Provincia Fr 350

Provincia Fr 350di Ignazio Mazzoli – Non solo acqua. Ieri è andata in scena una puntata del duro scontro fra fratelli-coltelli che si contendono il potere in questo territorio. Sintetizza bene l’accaduto l’inizio della cronaca di Alessandro Redirossi “Tariffe congelate e tracollo Pd.”
Si sono confrontate due posizioni a dire il vero non troppo dissimili e sostanzialmente non troppo ostili ad Acea, ma con un punto discriminante che il mediatore di sempre, delle bollette a favore di Acea, Nicola Ottaviani, ancora una volta ha saputo brandire con abilità e determinazione: «Come possiamo con la mano sinistra contestare degli inadempimenti al gestore – ha detto Ottaviani – e con la destra dargli quello che bisognerebbe dargli se fosse adempiente?». Ineccepibile, tanto da chiedersi come mai il PD non si è posto questo punto di accortezza se non vogliamo gratificarlo con il termine coerenza?
Prendo in prestito un passaggio del resoconto che in tempo, quasi, reale ha realizzato Aniello Prisco su Facebook. Così riporta un passaggio: «Sta parlando il sindaco di Fontanaliri che presenta un emendamento firmato da diversi sindaci. Questa proposta viene ritenuta sostenibile dalla STO». (Capperi?) Prosegue «Poi parla Ottaviani e presenta un emendamento firmato da diversi sindaci che prevede di chiedere all’AEEGSI di sospendere la tariffa in attesa di concludere il procedimento della risoluzione, in subordine approvare la tariffa dello scorso anno. Questa proposta non viene ritenuta sostenibile dalla STO (aricapperi!!!). Ma chi è sto STO? Il Giudice supremo? Ma i sindaci che contano? Domanda ormai scontata tanto che così conclude Prisco: «Le mie conclusioni? La conferenza dei sindaci non è lo strumento adatto per queste decisioni e per gestire il rapporto con una società privata così importante e che gestisce un servizio vitale e che produce molti utili e interessi.»
È bene ricordare che ci sono critiche pressanti sulla STO (Segreteria Tecnica dell’Ato) a cui i più non riconoscono la necessaria e doverosa autonomia da Acea.
Ecco dove si rende evidente, in questa circostanza, la differenza fra PD e centrodestra. Quest’ultimo, in coerenza con i suoi più recenti comportamenti che l’hanno ben ripagato nel voto del giugno scorso, fa intendere di saper prendere le distanze dai poteri forti. In questo caso è così, anche se poi non bisogna cascarci. Il PD al contrario non riesce a lacerare il cordone ombelicale con essi (in questo caso con la STO per non dispiacere Acea) dimenticando i bisogni dei cittadini, che sono anche elettori. D’altronde cosa aspettarsi se questo partito, nel frusinate prima di tutto, non è riuscito a pronunziare mezza parola di dissenso mentre il Ministro Padoan dava il via ad un provvedimento ad hoc perché Acea potesse riscuotere coattivamente attraverso Equitalia? È il massimo della subalternità all’egoismo dell’imprenditore e dei suoi interessi con buona pace dell’articolo 41 della Costituzione, che vuole l’impresa privata al servizio della società, anzi le impone di “svolgere una funzione sociale”. Vabbè!
Torniamo a noi. L’assemblea del 2 settembre che, secondo Ritarossi «è sembrata più un “circo” nelle modalità di svolgimento (…) alla fine, rispetto a un mese fa, è giunta a una decisione», proprio per questo, può esser valutata anche come un passaggio inevitabile per il centrodestra di preparare un cappotto all’avversario-alleato. Prove di rivincita? Si perché i due non sono diversi, ma uno vuole stravincere a Frosinone e non solo.
Nell’intervista che Ermisio Mazzocchi rilasciò a L’Inchiesta (8 luglio 2016) alla domanda «In queste elezioni amministrative in provincia ha vinto il centrodestra o hanno perso il centrosinistra e il PD? – risponde – su 21 comuni in cui sono presenti solo liste civiche, 5 soltanto eleggono un sindaco iscritto PD». Nella «promiscuità che riguarda i partiti del centrodestra come quelli del centrosinistra» – prosegue: «Il centrodestra è riuscito a presentare una sua identità chiara e leggibile e ha saputo mantenere una fisonomia di maggiore accorpamento dei suoi componenti, a fronte di un centrosinistra frammentato che sarebbe andato alla sconfitta.» Oggi – aggiunge – «il centrosinistra non è una coalizione e non esiste se è il PD ad autodefinirsi tale (…) Aggiungerei che il centrodestra è stato abile a cavalcare un politicismo volto a esaltare la sua compresenza all’Amministrazione provinciale e allo stesso tempo cogliere le sofferenze sociali che lo stesso Pompeo ha riconosciuto», poi dimenticandosene, aggiungiamo noi.

In questi ultimi mesi, insieme al crescere della rabbia per i disagi economici e sociali di molti, moltissimi nostri concittadini, sullo scenario della politica, si sono verificati alcuni fatti nuovi. Ad aprile, con la presenza di Paolo Ferrero si rilancia l’iniziativa di Rifondazione comunista ora guidata da un giovane e brillante segretario, Paolo Ceccano. Fra aprile e giugno si ripropone la presenza del Pci. Con il voto delle amministrative, il M5S, su questo territorio per la prima volta ha 3 eletti in alcuni comuni della provincia fra cui c’è anche una città come Sora. Mazzocchi, in una recente intervista, riassume così anche l’azione del centrodestra e soprattutto di Forza Italia, «ha saputo interpretare bene la pesante critica presente nella società alle politiche regionali di Zingaretti. Problema centrale reso evidente anche dai nuovi risultati del M5S» L’ostilità alla maggioranza che governa la Regione è ormai consolidata per i frusinati che la colgono sorda alle esigenze primarie e fondamentali di questa realtà. Sintetizzo: Zingaretti e gli eletti di questo territorio che l’appoggiano non sono amici di questo territorio.
Dopo il voto di giugno ricordammo al PD “l’ora della ricreazione è finita”. Dicendogli: “Se non ti fai adulto sei spacciato”
Sulla scena sono apparsi degli outsider e altri ne spunteranno per rispondere alla inascoltata domanda di opposizione e di cambiamento che viene dalla società.
Il voto di giugno, ovunque, parla chiaro contro annunci inconcludenti, malcostume, affarismo. Programmi disattesi, smentiti. Leggi annunciate e mai avviate alla discussione e approvazione. Un costante presa in giro. Delusione e rabbia danno questi frutti. È la democrazia che punisce. Non solo qui ma in tutto il Lazio e oltre.
L’astensione a dispetto si trasforma in voto a dispetto? Forse. Meglio così in ogni caso. Ma non basta solo il dispetto. Deve esserci qualcosa di più. Ci vuole un’alternativa vera, in proposte e comportamenti. In concretezza e in trasparenza. In risultati per la maggioranza dei cittadini e non solo per chi ha già tanto, troppo.
Il voto sul congelamento delle tariffe Acea vale molto di più di quello che sembra.

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