IL PERCHE’ “NO” DI QUESTA DOMENICA 16 OTTOBRE 2016
Rispetto al titolo V la riforma in alcuni casi ripartisce in modo ambiguo le materie. Per quanto riguarda il patrimonio culturale (articolo 117), per esempio, se da un lato la tutela e la valorizzazione sarebbero in capo allo stato, dall’altro la promozione spetterebbe alle regioni, con conseguenti conflitti di competenza davanti alla corte costituzionale onde definire l’incerto confine tra “valorizzazione” e “promozione”. Anche in materia di salute il vero punto debole del sistema resta l’impossibilità di garantire a tutti un uguale diritto alla salute. Infatti, il ritorno della competenza legislativa in capo allo stato – che tanto ha entusiasmato il mondo della sanità – riguarda solo le “disposizioni generali e comuni per la tutela della salute”, mentre resta alle regioni la competenza in materia di “organizzazione dei servizi sanitari e sociali”, la fonte delle diseguaglianze. (basterebbe una buona legge quadro che normi come garantire la sanità libera e gratuita per tutti in tutte le regioni).
L’articolo 32 della nostra Costituzione recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo ed interesse della collettività…” ma per renderlo inefficace, obsoleto direbbe qualcuno, non è stato necessario nemmeno un referendum…
In conclusione, dietro un’apparente semplificazione in nome della “governabilità” a noi sembra si celi il pericolo di un caos istituzionale in cui a restare al comando sia di fatto un solo potere: quello dell’esecutivo. Un rischio accresciuto dal legame tra l’Italicum e la riforma Boschi, che amplifica i suoi perniciosi effetti in termini di concentrazione del potere nel capo del governo e di indebolimento dell’autonomia delle istituzioni di garanzia. Ricordiamo, infine, che osservazioni molto simili a queste sono state mosse da un appello di 56 costituzionalisti (tra cui ben 11 presidenti emeriti della corte).
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