FiuggiFonte 350 260di Saturnino Manovale – Poesia in dialetto già pubblicata sul giornale “Fiuggi” e scritta dall’autore fra il 2007 e il 2008 che così me l’ha presentata. «quando scrissi questa poesia (rileverai il voluto passato remoto) non avevo ancora alcuna mia “ruga” a cui ispirarmi. Furono piuttosto le rughe di Fiuggi a spronarmi a scriverla.
Sento che dobbiamo fare qualcosa per evitare che questa città muoia. Devi saper che io non sono fiuggino purosangue.
Mio padre era leccese e il nonno di mia madre, non si è mai capito, se venisse dal vicentino (Valdagno) o dall’aretino (San Giovanni Valdarno). Vista la bellezza della deputata vicentina Alessandra Moretti, preferisco accasarmi aFiuggi vecchiastazione 350 260 Valdagno. Comunque tutte e due queste cittadine pullulano di cognomi “Moretti” (che è il cognome di mia madre, mentre il cognome di mio padre è “Manuale” e non “Manovale” come scrissero per errore all’anagrafe di Roma, città dove sono nato). Infatti mia sorella si chiama Anna Maria Manuale. E così ti ho fatto una breve istantanea del mio profilo….»

 Fiuggi de ‘na vota

Fiuggi, de ‘na vota, era propria iu più beglio paese.
Sterno tutt’affratellati rentro pe’ chigli viculi,
puro doppo ca la gente iu ghiameva Anticuli
arivemo, grazi’a Dio, tutti quant’a fine mese.Vicolo baciadonne

Dece ca fu propria Isso ca passenne pe’ de quane
assegnavo agliu Piglio dacci chello cesanese,
mentre l’oglio delle live dètte pur’agli’autese,
i a nu’ chell’acqua santa pe nun facci ‘mbriacane.

Pare ca steva cunfuso chigliu dì iu Patraterno.
Era troppo begli’attorno, nfinisceva d’ammirane.
Però disse ca si st’acqua ne faceva liticane:
«Faccio ‘mmodo ca sparisce. Ce la manno pe Canterno!».

A stu punto ‘nse capisce si applicavo ‘sta sanzione.
Fattu è ca ‘sta bon’acqua, pass’iu tempo i nun se venne,
iu paese, pian’a piano, s’è aggravato i va murenne,
stimo quasi alla fine, si ‘ndicimo st’orazione :

«Reffuciamuci le raccia! Stamo ‘nzuno, fori i a casa.
Finisciamula da da’ tutt’i torti sempre agli’ari.
Ca sennò imo a finì tutti quanta a peti pari,
cugliu cuio sempre rutto i cu senza ‘na cirasa!».

 

 Se clicchi sull’immagine del vicolo (si chiama “Baciadonne”) la puoi vedere più grande
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Di Saturnino Manovale

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