
di Nadeia De Gasperis – É dalla fine di aprile che si sta tenendo il Concorso Docenti 2016, un concorso di colpa, potremmo chiamarlo, senza alcuna “assicurazione” per i concorrenti, visto che sembra che i docenti chiamati in causa, stiano scontando una sorta di peccato originale, senza soluzione di continuità.
Non si sa bene quando finisca, non sono state istituite le commisioni di esame, né i criteri di giudizio, nei corridoi di questi improvvisati “tribunali” si parla addirittura di una valutazione “per tag”. Cosa!? Sì nel governo dei tweet si giudica per tag, un software formulerà giudizi in base alla mole di paroloni spot che piacciono tanto a quelli del MIUR. Il MIUR che fa pensare ogni volta a una stazione orbitante.
Il loro compito? “sviluppare tecnologie in grado di mantenere in vita un equipaggio in missioni oltre l’orbita terrestre, e acquisire esperienze operative per voli spaziali di lunga durata.”
Di questo fatidico concorso ne sanno solo i concorrenti e i loro familiari, come nelle stragi di Stato, non si conoscono i mandanti, le dinamiche, solo le vittime, nel limbo della loro personale condizione, che battono la testa contro muri di gomma in attesa di giudizio. C’è chi ha sostenuto già un concorso, chi ormai era vicino alla meta del grande traguardo della cattedra, quella sì, gessi e carta igienica l’avrebbero portata da casa.
Non è facile entrare nel merito della questione, ormai gli insegnanti si chiamano per acronimi, hanno ingaggiato una guerra tra poveri di vocali. Ma nemmeno gli addetti ai lavori hanno le idee molto chiare, nessuno che li illumini, non ci sono informazioni in nessun sito che non sia un forum di dannati.
“Sarà un terno a lotto” dichiarano gli insegnanti, nel Paese del gioco d’azzardo, dove il din din din delle slot machine suona la misura dello sfacelo in cui versiamo, si deve puntare tutto sui numeri: un insegnante su tre sarà assunto. Ma come si valuterà? Chi esaminerà? Quando ci saranno le prove, quante saranno? Non ci sono risposte, non ci sono tutti i tasti nei computer delle aule improvvisate messe a disposizione dagli istituti selezionati, ci sono sistemi operativi obsoleti, nelle belle intenzioni del governo 2.0. alcuni pc si sono bloccati nel bel mezzo della prova. “Ricominciate daccapo” è stato suggerito ai malcapitati, dopo due ore e mezzo di esame. Ci saranno poi i non abilitati, “riabilitati”, a partecipare al concorso. Il bando prevede che il testo di esame sia lo stesso per tutti. Come sarà aggirato l’inghippo, saranno avvantaggiati? Guerre tra poveri e poveri riabilitati al diritto di povertà.
Si devono raggiungere le città più disparate, per partecipare al concorso. Gli insegnati della Sardegna devono raggiungere il Lazio. Cani che si mordono la coda: un precario che deve pagarsi il volo e il pernottamento per sostenere un esame che gli garantisca di guadagnare il minimo necessario per permettersi di farlo.
Accompagno il mio fidanzato in un paese in provincia di Roma, partiamo il pomeriggio, perchè si impiegano più di due ore, e non possiamo rischiare la mattina stessa di somatizzzare le insidie del traffico cittadino del grande raccordo anulare.
Raggiungiamo l’hotel prenotato in grande economia, ci diciamo che non possiamo dare a LORO la soddisfazione di sprecare i nostri risparmi. Ma nelle città del concorso, i prezzi lievitano anche nelle peggiori bettole. Ci sono tanti altri chimici che raggiungono lo stesso hotel. Facciamo un giro in città la sera, con animo pesante, sebbene si voleva prenderla con leggerezza, lo scarto è il peso del nostro futuro. In hotel ci sono altri insegnanti. All’indomani si sentono movimenti nelle stanze di primo mattino, le voci, le docce, per i corridoi si esce presto, ognuno con il suo zainetto, c’è dentro il proprio futuro in spalla. Avverto un profondo senso di tenerezza e solidarietà, farei gli auguri ad ognuno di loro, se non fosse che ognuno di loro potrebbe togliere il posto ad un altro. C’è poco da scherzare. Una guerra tra poveri di spirito.
Giro ancora in paese, in attesa di quella telefonata che mi informerà della fine della pena. Fine pena mai: sono trascorse 4 ore. Piove una pioggia scrosciante, Governo ladro. Laadro di sogni. Finalmente quel trillo che scioglie la tensione. Ripartiamo per casa nostra, non rimaniamo qui un secondo di più. Un giorno rideremo di questa avventura, te lo giuro. Non avranno la nostra speranza.
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