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partito democratico bandiera350 250Intervista de L’Inchiesta a Ermisio Mazzocchi sul voto del di giugno 2016 in provincia di Frosinone

In queste elezioni amministrative in provincia ha vinto il centrodestra o hanno perso il centrosinistra e il PD?

Partiamo dai dati che riguardono il PD. I comuni andati al voto sono 24, da cui sottrarre i tre che sono andati al ballottaggio. Quindi su 21 comuni in cui sono presenti solo liste civiche, 5 eleggono un sindaco iscritto PD, negli altri comuni, ma non in tutti, esponenti del PD sono spalmati in diverse liste civiche. Non dobbiamo dimenticare che è difficile stabilire l’identità degli schieramenti in quanto le liste civiche vedono provenienze di ogni tipo. Una promiscuità che riguarda i partiti del centrodestra come quelli del centrosinistra.

Una condizione che riguarda anche i comuni andati al ballottaggio?

Il sistema delle liste civiche lambisce anche i comuni più grandi, spesso travolti da divisioni come a Cassino. Ad Altri il PD ha una affermazione per aver saputo evitare lacerazioni e mantenere la sua identità presentandosi con il suo simbolo, assicurando la vittoria a Giuseppe Morini. A Cassino e a Sora, divisioni e assenza di identità hanno spento il PD e il centrosinistra.

I due schieramenti di centrodestra e di centrosinistra in questa campagna elettorale non sono apparsi molto diversi. E’ una considerazione condivisibile?

Dobbiamo essere molto chiari su questo argomento per comprendere quanto è avvenuto. Esiste una differenza sostanziale tra le due coalizioni. Il centrodestra è riuscito a presentare una sua identità chiara e leggibile e ha saputo mantenere una fisonomia di maggiore accorpamento dei suoi componenti, favorendo una caratterizzazione più evidente.

Quindi il centrosinistra non è stato in grado di compiere questa operazione?

Pur considerando le diverse forme in cui il centrosinistra si è presentato, era evidente sin dall’inizio della campagna elettorale che la sua frantumazione avrebbe portato alla sconfitta. Cassino è stato l’esempio più marcato di questa incapacità a ritrovare un comune denominatore unificante e vincente. E le differenze ci sono costate e costeranno in maniera duratura un conto politico molto alto.

Tutto questo quanto pesa nella geografia politica provinciale?

Parto anche qui dai dati, abbandonando una diaspora tra i componenti delle diverse anime del PD, per comprendere la reale consistenza del PD nei maggiori comuni che hanno votato in anni precedenti e quelli di oggi. Nei comuni di Frosinone, Anagni, Alatri, Ceccano, Ferentino in cui il PD è presente con il suo simbolo i votanti sono stati 106.207, il Partito Democratico riceve 10.840 voti. Negli 8 comuni al di sopra dei 15.000 abitanti 4 sono di centrodestra, Frosinone, Cassino, Sora, Ceccano, 3 sono indipendenti di centrosinistra, 1 sindaco iscritto PD. Inoltre su 91 comuni, 82 sono i sindaci eletti con liste civiche. Il che ci riporta a quanto detto prima e apre una riflessione sul ruolo dei partiti e della loro politica. E in cima alla lista c’è il PD.

Si pone un problema del centrosinistra e del PD?

Il centrosinistra c’è o non c’è. Certamente oggi non ha una sua identità. Dopo questo voto amministrativo dei comuni sparsi in tutto il paese, il problema assume anche qui una dimensione più ampia e coinvolge il PD. Se il centrosinistra è una reale aggregazioni di forze insieme al PD possiamo parlare di una coalizione, non esiste se è il PD ad autodefinirsi tale.

In questo voto dei comuni della provincia chi ottiene risultati insperati e trae vantaggi maggiori?

