Appello per raccolta firme per la campagna referendaria – Domenica 5 giugno raccolta firme dalle 9 a Frosinone, mercatino centro storico, e ad Alatri via Madonna della Sanità (Caffè del Sole)
Mancano pochi giorni alla fine della campagna referendaria che vede singoli e organizzazioni impegnati nel raccogliere almeno 500 mila firme nell’eventualità, nel 2017, di votarli.
SI FA APPELLO al massimo sforzo per le prossime due settimane, anche alla luce del numero di 300 mila firme finora raggiunte, che non bastano e quindi necessita di un ulteriore numeroso e forte impegno.
Stride in questa situazione il confronto con la legge di iniziativa popolare per la legittima difesa proposta dall’IDV che, pur non chiara nel merito e che prende spunto dalla “americanizzazione” delle relazioni umane (far west), sta raccogliendo centinaia di migliaia di firme (un milione?) proprio perché appare toccare gli interessi di ognuno di noi (?). La gran parte della raccolta viene fatta, almeno dalle nostra parti, nei comuni dove i cittadini autonomamente si recano.
Ci sono obiettivi da difendere e raggiungere più importanti per la nostra difesa. Firmare per questi referendum è un atto concreto nel nostro intersse. Non rinunciamoci
La stessa coscienza che qualcuno tocchi i nostri interessi però deve essere più evidente anche nei referendum che proponiamo, organizzando la raccolta di firme e pubblicizzandola in ogni comune. Evidentemente c’è qualcosa che non va, non basta rinfrancarsi davanti ad una lettura o ad un film impegnato ma poi non compiere opprtune azioni democratiche se si crede necessario contrastare l’azione di schiacciamento della democrazia.
I referendum non sono la panacea per contrastare le scelte del potere ma offrono uno spazio di azione e anche di confronto sulle tematiche a noi care.
Innanzitutto la raccolta firme sui referendum istituzionali offre una possibilità di propaganda e di informazione per il NO a quello costituzionale di ottobre, la cui opposizione riveste un grande valore politico e democratico per difendere i principi della nostra costituzione.
No all’Italicum erede dell’incostituzionale Porcellum
Opporsi, poi, all’Italicum è necessario e dirimente per il funzionamento della nostra democrazia fin troppo sbilanciata verso gli esecutivi (vedi i sindaci potestà e la mancata elezione dei consigli provinciali!). Il premio di maggioranza è una aberrazione che con la scusa della governabilità riduce gli spazi di rappresentanza di tutte le cosiddette minoranze consentendo ad un’altra minoranza il dominio dei numeri e quindi delle scelte. Governare democraticamente è soprattutto confronto e mediazione possibilmente ad armi pari tra forze che rappresentano la gran parte della realtà, già di per sé poco riducibile ad essere rappresentata dignitosamente.
In ogni caso meno rappresentanza c’è meno difesi sono gli interessi delle classi meno abbienti, più il “capitale”, o che dir si voglia, imperversa per impossesarsi di risorse, reddito e futuro di tutti noi.
Per una scuola pubblica aperta a tutti migliore di ogni scuola privata
La “buona scuola” immagina qualcosa che, a prescindere se bella o brutta, si dirige comunque lontano da quella che noi pensiamo sia l’istruzione. Per chi ha occasione di viverla da genitore ci si accorge che in questi anni, con le riforme verso l’autonomia, non si sono avuti nemmeno tiepidi segni di miglioramento. Anzi, la sensazione che rimane è che se tuo figlio fosse a casa non perderebbe didatticamente alcunché. Sembra anzi che la scolarizzazione di massa sia una occasione eccezionale per recuperare risorse economiche (dalle famiglie soprattutto) e far passare ideologie di competizione piuttosto che una attenzione alla costruzione di un cittadino libero e critico e che faccia proprio il senso di uguaglianza. Il percorso “liberalizzato” della scuola è chiaro: favorire anche la privatizzazione della scuola. Impediamo almeno i disegni di sgretolamento di quella pubblica esistente!
Per difendere l’ambiente in cui viviamo e dovranno vivere figli e nipoti
Sui referendum ambientali poco ci sarebbe da aggiungere in base alla coscienza collettiva e alla responsabilità per il futuro. I referendum che si oppongono a nuovi inceneritori e a trivelle disruttrici e a bloccare la privatizzazione dell’acqua non possono assolutamente non trovarci d’accordo davanti alla drammatica situazione di mettere a repentaglio il futuro del pianeta, per trovare profitto nella gestione delle risorse sull’altare del “libero mercato”. Lo sviluppo contro la natura è oggi un mantra che dovrebbe essere elemento da superare nel più breve tempo possibile nelle agende politiche per un altro mondo possibile puntando a piuttosto ad una convivenza con la natura e l’ambiemnte che ci cirocnda senza distruggerli in nome di soluzioni illusoriamnete moderne ma incompatibili con gli equilibri fra gli essere viventi e l’insieme delle manifestazioni di vita del nosrto Pianeta..

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