votoNO 350 260IL PERCHE’ “NO” DI QUESTA DOMENICA 6 NOVEMBRE 2016

In generale si trascura di specificare che gli articoli modificati dalla riforma Boschi sono 47. Un terzo della carta. Dal 1948 a oggi i cambiamenti apportati alla costituzione nel corso degli anni sono stati molto più contenuti, e spesso hanno modificato uno o pochissimi articoli. Per avere un termine di paragone, ricordiamo che la riforma più invasiva che ha riguardato il testo costituzionale, l’infausta modifica del titolo V, ha toccato 17 articoli. C’è ancora di più da ricordare e non dimenticare m: il parlamento che ha messo mano a una tale riforma è stato ELETTO CON UNA LEGGE GIUDICATA INCOSTITUZIONALE dalla Corte Costituzionale (sentenza n. 1 del 2014), la quale ha evidenziato che il legame tra corpo elettorale ed eletto si è alterato profondamente e che un parlamento così slegato dai cittadini avrebbe potuto rimanere in carica solo in virtù del principio della continuità dello stato.

ORA, PER QUANTO SI VOGLIA DILATARE QUEST’ULTIMO È DAVVERO ARDUO FARVI RIENTRARE NIENTEMENO CHE LA MODIFICA DI QUASI UN TERZO DELLA COSTITUZIONE.

In conclusione, dietro un’apparente semplificazione in nome della “governabilità” a noi sembra si celi il pericolo di un caos istituzionale in cui a restare al comando sia di fatto un solo potere: quello dell’esecutivo. Un rischio accresciuto dal legame tra l’Italicum e la riforma Boschi, che amplifica i suoi perniciosi effetti in termini di concentrazione del potere nel capo del governo e di indebolimento dell’autonomia delle istituzioni di garanzia. Ricordiamo, infine, che osservazioni molto simili a queste sono state mosse da un appello di 56 costituzionalisti (tra cui ben 11 presidenti emeriti della corte).

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