Se rimaniamo ai tre comuni più grandi, Cassino, Sora, Alatri, il centrodestra e soprattutto Forza Italia, ha saputo interpretare bene la pesante critica presente nella società alle politiche regionali di Zingaretti. Problema centrale reso evidente anche dai nuovi risultati del M5S. Aggiungerei che il centrodestra è stato abile a calcare un politicismo volto a esaltare la sua compresenza all’Amministrazione provinciale e allo stesso tempo cogliere le sofferenze sociali che lo stesso Pompeo ha riconosciuto, cercando, soprattutto in una prima fase cui poi non ha dato sbocco, di governare con suoi interventi su tutto il territorio.

Cosa resta al PD?

Non mi appassiona la corsa all’accaparramento delle proprie postazioni e delle proprie ragioni dei diversi protagonisti di questa stagione politica provinciale del PD. Tanto più che non possiamo ragionare senza tenere conto di quello che accade intorno, basti pensare a Roma e a Napoli dove siamo stai cancellati, non sconfitti. Ogni città fa storia a sé, ma c’è un tratto comune per tutti che è quello di un paese, di una provincia che sta peggio (lavoro, solitudine, povertà) e non siamo in grado di fare arrivare alla gente il messaggio delle cose buone fatte.

Un PD più sul sociale?

Dobbiamo chiudere le porte dei castellani e aprire quelle della speranza di cambiare. Non basta smettere di lanciarsi pietre tra di noi, cosa sicuramente utile e necessaria se non arriviamo a capire e ascoltare il mondo reale, facendoci perdere il senso di questo partito.

Ci saranno delle responsabilità. Quanto è avvenuto a Cassino non è casuale?

Io mi assumo la mia parte di responsabilità per non aver, con la mia presenza e con il mio ruolo, impedito che il partito agisse come Ponzio Pilato non riconoscendo il diritto statutario della grande maggioranza del Circolo a decidere le proprie alleanze, come delineate nel documento corredato di firme, che fu inviato a norma di Statuto alla Direzione provinciale. Non mi basta prendere atto dell’ingovernabilità in cui si trovano le relazioni interne al PD e quelle con i suoi possibili alleati. Sono certo che si è entrati in campagna elettorale soggiacendo a scelte pregiudiziali che hanno umiliato la democrazia interna del Circolo.

Ma ci saranno anche altri responsabili?

Indubbiamente, ma non è questo il punto. La maggiore responsabilità degli orientamenti operativi del PD è di non avere colto, nel corso di questi ultimi anni, cosa sia divenuta Cassino dal punto di vista sociale ed economico. Quanto pesa la sofferenza e l’incertezza di larghi strati della popolazione? Quanto pesano i rischi che corrono la legalità e la trasparenza? Quali sono le forze sociali, economiche, finanziarie che agiscono in questa città? E’ in questa ricerca che dobbiamo impegnare il partito con il massimo rigore perché “non basta smettere di lanciarsi pietre tra di noi, se non arriviamo a capire e ascoltare il mondo reale”, apportando correzioni nelle scelte e soprattutto nei comportamenti.

Frosinone 8 luglio 2016

 
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Di Ermisio Mazzocchi

Ermisio Mazzocchi: nato a Vetralla (VT) il 7 agosto 1946. E' laureato in Filosofia presso l'Università di Roma "La Sapienza". Nel 1972 è dirigente nel PCI nella Federazione di Frosinone. Dal 1985 assume l'incarico di Presidente della Confederazione italiana coltivatori (oggi CIA) che lascerà nel 1990 per ricoprire incarichi politici nel Comitato regionale del PCI e in seguito PDS del Lazio. Si è occupato di agricoltura e dei suoi prodotti come Presidente della Consulta regionale e nell'ambito dell'ARSIAL. Nel 2004 tiene su incarico dell'Università di Cassino un corso sul tema "Storia della bonifica pontina". Nel 2003 pubblica il suo primo libro sulla storia dei partiti cui segue il secondo nel 2011 sullo stesso tema. Il suo impegno politico è nel PD. Studia avvenimenti storici ed economici.

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