di Ivano Alteri – “La Primavera del Lavoro”, organizzata venerdì scorso ad Anagni dal quotidiano L’Inchiesta, dal giornale online UNOeTRE.it e dai disoccupati della Vertenza Frusinate, ha raggiunto in pieno, a nostro parere, l’obiettivo che si era prefissato. Veramente, nei diciotto mesi di attività, quelli della Vertenza Frusinate di obiettivi ne hanno conseguiti parecchi; ma l’iniziativa di Anagni ha coronato tutti gli sforzi precedenti: ora si parla ovunque del dramma dei centotrentacinque mila disoccupati che fino a qualche mese fa erano invece completamente invisibili e lasciati nella perfetta solitudine. Li si voleva nascondere, come si fa con i parenti poveri, invece ora ne parlano i giornali e le televisioni, se ne occupano le istituzioni e la politica, se ne discute sui social network, nelle piazze e nei bar. La questione occupazionale e del Lavoro, da invisibile che era, è diventata oggi accecante; la condizione di profondo malessere dei lavoratori disoccupati (ma anche di quelli malamente occupati) va oggi ad interrogare direttamente la coscienza di chi, fino ad ora, poteva far finta di non vedere. La primavera del Lavoro ha svelato definitivamente una meschina ipocrisia. L’opinione di chi non coglie questo dato, quindi, ci appare non molto fondata politicamente.
L’elenco dei misfatti
D’altra parte è vero che ad Anagni c’era poca gente. Tanto che le cronache raccontano della domanda, retorica e amareggiata insieme, proferita dal sindaco di Anagni, Fausto Bassetta, impegnato sin dall’inizio nel sostegno ai lavoratori ex Videocon, che di fronte ai vuoti della piazza si chiedeva: “Ma lo sanno che lo facciamo per loro?”. Ha ragione, signor sindaco; ma questa domanda, prima che agli assenti (che hanno, comunque, sempre torto marcio!), dovrebbe essere rivolta a tutti coloro che, pur ricoprendo importanti cariche politiche e istituzionali, hanno fatto di tutto, in questi anni, per allontanare i cittadini dalla vita pubblica.
L’elenco dei loro misfatti è pressoché infinito. I lavoratori della ex Multiservizi di Frosinone protestano da oltre due anni con la loro tenda sotto il comune, nell’indifferenza generale di politici e amministratori. Le varie vertenze, aperte sul territorio a seguito della chiusura di aziende storiche, languono nella rassegnazione generale e nella mancanza di iniziativa, come le famiglie colpite languono negli stenti e nell’apprensione. I comitati per l’acqua pubblica locali hanno dovuto subire per anni le strafottenze dell’Acea, mentre questa drenava milioni di euro dalle tasche dei cittadini alle proprie, spesso con l’accondiscendenza, se non la complicità, degli amministratori locali. I milioni di cittadini partecipanti e vittoriosi al referendum per l’acqua pubblica vedono il Parlamento tentare di aggirare l’esito referendario, per regalare l’acqua agli amici privati. Gli attivisti di partito, quei pochi rimasti, sono continuamente vessati e scacciati dai capibastone locali, troppo impegnati negli affari propri, per stare a sentire loro e le loro lamentele. Le riforme istituzionali, più che contrastare la corruzione e il malgoverno, prevedono l’eliminazione del voto dei cittadini, come è stato fatto con le province e come si sta tentando di fare col Senato. Il Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi, e l’ex Presidente della Repubblica (nonché attuale senatore a vita), Giorgio Napolitano, invitano all’astensione in occasione del referendum del 17 aprile, pur sapendo che la loro azione costituisce una vergognosissima bassezza politica e persino un reato (punibile col carcere da sei mesi a tre anni!)…
“lor signori”, ce l’hanno chiaro: meno partecipazione più sottomissione
Avendo presente questo pianto amaro, è davvero necessario chiedersi ancora perché i disoccupati non erano presenti nella piazza di Anagni? Avendo visto tutto questo, forse avranno maturato qualche perplessità sull’utilità del loro impegno. Ma si sbagliano di grosso. Noi abbiamo chiarissimo in testa, invece, il nesso che corre tra la perduta partecipazione popolare e le miserrime condizioni economiche, civili, sociali e culturali in cui è stato ridotto, e si è fatto ridurre, il popolo italiano, nonché ciociaro. E anche “lor signori”, ce l’hanno chiaro; tanto è vero che l’invito che ci fanno non è mai a partecipare, ma sempre ad astenerci o a ratificare le loro scelte (desolatamente, anche i presidenti del consiglio e i presidenti della repubblica), avendo l’obiettivo di continuare a spremere il popolo. Ma anche i lavoratori disoccupati della Vertenza Frusinate, ce l’hanno chiaro; e così quelli della Multiservizi, della Marangoni, dell’Ilva; dei comitati per l’acqua pubblica, la sanità pubblica, la scuola pubblica. Tutti quelli che con tenacia, e a volte in solitudine, tengono alta la testa e dritta la schiena hanno chiaro che senza partecipazione massiccia si è condannati alla regressione civile; non c’è scampo e ne hanno piena consapevolezza. Per questo non si fermeranno mai; neanche se restassero a parlare da soli. E questo, probabilmente, è il più grande obiettivo che essi hanno ampiamente conseguito.
Tutti quelli che, invece, ancora non hanno chiaro quel nesso, e pensano che la soluzione sia lamentarsi e sbraitare su facebook contro chi si dà da fare, dovranno prima o poi cambiare idea e ammettere che hanno completamente torto; poiché, la loro, è la strada della rassegnazione e della ignominiosa resa.
Frosinone 4 maggio 2016
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