di Ivano Alteri – In vista delle elezioni amministrative del 2017 a Frosinone, continuiamo a registrare una forte attività nell’ambito di quelle forze politiche che definiamo, solo per comodità d’esposizione, “tradizionali”, o quelle loro simili. Al contrario, notiamo invece un certo rallentamento in quegli ambiti associativi che si vorrebbero porre in alternativa ad esse; cercando, attraverso l’enunciata Costituente, di ricomporre una frammentazione che non ha mai portato a nulla di buono. Forse vale la pena ricordare che negli ultimi anni (almeno un decennio) è proprio nell’ambito delle associazioni che abbiamo registrato i migliori fermenti politici cittadini (e non solo): dall’acqua alla sanità, dall’archeologia all’ambiente, ai trasporti, al centro storico, ai beni comuni in generale, le associazioni hanno elaborato decine di proposte e realizzato decine di iniziative. Tutte riflessioni e azioni di alta qualità politica, secondo il nostro parere, anche se sono spesso etichettate come anti-politica. Tuttavia, abbiamo l’impressione che tali associazioni non abbiano piena consapevolezza di sé e delle proprie possibilità. La loro “timidezza” nel proporsi come soggetto politico unitario ne è la prova.
In questo momento esse sono preda facile degli appetiti di chiunque, e ancor più lo saranno con l’approssimarsi delle elezioni. Nella frenesia predatoria della campagna elettorale, i vari rapaci le azzanneranno e strapperanno loro ogni brandello di voto, promettendo il possibile e l’impossibile. Molte di esse saranno così ridotte a pezzettini sanguinolenti, divorati da questo o da quello, per amicizia, parentela, interesse personale o dovere di riconoscenza. I loro scopi associativi saranno malinconicamente ridotti a mera testimonianza; i loro dirigenti, a guardiani di buona volontà e buone intenzioni, tanto lodevoli quanto inermi. Poi, dopo il voto, tutte le aspettative andranno di nuovo deluse dai nuovi amministratori (estranei agli interessi della città), ed esse ricominceranno d’accapo nell’opera di ricostruzione di sé, con minore energia e minore credibilità di prima; fino alle successive tornate elettorali, quando le loro carni torneranno di nuovo utili a soddisfare gli appetiti della vera anti-politica istituzionalizzata.
Personalmente, riteniamo che sarebbe ora di gettare qualche granello di sabbia, in questo meccanismo infernale. Tuttavia, molti tra i protagonisti di questo pur eccellente associazionismo ritengono che tali granelli possano consistere nelle buone “idee”, nei buoni “progetti”, nei buoni “programmi”, oltre che nelle ormai famigerate “competenze”. Loro ritengono che ciò sia dirimente ai fini della necessaria raccolta del consenso e della successiva buona amministrazione ad opera loro. Noi, invece, consideriamo questa visione un po’ troppo romantica, e ci permettiamo di dissentirne radicalmente.
Priorità politica assoluta: tutte le energie impegnate nelle associazioni decidano di aggregarsi ed autogestirsi
Se davvero l’ambizione deve esser quella di ricostruire dal basso una partecipazione popolare che produca buona politica, e di questo noi siamo assolutamente convinti, allora il compito principale che bisognerebbe assumere, la priorità politica assoluta, dovrebbe essere, secondo noi, innanzitutto l’aggregazione di tutte queste energie. Una moltitudine di attori politici che non sappia aggregarsi, infatti, già dimostra con ciò una incapacità politica non certo consona a chi voglia amministrare la cosa pubblica. L’aggregazione, perciò, è la prima dimostrazione di capacità politica, è il titolo che legittima l’ambizione a governare il bene comune: senza di quella non c’è legittimità. Senza aggregazione, inoltre, nessuna idea avrà mai le gambe per camminare, nessun programma avrà mai alcuna efficacia politica. Senza aggregazione, ogni proposito, anche eccellente, resterà chiacchiera.
Né vale il discorso contrario, secondo cui l’aggregazione dovrebbe avvenire proprio sui progetti, sui programmi e sulle competenze. Infatti, come la storia stessa di quelle associazioni dimostra, di idee innovative e pragmatiche, di buoi i progetti e programmi di lavoro, elaborati e condotti con grande competenza, esse stesse ne hanno prodotti a iosa, senza per questo riuscire ad aggregare quanto necessario per amministrare direttamente alcunché. Riguardo le competenze, poi, c’è da dire che, intanto, queste non mancano certo nell’ambito associativo, dove, anzi ve ne sono di eccellenti; ma inoltre, non sono mancate neanche negli anni passati e non mancano ora tra gli amministratori “tradizionali”: chi può affermare che i sindaci passati e quello presente siano degli incompetenti? Nessuno. Eppure, la città di Frosinone continua a languire negli ultimissimi posti di ogni classifica di qualità della vita tra le città italiane, come insiste nel ricordarci testardamente la realtà. Ciò dovrebbe avere chiarito abbastanza che quelle competenze, pur necessarie, non sono affatto sufficienti, ai fini di una buona amministrazione e di una buona politica.
La buona politica, insomma, ha bisogno di buona politica; e cioè, innanzitutto, di aggregazione. Si è capaci di questo? Se sì, bisogna farlo ora; fissando la data della Costituente, redigendo un documento da sottoporvi alla discussione, dotandosi sin da ora di organismi dirigenti pro tempore comuni, incaricati di organizzare l’appuntamento e tessere relazioni ulteriori. Altrimenti si dovranno battere altre vie.
Frosinone 22 ottobre 2016
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