Terremoto 24 agosto

Terremoto 24 agostodi Nadeia De Gasperis – “Alla manutenzione, l’Italia preferisce l’inaugurazione” Leo Longanesi. Ci rechiamo ai campi di Collemare, Poggio di Sassa, Palombaia e non ricordo quanti altri paesini di montagna ancora, ognuno distante un paio di chilometri dall’altro. Le persone proprio come le case, alcune inagibili, altre duramente provate, in una strenua lotta che faccia salva la dignità, che la preservi dagli atti di sciacallaggio operati da politici e mass media.
Sono paesini abitati soprattutto da persone anziane ed immigrati.
La gente soffre il freddo, non hanno elettricità nelle tende, quasi tutti sono autogestiti dal personaggio più carismatico del villaggio. “ma i bambini dove sono?” sono stati portati la notte precedente all’ospedale di Teramo, si sono ammalati a causa del freddo. Le coperte non bastano a scaldarsi. Le mamme vorrebbero avere informazioni sul ripristino dell’attività scolastica, non vengono raggiunti dalle notizie, le notizie così potenti da entrare nelle nostre case e rassicurarci che tutto va bene. (Diario di un sisma, Nadeia De Gasperis, L’Aquila, Aprile 2009).
Il sisma che ha colpito L’Aquila nel 2009, ha senz’altro dato modo a un governo “del fare” di riaffermare il suo autoritarismo e centralismo, sostituendo, criteri, metodi e regole ordinari con metodi straordinari, nel nome dell’emergenza, consentendo qualsiasi nefandezza e corrompendo l’etica della responsabilità pubblica. Questo, dove il Paese pecca già di una sovrapproduzione normativa che implica una norma ad hoc per ogni emergenza.
Ma la modifica del titolo V, in particolare dell’art. 117, prevede che lo Stato abbia legislazione esclusiva sul sistema nazionale di Protezione civile, che è attualmente materia concorrente con le Regioni. Vìola dunque quelli che sono i principi costituzionali della adeguatezza, differenziazione e sussidiarietà, che si sposano con i principi della condivisione, del coinvolgimento attivo, trasparenza e partecipazione, distrugge qualità ed eccellenza della portezione civile, che finora, con la sua forma reticolare di gestione ha garantito interventi decisivi per quella parte di popolazioni che non sarebbe mai stata raggiunta da una gestione che accentri il potere nelle mani dello Stato.

Anzichè un sistema all’avanguardia solo una voglia di supremazia

Invece di garantire un sistema all’avanguardia, con struttura capillare, che conti sulle molte professionalità e sugli investimenti sostenuti molte volte dalle Regioni stesse, soprattutto negli ultimi anni, una manovra di riorganizzazione, riordino e riassetto, già prevista dal DDL Delrio, finisce per uniformare il piano di interventi emergenziale, dimostrando forti tendenze di supremazia.
Il DDL ignora la mancata trasparenza, gli iter normativi farraginosi che hanno caratterizzato finora il sistema della Protezione Civile invece di coinvolgere non solo le strutture operative, ma anche tutti quelli che sono gli attori che a vario titolo partecipano o sono coinvolti come utenti (agricoltura, imprese, associazioni).
Soprattutto se si ignorano le diverse scienze che concorrono a formare la cultura del rischio, ma anche la conoscenza del territorio, delle pratiche, le tradizioni, le norme sociali e di comportamento di una comunità.
A ben aspra prova durarono quei miseri per molti a molti giorni, sotto il vento e la neve, senza una tenda e una baracca (…) E lo stesso giorno, ancora PRC NOun’altra scossa, un’altra nevicata: òla popolazione sosternatissima usciva all’mpazzata, costratta a rientrar subito nelle Xae pericolanti, per non morir assiderata sulle vie. Sttefrati, ebbe a deplorare il crollo di tre scuole, e fu ventura che a quell’ora non fossero incominciate le lezioni. (Terremoto della Marsica, 1915, da Notizie storiche sui grandi terremoti dell’alta campania e specialmente della Valle Cominese di Domenico Santoro-Centro Studi Sorani Vincenzo Patriarca)
Cento anni dopo, le cose si ripetono uguali a se stesse, corsi e ricorsi storici con una medaglia al demerito in più, appuntata sulle nostre coscienze. E cosa acceadrebbe nel caso in cui una calamità colpisse tutta la penisola? Accadde con la forte nevicata del ’56, che colpì l’intera penisola. Le regioni non c’erano ancora e la popolazione pensò che lo Stato “così lontano dalla realtà” non li avrebbe raggiunti. E così fu. Figuriamoci cosa potrebbe succedere, oggi, con la riforma! Senza il coinvolgimento di chi questo lavoro lo fa tutti i giorni, senza avere una concreta aderenza alle necessità reali, non solo per il momento delle emergenze ma nelle fasi che precedendole, dovrebbero evitarle o ridurne gli impatti, ossia nella fase primaria della prevenzione, del riordino e ripristino, che questa riforma vorrebbe appiattire in un unica manovra centralista. Ritorneremmo ai primi anni del dopoguerra.

Votiamo NO, perchè la gestione di una emergenza, la fase di prevenzione che la precede, la fase di rinascita che segue, devono essere processi condivisi e partecipati.

 
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Di Nadeia De Gasperis

Nadeia De Gasperis, nata a Sora (Fr) il 10 agosto del 1977. Dopo aver frequentato il liceo scientifico Leonardo Da Vinci di Sora, nel 1996, si iscrive alla facoltà di Scienze Ambientali presso l'Università degli studi dell'Aquila, dove lavora come borsista, presso la biblioteca della Facoltà di Scienze. Dopo gli studi, collabora come docente nel campo della formazione destinata ai professionisti. Dal 2009 inizia la collaborazione con la rivista di fotografia documentaristica Rearviewmirror, un magazine di reportage documentaristico edito da Postcart, dove collabora alla cura dei testi e dell'archivio. Normal 0 14 false false false IT X-NONE X-NONE Rearviewmirror

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