votoNO 350 260

votoNO 350 260di Valerio Ascenzi – Io voto no. Sono fermamente convinto di questa mia volontà, perché inorridisco al pensiero che ci sono uomini e donne che dovrebbero comprendere, avere dimestichezza con le norme, e acconsentono a votare a favore di una riforma di un ordinamento costituzionale scritto male soprattutto nella forma. Purtroppo per Renzi e per la Boschi, quando parliamo di legge, la forma è sostanza e la lingua in cui si scrive una legge deve essere fruibile per tutti. Ma leggendo il nuovo articolo 70, pare proprio che sia stata scritta in un burocratese tecnocratico, finalizzato a tenere a distanza le masse. Se questa fosse stata una riforma redatta per semplificare, rendere più agevole, insieme alla nuova legge elettorale, l’azione di governo non l’avrebbero scritta secondo quello che io definisco il “metodo Brunetta”.
Il vecchio articolo 70 della Costituzione della Repubblica Italiana recitava, lapidariamente: “La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere”. C’è un motivo per cui un articolo di un corpus normativo costituzionale viene scritto con semplicità: il fatto che i corpus normativi degli ordinamenti costituzionali devono dettare semplicemente principi generali. Dal punto di vista del diritto, dal punto di vista di chi dovrebbe essere abituato a leggere le norme, non vi devono essere rimandi ad altri articoli o ad altre leggi.

Casistiche troppo specifiche, non principi generali

Così, purtroppo però è scritto il nuovo articolo 70: secondo il metodo Brunetta cioè con continui rimandi ad altri articoli, non fornisce principi generali ma si esprime su casistiche troppo specifiche, nelle quali, di logica avrebbe dovuto al massimo occuparsi una normazione conseguente. Troppo specifiche per essere contenute in un articolo di un corpus normativo di tipo costituzionale e troppo articolate: basti pensare che il solo articolo 70 conta ben quattrocento quaranta parole, quasi tremila caratteri.
Perché lo chiamo metodo Brunetta, perché è così, con queste modalità, che Brunetta e collaboratori hanno redatto la famose riforma della pubblica amministrazione del 2009, il decreto legislativo Decreto legislativo 150 del 2009. Una legge scritta male, incomprensibile a tratti, con rimandi ad articoli di altre leggi. Un caos… giustificabile minimamente solo per il fatto che non si tratta di una legge costituzionale, ma di un decreto che deve mettere a sistema principi e norme provenienti dalla Costituzione e da altre leggi che ne discendono a cascata. Ma la costituzione non deve discendere a cascata da nulla: deve dettare i principi, le norme generali da cui far scaturire norme specifiche per determinati argomenti che richiedono una normazione. E questi sono principi generali alla base del diritto costituzionale che si studiano quando si muovono i primissimi passi nelle facoltà di giurisprudenza.

Ma dove si sono laureati?

Mi chiedo allora: ma dove l’hanno presa questi la laurea? Io che il diritto costituzionale l’ho studiato in una facoltà come Scienze della Comunicazione e in un Master di Secondo livello per la dirigenza degli istituti scolastici, e mi sono imbattuto in quelli che sono i fondamenti del diritto, mi chiedo: è possibile che io li abbia dovuto studiare sta roba e queste persone no? Se non li hanno studiati, come mai possono sentirsi titolati a riformare la Costituzione stravolgendone il senso e, tra l’altro, dicendo che hanno abolito il senato quando invece non è vero? Il vecchio articolo 55 diceva: “Il Parlamento si compone di Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Il parlamento si riunisce in seduca comune dei membri delle due Camere solo nei casi stabiliti dalla Costituzione”. Il nuovo articolo 55 recita. Il parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato federale della Repubblica”. Quindi, a conti fatti, considerato che le due camere si riunivano per esempio per eleggere il presidente della Repubblica, il senato non vi parteciperà più. Beh… complimenti!
Io vorrei capirci qualcosa nel nuovo articolo 70 e ci sono riuscito, molto a fatica. Se è arabo per me, che per capire cosa c’è scritto devo effettuare un lavoro di studio della norma, andando a cercare e leggere tutte le gli articoli a cui si fa riferimento, immagino come può esser percepito da una larga parte di popolazione che nonostante legga, non comprende cosa legge. La Costituzione, inoltre, proprio secondo i principi del diritto, dovrebbe essere di tutti e non comprensibile solo ad avvocati e addetti ai lavori.

