di Daniela Mastracci – “Sconfitta pesante ma io non mi dimetto – dice lui – piuttosto ora si apre una fase nuova: il ‘fuoco amico’ fa male, serve una maggiore unità e dove non ce n’è stato abbastanza, serve maggiore rinnovamento”.
Sembra poco intenzionato a dimettersi. E quelli della sinistra Dem chiederanno le sue dimissioni? Insomma il segretario sarà ancora Matteo Renzi? O lascerà a qualcun altro l’onere e l’onore?
Che poi mi verrebbe da chiedere: ma dopo tali amministrative non dovrebbe dimettersi proprio da Capo del Governo? Insomma il suo stupefacente 40% delle Europee dove è finito? Sembra dileguato, sciolto nella liquidità che tanto va di moda!!! Mi è capitato di sostenere che in tempi liquidi e di partiti liquidi si corre il rischio di amalgami che non t’aspetti; con conseguenze imprevedibili; con prof che ti votano contro perché la “Buona Scuola” fa acqua da tutte le parti; con il “terzo polo” che fa squadra con il secondo e ti batte a Torino; l’astensione (che ogni tanto invochi!!!) che ti salva in calcio d’angolo a Milano; con il voto di “cambiamento” che ti strappa Roma. E dire che la parola “cambiamento” ti piaceva tanto! E proprio lì, dove eri più attivo e nuovista, perdi, perché all’improvviso qualcuno è più nuovista di te! Che poi cosa significhi “cambiamento” lo si dovrebbe un po’ spiegare! Tutto cambia, basta che scorra il tempo! E non necessariamente cambiare significa migliorare, andare incontro ad esigenze vere, ai problemi del Lavoro, del Reddito, della Sanità, della Scuola, della Corruzione, della Mafia, e via dicendo… al problema occorre soluzione: questo è il cambiamento che produce qualità della vita, equità, pari opportunità, benessere, giustizia, e anche ora “e via dicendo” …
…“decisionismo” piuttosto che la discussione partecipata e paritaria…
Se cambio solo per accomodarmi ancor di più e meglio; se cambio per osservare come un credente fedelissimo i diktat finanziari, le agenzie di rating, le banche, un’Europa che è Mercato, che impone Austerity, sempre poi a spese dei contribuenti, dei lavoratori e, peggio, dei senza reddito, che si ritrovano in un welfare sempre più ristretto, tutto sempre a danno della spesa pubblica; se impongo il mantra del “pareggio di bilancio”; se cambio verso un restringimento anche della sovranità popolare; se voglio modificare il Titolo V, cioè i rapporti tra lo Stato e gli Enti territoriali, riconducendo alla competenza esclusiva dello Stato materie come: trasporto e navigazione, energia, comunicazione, disposizioni per la tutela della salute, tutela e sicurezza del lavoro, etc. etc…. Insomma se vai verso il “decisionismo” piuttosto che la discussione partecipata e paritaria; piuttosto che una democrazia consapevole e votante, soprattutto; piuttosto che la voce degli elettori alle Politiche, come alle Amministrative, ma come anche ai Referendum (dove capita di invitare ad andare al mare; viceversa lo si fa diventare la battaglia politica pro o contro il Governo, e dove il Paese si gioca tutto perché se perde Renzi “cosa succede dopo?”, quale scenario apocalittico?), insomma può accadere che gli elettori a questo “cambiamento” dicano di NO.
Senza restare invischiati nella trappola plebiscitaria in cui il Governo pare volerci mettere, il NO rivendica sovranità e partecipazione; rivendica “controllo e contrappesi”; rivendica che chi sieda in Senato sia votato dai cittadini e non da interposta persona, sia pure un Consigliere Regionale; rivendica che per proporre leggi di iniziativa popolare non si innalzi il numero delle firme da raccogliere (che va a 150.000, a fronte della 50.000 previste dall’art. 71 della Costituzione); che non si innalzi il numero delle firme per indire un referendum abrogativo (numero che va da 500.000 firme– art.75 della Costituzione – a 800.000 secondo la “riforma” costituzionale). Insomma il NO non è conservatorismo che cieco si opponga al “vento del rinnovamento” e della Velocità che diventa senza alternativa. Il NO è riappropriazione dello spazio della riflessione, del controllo, della garanzia, delle opposizioni, delle opinioni tutte, senza che un restringimento della sovranità e della partecipazione le metta a rischio, andando verso un Potere del Governo che oltrepassi anche lo stesso Parlamento.
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