di Ivano Alteri – Anche oggi, come ormai da diversi giorni, dobbiamo registrare una gran ressa di imprenditori esasperati, accampati davanti al Centro per l’Impiego di Frosinone, alla ricerca disperata di disoccupati. Al Centro la situazione è ormai ingestibile e preoccupante. Impiegati e dirigenti sono costretti ad entrare dall’ingresso posteriore, per evitare la calca e gli spintoni, e raggiungere incolumi gli uffici. Il malcontento tra loro è palpabile. “Le solite cose improvvisate. Non potevano pensarci prima? Non lo sapevano quello che sarebbe successo?”, sono solo alcune delle considerazioni che possiamo riferire, tra le tante espressioni di rabbia che riferibili invece non sono.
Per dovere di cronaca, dobbiamo annotare però che il direttore del Centro si è attivato prontamente sin dal principio, non appena resosi conto di quanto stava per accadere. Come abbiamo potuto appurare, egli non ha mancato di tempestare di telefonate i livelli superiori, affinché mandassero rinforzi per tempo; ma senza esito.
Anche tutti gli altri Centri della regione, abbiamo appreso da fonti attendibili, si trovano nel più totale caos, e sembra non ci sia verso, neanche cambiandolo, di venirne fuori. Sono girate voci incontrollate di impiegati dei Centri costretti a portarsi in ufficio familiari fino al terzo grado, per farsi aiutare a smaltire le richieste di assunzioni. Ma questo non poteva che causare ulteriori problemi. La direzione generale è dovuta infatti intervenire con urgenza, per riportare un poco d’ordine e non distogliere il resto della popolazione laziale dalla normale occupazione lavorativa.
Insomma, alla fine, sembrerebbe che, come al solito, al direttore abbiano detto: “Arrangiati!”. Raccontano testimoni di averlo visto accasciarsi sulla sedia, dopo l’ennesima telefonata convulsa, di certo rimuginando su quanto gli stava accadendo, e nel disperato tentativo di trovare un qualche filo logico in quel guazzabuglio di pensieri. Siamo andati a trovarlo per chiedergli di condividerli con noi e di raccontarci quest’ennesima storia di imbarazzante disorganizzazione italica.
Un’ironica conversazione immaginata con il dirigente del Centro per l’impiego
Direttore, cosa accade?
Qualche chiaro segnale si era avuto già – inizia con un fil di voce e sguardo spento – quando l’aveva annunciato Zingaretti. Davanti al Centro si potevano già vedere allora sporadici capannelli di imprenditori sin dalle prime luci dell’alba; alla spicciolata giungevano circospetti, nella recondita speranza di non trovarvi troppi contendenti. Ma subito si rendevano conto che la loro era speranza vana. Allora si acconciavano alla meglio vicino alla fontana, ormai rassegnati ad una attesa che si prospettava niente affatto breve, si passavano solidali il thermos col caffè caldo… Si racconta di tentativi notturni di alcuni di loro, di sicuro tra i più ottimisti, che non rinunciavano a fermare qualche occasionale passante insonne, chiedendogli timidamente e speranzosi: “Scusi, lei è disoccupato?”; “No, io spaccio. Serve qualcosa?…”.
Ma poi le cose sono andate peggiorando…
Sì, subito dopo, quando alla fine ne ha dato conferma Buschini: arriva in Ciociaria il bonus di ottomila euro per ogni assunzione. Ma si può? Quell’improvvida dichiarazione è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ma dico io, volete dare dei bonus? Va bene, fate pure; ma cercate di organizzarvi per tempo no!…Ci lasciate così, ci lasciate?
E invece?
E invece niente. Ho telefonato e ritelefonato alla direzione generale dei Centri, per avere qualche altro impiegato di supporto. Ma mi hanno preso per matto. “E dove li andiamo a trovare?”, mi hanno detto, “in tutta la regione è così!…”. “E allora io come faccio?”; “Arrangiati!”, mi hanno risposto.
E lei?…
Io ho cercato di fare del mio meglio; ho cercato di adottare qualche provvedimento, almeno di assegnare dei “numeretti”…
I numeretti?
Sì, quelli che si usano all’Inps, ai supermercati, per dare ordine alla coda… Ho chiamato un mio collaboratore e l’ho incaricato di acquistare subito qualcuna di quelle macchinette… Non è stato facile trovarne, le avevano già comprate quasi tutte quelli delle biblioteche sparse per la provincia, ci hanno detto…
E hanno funzionato?
No.
Perché?
E perché?… perché quando l’abbiamo messe in funzione, i numeri sono stati presi da quelli che erano arrivati da poco; quegli altri, che stavano lì da giorni, era già crollati per la stanchezza, e dormivano…
Insomma, si è praticamente ribaltato l’ordine di arrivo?
Eh sì.
Si può immaginare la reazione?…
Non me lo dica… quando si sono risvegliati e si sono accorti della beffa ci hanno ricoperto d’insulti. “E’ una vergogna! Questa è l’Italia! Questa è la Ciociaria!”, “i disoccupati li date solo ai raccomandati”, “venduti!”. Un putiferio.
E allora, cosa avete fatto?
Abbiamo iniziato le chiamate a partire dai numeri più alti, per cercare di rimettere in ordine la fila.
E come è andata?
Beh, non abbiamo certo risolto il problema della ressa. Chi ne voleva due, chi ne voleva cinque, chi ne vole dodici… e tutti a tempo indeterminato, eh! Ma i disoccupati, quelli erano. E presto sono finiti.