 
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Di Valerio Ascenzi

Sono nato ad Anagni il 25 giugno del 1977. Dal 1998 seguo la cronaca locale e provinciale. Dal 2001 sono iscritto all'ordine dei Giornalisti, elenco pubblicisti. Ho iniziato a lavorare per Ciociaria Oggi, per poi passare a Il Messaggero (cronaca di Frosinone), il Tempo (sempre di Frosinone) e poi al Quotidiano di Frosinone, giornale che ha avuto vita brevissima, esperienza a tratti positiva, ma conclusasi male a causa del fallimento del giornale. In ambito giornalistico e comunicativo ho lavorato in alcune iniziative editoriali romane e nazionali, accostandomi anche al mondo del foto-giornalismo.Ho alle spalle un percorso di studi lungo, poiché "travagliato". Era il 1997. I primi due anni di università li ho trascorsi nella facoltà di Farmacia presso La Sapienza. Già dopo il primo anno ho avvertito l'esigenza di cambiare. L'ho fatto poi iscrivendomi a Scienze della Comunicazione, sempre alla Sapienza, facoltà in cui avevo trovato la mia dimensione. Ma dovendo lavorare contemporaneamente – supplenze nella scuola pubblica e incarichi presso il Convitto Principe di Piemonte di Anagni - ho rallentato gli studi e li ho interrotti un paio di volte. Studiando e lavorando ho preparato due concorsi di abilitazione all'insegnamento – vinti entrambi. Oggi insegno nella scuola primaria, in provincia di Roma. Dopo aver preso il ruolo nel 2007, ho deciso di concludere il percorso universitario. Ho una laurea magistrale in Teorie e tecniche della comunicazione e dell'informazione, conseguita nel 2013 con una tesi in semiotica narrativa e storytelling: un lavoro meticoloso portato avanti per circa diciotto mesi, iniziato (e lasciato aperto) per garantire a me stesso una sorta di riqualificazione in un diverso settore della scrittura (la narrativa e lo screenwriting: la sceneggiatura). Del resto il giornalismo in questa provincia non dà più da mangiare a nessuno. In questi ultimi anni ho compreso che una formazione superiore non basta. Non basta neanche una laurea. Per questo ho ripreso a studiare di nuovo, iscrivendomi ad un master e non so se mi fermerò dopo.Scrivo per passione e da più di dieci anni faccio politica per passione. Dopo aver preso la tessera dei Democratici di Sinistra, sono divenuto per un paio di anni segretario di Anagni. Un traghettatore: nel 2007 siamo entrai nella fase costituente del PD. Avendo aderito alla mozione critica promossa da Gavino Angius, all'ultimo congresso dei DS, per restare coerente con la nostra linea (quella di lavorare per un PD iscritto al PSE) sono uscito con tutto il gruppo, dopo la totale indifferenza per le nostre proposte da parte dell'allora maggioranza guidata da Fassino. Il percorso politico da allora è stato sempre più difficile. Un'area politica, socialista democratica, realmente di sinistra, in Italia non è ancora nata. Nel 2008 ho seguito Angius nella costituente del PSI. Sono stato candidato alle elezioni politiche lo stesso anno. Il PSI non raggiunse neanche l'1%. L'esperienza con i socialisti non è stata positiva, non ne conservo un buon ricordo, soprattutto per il fatto che la struttura di quel partito non aveva nulla a che fare con la nostra cultura politica, fatta di partecipazione, discussione, analisi dei problemi e condivisione delle idee. Siamo rientrati a metà del 2009, insieme a Gavino Angius nel PD. Essendo noi una voce critica, ma piccola piccola, ci siamo resi conto del fatto che nel frattempo quel partito, i DS, non c'era più ed era stato sostituito da qualcosa che ancora oggi non sembra essere un partito. Gavino Angius rientrò con la volontà di lavorare per l'adesione al PSE. Ma ben presto si è capito che il PD andava in una direzione diversa. Nonostante tutto oggi il PD è un partito del socialismo europeo. Ma solo sull'etichetta. Di fatto, le sue politiche non sono di impronta socialista.Molti problemi annunciati dall'allora mozione Angius, sono ancora nodi da sciogliere nel PD nazionale e, a caduta, in quello regionale e provinciale. I circoli cittadini poi, lasciamoli perdere.Ho raccolto l'invito di Ignazio Mazzoli e di unoetre.it per cercare di coniugare la passione per la scrittura, per il giornalismo e per la politica. Per questo cerco di scrivere e commentare, sempre cercando di essere obiettivo, e allo stesso tempo critico, trattando i fatti della politica provinciale nell'area nord della provincia di Frosinone, in particolare ad Anagni.

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