incatenati Ilva Patrica 29giu16 350 260

incatenati Ilva Patrica 29giu16 350 260di Ignazio Mazzoli – Il giorno 29 giugno una rappresentanza di lavoratori della Ilva di Patrica, ormai disoccupati e senza assegno di mobilità dal giorno successivo (l’esercito senza reddito s’ingrossa), si sono incatenati davanti ai cancelli della ex loro azienda. Dura come una mazzata fra capo e collo arriva una messa a punto della Società: «In merito alle manifestazioni dei lavoratori in corso davanti allo stabilimento ILVA di Patrica, la Società precisa che, a seguito della conclusione della procedura di mobilità, in data il 30 giugno 2014, questi lavoratori non sono più dipendenti del Gruppo e che il sito produttivo non è più in funzione dal febbraio 2012. La Società precisa inoltre che lo stabilimento di Patrica è stato chiuso dalla precedente gestione Riva e che l’Ilva in Amministrazione Straordinaria ha messo in atto tutto gli strumenti legislativi disponibili».

Una verità, una sola è necessaria

Che senso ha questa precisazione? Ma i lavoratori non si erano incatenati (?) «per affermare con forza che nè il piano “Marcegaglia” nè il piano “Arvedi” prevedono un futuro per la ripartenza dello stabilimento di Patrica (?) Sulla base di questo presupposto vogliono sensibilizzare i commissari e l’opinione pubblica per una soluzione che preveda la vendita separata dal resto del gruppo del solo stabilimento Ciociaro che come hanno appreso ha una manifestazione ufficiale di interesse e di acquisto presentata ai commissari del gruppo in conformità al Decreto. Questa richiesta trova fondamento sulle garanzie di ripresa e di ricollocazione presenti nell’offerta per il sito di Patrica.» Così recitava una nota inviata alla stampa da Fabio Bernardini della Fim-Cisl.

…“non sono più dipendenti del Gruppo” come dice la Società o “hanno titolo per sensibilizzare commissari e opinione pubblica” come dice la Fim-Cisl? Si è certi che anche nel caso del primo quesito un nuovo compratore sia disposto a ricollocare tutti gli ex dipendenti Ilva?
Sempre il giorno 29 giugno in un comunicato della FIM-Cisl, Segreteria Provinciale Area Vasta Frosinone – Colleferro si può leggere «L’interesse di questi grandi gruppi (Marcegaglia e Arvedi ndr) è essenzialmente concentrato nell’acquisizione degli stabilimenti “Core” del gruppo Ilva, (Taranto e Novi Ligure), e di certo non per stabilimenti “doppioni” già in loro possesso, né tantomeno di stabilimenti ormai chiusi da 2 anni.»
In conseguenza di questa valutazione il Segretario Generale della FIM CISL di Frosinone, Fabio Bernardini dichiara «Sono convinto infatti che se la decisione che verrà presa sarà quella di cedere l’intero gruppo ad una singola cordata, Patrica non verrà più riaperto e per l’ennesima volta ad un passo dalla soluzione di questa vertenza, (così come è capitato nel dicembre 2014 che a 4 giorni dalla vendita del sito di Patrica il Governo con la Nazionalizzazione dell’Ilva ha di fatto impedito la vendita stessa) ci ritroveremo ad aver lottato inutilmente ma soprattutto avremo chiuso l’ennesimo stabilimento nella nostra Provincia e qualcuno dovrà assumersi la responsabilità di questo.»

Affrontare la realtà con decisione

Giusto. Giustissimo. Quale responsabilità che non sia stata disattesa fino ad ora? Le forze politiche presenti in Regione e Parlamento espressioni di questo territorio non erano già da molto tempo al corrente della situazione delle possibili alternative su cui operare delle scelte d’intervento?
A leggere le dichiarazioni pare di sì. E allora, ripetiamo a questo punto le domande poste: “non sono più dipendenti del Gruppo” come dice la Società o “hanno titolo per sensibilizzare commissari e opinione pubblica” come dice la Fim-Cisl? Si è certi che anche nel caso del primo quesito un nuovo compratore sia disposto a ricollocare tutti gli ex dipendenti Ilva?
«.. il Parlamento, – dichiara ancora Bernardini – che sarà chiamato a valutare e deliberare le scelte che faranno i Commissari, e proprio da chi rappresenta la nostra Provincia in quella sede, dalle Istituzioni tutte che hanno come mandato la rappresentanza degli interessi dei cittadini che li hanno eletti, ci aspettiamo il maggiore impegno al fine di far valere pienamente il proprio ruolo e il proprio peso politico per lanciare un segnale di speranza ai lavoratori di Patrica, ma soprattutto alla nostra Provincia.» Soprattutto all’intera Provincia ci viene da aggiungere, insieme al fatto che la speranza (il ci aspettiamo) non si può riporre “a scatola chiusa” in chi ha già dimostrato di non sapere assicurare risultati. Non solo un “maggiore impegno”, ma ben altro impegno, altro stile di lavoro e ben altra dedizione (?) ci vogliono.
Se non si organizza la voce del frusinate perché venga ascoltata forte e determinata, solo altre tragiche delusioni aspettano i senza lavoro e i senza reddito del frusinate insieme alle loro famiglie.
2 luglio 2016

 
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