votoNO 350 260

votoNO 350 260di Nadeia de Gasperis – C’è stato un tempo sospeso, in cui non si capiva se dovessimo aspettarci la campagna referendaria più roboante della storia o se i giochi fossero talmente sottesi e oscuri da subirne solo gli effetti senza godere delle campagne d’immagine che caratterizzano questo governo per politically correctness.
Il “sintomatico mistero” un mistero buffo, per omaggiare Dario Fo che ci ha appena lasciati, e per ricordare la sua satira così dissacrante nei confronti dell’arroganza del potere, è stato presto svelato. Ed ecco che i soliloqui del premier, che si distinguono per arguzia e democratica iniziativa, cominciano a invadere le platee mediatiche.

Nella satira non ci sono limiti e regole, perchè nasce dalla prevaricazione dal dolore della gente, è un momento di rifiuto di certe regole e certi atteggiamenti. Ma gli uomini che fanno politica le regole dovrebbero darsele. Qui si naviga a vista. Si occhieggia alla destra, quando si ricorda a certa parte che la riforma che si va a votare, ricalca le intenzioni del PDL, e si invocano i padri del PCI per ricordare che la riforma della costituzione è proprio quella tanto agognata da Berlinguer. Una campagna trasversale che passa anche attraverso un gruppo sparuto di sessantotto sessantottini. Per fortuna che Trento è una provincia autonoma, altrimenti si sarebbero invocati anche i trentatre trentini trotterellanti. Manca la categoria dei barbieri che vi taglieranno gratutitamente i capelli, in barba alla costituzione, se voterete sì.
Insomma ricorda molto quelle campagne elettorali comunali dove si abbraccia ogni conventicola di partito pur di arrivare alla vittoria, le “comunelle” potremmo chiamarle, che si fatica a capire contro chi si debba vincere visto che si fanno accordi con tutti, e soprattutto per cosa di debba vincere. Se la modifica degli istituti di democrazia diretta, come i referendum stessi, e gli strumenti di partecipazione, lavorano a discapito della sovranità popolare, certo non si sta lavorando per il popolo.

Vogliono vincere per se stessi, per legittimare i danni che si stanno perpetrando al welfare sociale, alla sanità, al lavoro, alla scuola…

É chiaro che bisogna vincere per se stessi, per legittimare i danni che si stanno perpetrando al welfare sociale, alla sanità, al lavoro, alla scuola, da quando il governo si è insediato. Serve solo lo strumento, una costituzione dilaniata e mascherata da strumento democratico per rendere legittimo quello che si sta facendo già, ma legittimo non è.
Siamo alla metà di ottobre e molto probabilemte almeno fino a novembre alcune scuole saranno senza molta parte del corpo docente, il corpo del reato, potremmo chiamarlo e l’imputato principale è la riforma della “buona scuola” che ha causato un caos tale da rendere impraticabile l’inserimento degli insegnanti, tra fasce, graduatorie, vincitori del concorso, e sigle varie che a dirle tutte non basta l’analisi combinatoria delle lettere dell’alfabeto. Un combinato disposto tra legge elettorale e riforma della costituzione e fra tutte le riforme già promosse o attuate e il disegno di riforma, in sinergia verso un annullamento delle forze minori, una affermazione dello straptoere della maggiornza. Una riforma che occhieggia alle banche, ai poteri forti, alle multinazionali, come ogni manovra già attuata.
Uno “Sblocca Italia”, dove una sentenza della corte costituzionale, bocciava alcune misure accogliendo le istanze della regione Puglia, un colpo alle pretese di mettere la museruola alle comunità locali, e alla democrazia. Un governo che trasforma i danni combinati in promesse da mantenere, da mantenere mai. Lo fa rilanciando la capacità di “sognare alla grande” del popolo italiano, che deve “volare alto”, salvo ricadute molto dolorose, sui cittadini stessi. Dove la sanità subirà ancora tagli, già così indirizzata verso un modello privatistico, sarà un passaggio obbligato per coprire le misure previste dalla manovra, perchè mancano al’appello svariati miliardi.

Un testo del referendum tanto imbarazzante quanto offensivo per l’intelligenza dei cittadini, che indirizza democraticamente il cittadino verso una scelta obbligata, una brutta figura retorica che accosta il libero giudizio alla coercizione.
Un giullare, premio Nobel, muore. Nobel alla letteratura ”Perché, seguendo la tradizione dei giullari medievali , dileggia il potere, restituendo la dignità agli oppressi.” un menestrello diventa premio nobel, non vorremmo che qualche saltimbanco si montasse la testa. Dileggiando gli oppressi, il potere non può che perderne in dignità.

 
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Di Nadeia De Gasperis

Nadeia De Gasperis, nata a Sora (Fr) il 10 agosto del 1977. Dopo aver frequentato il liceo scientifico Leonardo Da Vinci di Sora, nel 1996, si iscrive alla facoltà di Scienze Ambientali presso l'Università degli studi dell'Aquila, dove lavora come borsista, presso la biblioteca della Facoltà di Scienze. Dopo gli studi, collabora come docente nel campo della formazione destinata ai professionisti. Dal 2009 inizia la collaborazione con la rivista di fotografia documentaristica Rearviewmirror, un magazine di reportage documentaristico edito da Postcart, dove collabora alla cura dei testi e dell'archivio. Normal 0 14 false false false IT X-NONE X-NONE Rearviewmirror

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