di Nadeia De Gasperis – Non siamo tutti Orlando e i suoi ragazzi, siamo schegge della nostra società in frantumi, siamo la prova del fallimento del genere umano. La diversità non va compatita e non va accettata, va difeso il suo diritto di manifestarsi.
Io non sono gay, sono il desiderio infranto di ognuno di quei ragazzi, sono la libertà di espressione della mia natura umana e civile, sono la sua mutilazione.
Sono l’ultimo volo del ragazzo dai pantaloni rosa dalla finestra dell’aula di una scuola, l’ultimo bacio di Mario e Luca prima di essere massacrati di botte, sono la porta che si chiude alle spalle di Francesca, buttata fuori di casa e ripudiata, sono il fallimento della mia educazione sentimentale, che fuori dai confini della rassicurante comprensione abdica alla meschinità.
Opporsi alla cultura della violenza
Non so se nella mia città possa nascondersi un covo di terroristi, so che il mio amico Mohamed ha paura di prendere l’aereo e così patisce due giorni di nave per raggiungere il suo Paese, so che la destra xenofoba populista e reazionaria sta prendendo sempre più ardore e l’ardire di occupare quegli spazi preclusi alla violenza. Ma la violenza assume forme inaspettate, occupando luoghi “meno comuni e più feroci”, ma anche più comuni e meno feroci, la violenza non la puoi redimere, la devi lavorare ai fianchi opponendo strenuamente la cultura della non violenza, marcandola stretta con una feroce mitezza, facendo proseliti tra le persone perbene relegandola a una sparuta minoranza. Andrea, il nostro compagno ventenne, è stato picchiato da otto trentacinquenni, perchè indossava una maglietta “antifascista”.
Sono così lontani e così vicini i giorni in cui provavo rabbia nel vedere un gazebo di forza nuova campeggiare senza vergogna nella piazza cittadina a sottrarre un po’ di aria al mio passeggio domenicale o la famigliola votata a Salvini, fuori dalla chiesa la domenica, “battersi in petto” per i diritti (da negare) ai ragazzi immigrati.
Dare spazio a qualsiasi tipo di fondamentalismo, sia esso religioso che politico, significa rendersi complici del fallimento di una intera società.
Sono il peso sul cuore di Andrea, il suo ginocchio gonfio e la rabbia rappresa in ogni livido, sono l’ultimo volo, e l’ultimo bacio, sono gay, lesbica e disabile ma non sarò mai la mano che vi accorderà il potere sulla mia città, sarò tutta la forza necessaria a contrastarvi.
Perchè la vostra violenza, sdoganata e legittimata, non sia mai promossa a “razzismo federale”.
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