffuse nel grande cuore e nello straordinario intelletto popolare che ha introiettato la cultura della lotta all’ingiustizia lasciataci dal ‘900, esprimendo una diffusa e vitale volontà di partecipazione, auto organizzandosi in centinaia di migliaia di comitati, riscoprendo una straordinariamente giovane e vitale ANPI, risvegliando dal letargo un colosso come la Cgil e riportando al voto circa 6 milioni di astenuti che a parere di molti analisti accolgono un’altissima percentuale di fuggiti dal voto al PD. Un’eredità che credo non si possa cancellare perché ormai è una cultura diventata sentimento popolare di massa.
Un esempio di questo intelletto di massa, certamente parziale, ma emblematico. Il Vice segretario del PD provinciale, Sara Battisti, dichiara a caldo: «Il risultato del Referendum ci consegna un carico di responsabilità maggiore perché dobbiamo essere capaci di recepire …» e incalza con un obiettivo concreto e immediato «… Il voto di ieri respinge la nostra proposta di riforma costituzionale, per … andare a rinnovo del Consiglio Provinciale, siano i cittadini a scegliere i propri rappresentati in quell’assise. Si evita così confusione, divisone e lacerazione riconsegnando ai cittadini la responsabilità della decisione.». Si, è proprio vero, una cultura divenuta sentimento ritrova subito la sua missione operativa. Ma nessuna risposta arriva alla Battisti a conferma della inconciliabilità di posizioni interne al suo partito.
Come nel 1960 un nuova generazione di giovani entra in scena
Il voto accreditabile al PD è forse il 30%, per ora. Perché nel risultato del SI convergono più ispirazioni e motivazioni così come avviene per il NO. È sciocco dire che è un voto contro Renzi e poi riconoscere che Renzi e il PD avrebbero un tesoretto del 40-41%.
Trovo, in questi giorni e in queste ore, assurdo, irrazionale, illogico fare testimonianze di fede in un imbonitore impegnato a venderci filtri magici, tanato dalla maggioranza votante del suo Paese (oltre 19 milioni di voti) e che dovrebbe avere il pudore di uscire di scena.
Il problema più serio riguarda il suo partito. Il voto condanna Renzi, ma anche il PD. Come si fa a dimenticare che ne è il suo segretario, accentratore e intollerante verso qualsiasi dissenso, e quindi unico responsabile della condotta di un partito che a causa sua ha definitivamente perso credibilità (Jobs Act, Scuola, Banche, Ministri incapaci a partire dalla Madia ecc) e anche per comportamenti alla De Luca e a tanti suoi simili pure peggiori di lui….
Il voto contro il PD c’è, eccome e non l’hanno evitato Bersani e Speranza. Nel 60% di NO c’è anche un duro giudizio sul PD per come ha deluso il suo elettorato. Il PD deve cambiare politica, quella economica soprattutto e si deve ripulire. Non potrà essere un’operazione di facciata.
Cosa resterà di questo voto parafrasando una canzone cantata da Raf negli anni ‘80? Dipende anche da chi si sente protagonista, fra milioni, di questo risultato eccezionale e non se lo vuole far scippare. In questo territorio ormai siamo all’ultima chiamata. Questa testimonianza di voglia di pertecipazione saprà essere raccolta da tutti o ci sarà qualcuno che in nome di qualche posto in maggioranza si lascerà asservire come è scuccesso fino ad oggi, specie alla Regione Lazio ????
Negare, ironizzare, minimizzare la sinistra per disorientare e dividere servirà a poco. Alla vittoria del No hanno concorso fattori diversi e forse contradditori, che andranno con attenzione indagati. Ma oltre alla diffusa volontà di conservare la Costituzione come ancora di salvezza nella tempesta di una crisi senza fine, non c’è dubbio che è stata decisiva la spinta dei giovani condannati all’emarginazione senza prospettive e di coloro che soffrono per la mancanza di lavoro e l’insufficienza di reddito. La rappresentanza di questa vittoria non può che svolgerla la sinistra. Quale sinistra? Chi di essa ha lottato per difendere la Costituzione ha dei doveri oggi e li deve rispettare con generosità, nobiltà d’animo, e con tanta voglia di organizzare la propria presenza, lontano da ogni interesse personale, di parte e di sigle che sono stati la rovina di questi anni di cecità appresso al neo liberismo.
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