difesa costituzione foto aleandro biagianti 350 260di Gianmarco Capogna – “Sappiamo che parte della sinistra non voterà le riforme costituzionali e si porranno sullo stesso piano di Casa Pound e noi con Casa Pound non votiamo” afferma la Ministra per le riforme costituzionali Maria Elena Boschi secondo quanto riportato dal sito dell’ANSA[1].

No Ministra mi spiace, chi si è dichiarato contrario alla revisione costituzionale non è sullo stesso piano di un movimento della destra radicale che nulla ha a che vedere con la Costituzione repubblicana scritta sui valori della Resistenza e dell’opposizione al nazi-fascismo. Proviamo a confrontarci sui temi e sullo stato di salute della nostra democrazia parlamentare invece di utilizzare sempre e comunque la tattica dell’affossamento, e della denigrazione, di chi la pensa diversamente.

“sono convinto che in Italia servano maggiori spazi di partecipazione politica dei cittadini…”

Faccio parte di quelle persone che voteranno NO al referendum costituzionale perché sono convinto che in Italia servano maggiori spazi di partecipazione politica dei cittadini e non una riduzione degli stessi attraverso le modalità della politica che nomina la politica in virtù del principio, discutibile, della mera governabilità. La stabilità del governo e del Parlamento raggiungiamola convincendo la maggioranza dei cittadini, e non solo di quelli che vanno a votare, sempre meno, a darci fiducia, rispettando il voto, i programmi e perché no anche la proporzionalità del panorama politico del nostro Paese. Proviamo una strada che non sia quella dell’artificio machiavellico proposto dal binomio Riforma Costituzionale e Italicum, che solo chi non ha un minimo di conoscenze di scienza politica può considerare due riforme a se stanti e non invece vicendevolmente intrecciate. Troviamo la stabilità nei contenuti e nella forza di cambiare questo Paese con piani complessivi, provando a portare realmente questo Paese in Europa, abbandonando gli interventi spot che servono a mettere una pezza mentre non si affrontano i problemi all’origine. Tagliamo i costi della politica iniziando da vitalizi e benefits, se serve il Senato chiudiamolo, ma davvero, senza farlo diventare lo spazio del riciclo dei consiglieri regionali che fino a qualche tempo fa erano il male maggiore della politica amministrativa.

La politica seria ed il bene del Paese non sono mai uno slogan elettorale

Non credo che chi propone una Costituzione del NOI, della comunità e non di una maggioranza parlamentare, possa essere lontanamente associato a CasaPound. Chi chiede che la Costituzione sia realmente applicata prima di essere modificata non ha molto da condividere con la destra radicale, nostalgica di un passato che l’Assemblea Costituente ha rinnegato e si è impegnata ad arginare.

Il 25 aprile è già un ricordo lontano. Anche le elezioni austriache probabilmente. Eppure le destre radicali in Italia come nel resto d’Europa crescono di giorno in giorno. La strategia della massa poliforme nella dicotomia “noi facciamo le riforme, chi si oppone è contro il progresso del Paese” va bene come slogan elettorale, forse, ma non funziona su un piano di medio e lungo periodo. In uno scenario del genere vincono i contenuti ed è da quelli che si deve ripartire se vogliamo davvero rianimare una democrazia affaticata come la nostra.

Usciamo dalla retorica del “con noi o contro di noi”. La politica deve guardare al Paese e non alle simpatie verso un Governo, un Ministro o verso il Presidente del Consiglio. La politica come gestione della res publica torni ad essere un’ambizione nobile che spinge il Paese in alto alzando l’asticella nel rispetto della diversità di opinione che non è necessariamente il NO di gufi contrari al progresso.

 
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