Ci racconti qualche aneddoto significativo
C’è stato un tizio che cercava cinquantadue disoccupati, per avviare una nuova attività; “Seeee!” gli hanno risposto in coro, “noi siano qui da cinque giorni; vedi un po’ di aspettare il tuo turno, e poi vedrai che te li daranno i tuoi cinquantadue disoccupati… ah, ah, ah!”.
Ma c’è stato anche di peggio, ci risulta…
Sì, mi hanno raccontato di un vecchietto che non trovando nessun cantiere aperto nel quartiere si era avvicinato incautamente a quella gran cagnara; mi hanno detto che se l’è vista brutta. Era stato accerchiato da una masnada d’incravattati e signore tacco 12 e tailleur, che con aria vagamente minacciosa gli aveva chiesto fissandolo negli occhi: “Scusi, lei è disoccupato?”. Lui, mi hanno riferito, era arretrato intimorito di qualche passo, quasi inciampando sul bastone che di solito lo teneva in piedi, con la mascella pendente fino al collo, la dentiera lì-lì per cascargli a terra. Aveva tentennato per qualche istante, non sapendo bene quale fosse la risposta giusta. Ma poi, preso a due mani il poco coraggio che gli era rimasto, aveva riaggiustato la dentiera nella bocca con un colpo di lingua, e strabuzzando gli occhi si era risolto nel dire la verità, il temerario: “No, sono pensionato”. Non l’avesse mai detto: “Aaaah! Ecco qua l’Italia dei pensionati e occupati che fanno la bella vita, e noi qui in fila da giorni… Bella roba… e poi dice che non funziona niente…”
Certo, ci si poteva organizzare un po’ meglio, prima di annunciare ‘sti bonus!…
Beh sì, qualcosa di meglio potevamo fare anche noi…
E cioè?
Mah, c’era un signore piuttosto adirato che mi ha fatto tanto pena. Giustamente continuava a ripetere singhiozzando e nascondendo il viso sulla spalla di un compagno di sventura: “Non è possibile… non è possibile… Ma perché deve succedere tutto questo? Sono giorni e giorni che sto qua davanti. È organizzazione questa? Ma non hanno proprio pietà? A ME SERVE SOLO UN PART-TIME, CAZZO! Non si potevano fare almeno due file distinte?”. Effettivamente non aveva tutti i tor…
Il direttore non riesce a finire la frase e stramazza a terra catatonico; ma viene prontamente soccorso dagli operatori del 118. L’intervista è finita. Noi cerchiamo di avviarci all’uscita ma un impiegato armato di scopettone e con un cestino in testa tenta d’impedircelo, pensando che noi stiamo invece entrando. Lo rassicuriamo con qualche pacca sulla spalla e lo affidiamo agli infermieri… Questo è il clima che si respira lì dentro in questi giorni.
E certo fuori non va meg
lio. Appena usciti ci si avvicina uno scalmanato di corsa, con la cravatta madida di sudore annodata intorno alla fronte, che ci urla in faccia con gli occhi fuori dalle orbite “Scusi, lei è un disoccupato?”; “No, sto in ferie…”; “Ma che cazzo di paese è diventato questo… Vedrai che me ne vado all’estero, me ne vado!”, ci dice, prima di prorompere in un pianto dirotto.
La calca, d’altra parte, non accenna a scemare né gli animi a chetarsi. Agenti in assetto anti-sommossa fanno quel che possono per evitare incidenti. Una notizia, non confermata né smentita, racconta che nei giorni scorsi la questura è stata costretta a distogliere quasi tutto il personale e gli autoveicoli di polizia e carabinieri assegnati originariamente alla ministra Boschi per la visita in Ciociaria, lasciando per lei soltanto milletrecentosettantotto agenti, ottantaquattro mezzi corazzati e diciassette cingolati. Segno, questo, di una situazione drammatica che rischia da un momento all’altro di farsi tragica.
E in questi giorni di caccia al disoccupato, infine, non poteva certo mancare l’opinione più che mai amareggiata di Gino Rossi, portavoce della Vertenza Frusinate, che dalle pagine di facebook non risparmia critiche agli stessi suoi ex compagni di lavoro: “STANNO CERCANDO ANCHE VOIIIIIIIIIIIIIIII NON VI NASCONDETE COME FATE SEMPREEEEEEEEEEE TROPPO COMODO STARSENE A CASAAAAAAAAAAAAA DEVO FARE SEMPRE TUTTO IOOOOOOOOOOOOO….”. Senza risparmiare le giuste critiche, tuttavia, ai veri responsabili del disastro che, ancora sul noto social, Rossi richiama all’ordine così: “BRUSCHINIIIIIIIIIIIIIIIIII TE L’AVEVAMO DETTOOOOOOOOOOOOO TU SEI IL RESPONSABILE DI TUTTO QUESTOOOOOOOOO NON VOLETE MAI ASCOLTARE NESSUNOOOOOOOOOOOOOOO ORA CHI CI PENSA ALLE FAMIGLIE DI QUELLI DEL CENTRO PER L’IMPIEGOOOOOOO…”. In serata, in un tweet, è arrivata puntuale la replica piccata ma rassicurante di Buschini, probabilmente suggerita da qualche spin doctor di area renziana: “Gino, stai bonus!”.
Dove andrà a prendere i disoccupati la Ciociaria? Come affronterà, la Regione, quest’ennesima emergenza ciociara? Che fine faranno i bonus? Lo sapremo nei prossimi giorni, ferie permettendo.
Frosinone 11 agosto 2016