firenze la Leopolda 350 260

firenze la Leopolda 350 260di Daniela Mastracci – Ci devo mettere un po’ di immaginazione. Devo figurarmi la scena, la sala gremita, il palco, le luci, le voci, gli occhi, il brillio degli occhi, le braccia alzate… e ciò che l’immaginazione mi rimanda alla ragione, la ragione lo rifiuta quasi.

Se essa ha un gusto, la ragione volge lo sguardo altrove. Perché la ragione mi impone uno sguardo più ampio: mi fa uscire da quella sala per andare a vedere il mondo. E sta qui il punto: quella sala catalizza i sensi di donne e uomini che cercano la soluzione ad ogni male, ammesso che sentano dei mali. Catalizza gli sguardi e l’udito; muove le bocche al sorriso, e le mani all’applauso. Tutti pronti e bendisposti ad ascoltare le nuove battute, i nuovi slogan, le nuove strategie d’immagine, di marketing, di vendita di parole che fanno breccia nei cervelli, si impongono all’attenzione e convincono per la potenza che evocano, per la vis existendi che farebbero provare. Sono imbevuti di una vis existendi volta verso il futuro.

La “ragione” impone di guardare fuori

Ma la ragione impone di guardare meglio, e meglio significa non altro se non allargare lo sguardo, criticare ciò che a prima vista si vede, metterlo nei confini che il contesto gli impone: ogni evento ha un contesto. E anche se ci chiudiamo dentro sale, il mondo esterno non cessa di esistere: sta lì e pretende attenzione, perché è il mondo dove quell’evento si manifesta. Occorre relativizzare l’evento, trovarne i limiti, ampliando la nostra visione. E cosa ci dice il mondo fuori? Mentre dentro si applaude alla panacea di tutti i mali, fuori la gente non sta bene: non lavora, non studia, non può curarsi; fa fatica a vivere dignitosamente, non ce la fa. Neppure con i voucher! Anzi proprio perché ci sono i voucher! E perché la scuola ci porta da MacDonald’s. E perché la Sanità pubblica è oppressa da tagli inverosimili fino ad un anno fa. Nemmeno immaginati. E perché la distribuzione della ricchezza è del tutto sproporzionata! E perché la corruzione dilaga e infetta la politica, l’economia, la società tutta.

Ma soprattutto l’indifferenza verso i più deboli, verso chi non appartiene allo show business, non c’entra con le sfere alte e ricche, non ha nessun parente da nessuna parte, non ha favori. Fuori c’è una società lasciata a se stessa, abbandonata, sempre più immiserita che viene nascosta dietro i dati ingannevoli di fantomatici aumenti dell’occupazione: certo basta un voucher per rientrare nel novero degli occupati! Una società abbandonata perché anzichè pensare a risolvere i problemi del pendolarismo, si ritiene di investire nelle “grandi opere”, nelle Tav di qui e di là, nei ponti, nella mega strutture cui forse ci hanno abituati le trasmissioni dei canali Sky. Ma chi compra il biglietto tutti i giorni per recarsi a scuola, a lavoro, ad appuntamenti per questioni di salute è costretto dentro treni o autobus con orari razionalizzati: che altro non significa, se non meno treni per trasportare più passeggeri possibile: si riducono le spese per il trasporto e contemporaneamente si guadagnano euro sul numero dei passeggeri, che sale e sale fino a che non ci si sta nemmeno dentro al treno, non c’è posto né a sedere né in piedi: chi viaggia da Roma verso la Provincia di Frosinone e poi Caserta, lo sa bene! E si vuole fare la Tav e il ponte sullo stretto, quando per viaggiare all’interno della Calabria si impiegano ore, con cambi di treni e spostamenti in bus, ove non ci siano binari: è capitato a me per andare dalla costa tirrenica a quella ionica. Dunque attraverseremo la Calabria da su in giù, veloci veloci (così veloci che non riusciamo più nemmeno a guardare fuori dal finestrino e capire dove siamo, vedere quelle terre, quei paesini, quella desolazione, a volte, corriamo sopra binari che sanno di futuro senza sapere più il presente!). E poi se vogliamo andare da ovest a est, non ci possiamo andare.

La Politca è una Kermesse?

Quella che l’immaginazione mi rimanda è una Politica spettacolarizzata. Kermesse. Convention. Endorsement. Politica personalizzata. Leaderismo. Potenza dell’immagine. Rimozione della parola pensata. Mobilitazione di grandi somme di denaro. Politica fatta per imbonire, manipolare l’attenzione, eccitare gli animi, e purtroppo anche per aizzare le passioni più triviali. Lo sloganismo al posto del pensiero, e nemmeno lungo. Frasi a effetto che catturano e blandiscono le voglie piuttosto che le passioni. Solo voglie piccole piccole: quelle più immediate, quelle di facciata. Frasi intonate con sapiente oratoria incita folle. E dette veloci così come veloci sarebbero le soluzioni che raggiungono quasi per magia. Senza un percorso ragionato. Senza porsi interrogativi più profondi. Forse sono tutti andati a lezione dagli scienziati delle neuroscienze: autoconvincimento, autovalutazione, autoincitamento, basta che una parte del cervello lo dica convintamente all’altra e il gioco è fatto: diventiamo tutti capaci di tutto! Senza alcun condizionamento esterno! Anzi se per caso lo andiamo a ricordare ci pigliano per disfattisti! Certo l’uomo è indipendente dalle condizioni esterne, è autofunzionante. E allora col sorriso stampato sulla faccia, e tutti insieme mettendoci gioia e passione, tutti insieme POSSIAMO! Ecco lo “ yes we can” di casa nostra! Chi ha cominciato? Chi ha cominciato a parlare di e con OTTIMISMO? Di guardare le cose con gioia? Col sorriso? Gente ma che cosa state guardando? Come fate ad essere ottimisti? Ad avere quel sorriso stampato sulla faccia? Ad essere così gioiosi? Forse perché non guardate al di là del vostro naso! Forse perché non vedete il dolore, il malessere, le possibilità inesistenti o negate. Perché non vi mettete nei panni di chi i panni non ce li ha!

 
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Di Daniela Mastracci

Daniela Mastracci.Sono nata l'11 marzo del 1970 e insegno nel Liceo Scientifico del mio Comune, Ceccano. Sono Prof e Mamma di due figli che mi crescono intorno mentre scopro che mi piace scrivere.

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