di Donato Galeone – Tornavo ieri da Isola del Liri a Roma dai miei figli, con mia moglie, dopo aver ascoltato i discorsi in Piazza Boncompagni e, per radio, anche gli appelli dei Segretari CGIL-CISL-UIL a Genova, preceduti dall’autorevole intervento per la Festa del Lavoro del Capo dello Stato che ha definito – responsabilmente – “moderata le crescita della occupazione” e dichiarato “che non possiamo accontentarci di numeri ancora limitati, e un Paese che non riesce a includere i giovani, anzi, li esclude o li inserisce nel mondo del lavoro in modo precario, si condanna da solo”.
Avevo incontrato e salutato gli amici e compagni di lotta sindacale, ora anziani, che dal 1970, con CGIL-CISL-UIL provinciale e laziale manifestiamo ricordi e condividiamo impegni futuri per dare dignità e valore al lavoro che – ancora – coinvolge migliaia di lavoratori, giovani e meno giovani, nella persistente crisi dell’economia, con fabbriche chiuse, anche nel basso Lazio e nella provincia di Frosinone, bloccata nel declino e in assenza di ogni minimale proposta, credibile e sostenibile, per un vero rilancio di sviluppo territoriale, con investimenti privati e pubblici e conseguenti posti di lavoro.
Un basso Lazio fuori da ogni intervento di sostegno
Un basso Lazio – si osservava e osservavo – fuori, peraltro, da ogni intervento di sostegno dello Stato nei “Patti per il Sud” in quanto non più area regionale del Mezzogiorno, come lo fu nel secolo scorso, considerato che, tutto il Lazio, non è Sud e con Roma è Italia centrale e non Sud-Italia, ma nei fatti, la “politica per la ripresa e l’occupazione sono fallimentari nella provincia di Frosinone e nel Lazio” così come aveva sottolineato e detto il Segretario Regionale UIL durante la manifestazione di CGIL-CISL-UIL nella piazza di Isola del Liri,
Ed ecco, allora, la necessità di organizzare una doverosa e partecipata riscossa sindacale promossa da CGIL-CISL-UIL che è testimoniata anche dalla numerosa presenza dei Sindaci alla manifestazione del Primo Maggio a Isola del Liri per evidenziare – insieme – la enorme responsabilità e il ruolo nuovo e propositivo che deve assumere la Regione Lazio verso l’area del basso Lazio.
Un area che appare grigia o di nessuno perché non più incentivata nell’ambito della ripresa economica dallo Stato pur rientrante in proclamati “Accordi di Programma o contratti di sviluppo area Frosinone-Anagni Fiuggi” o nella annunciata programmazione regionale e non solo nel comparto agricolo e le attività connesse del Piano di Sviluppo Rurale (PSR 2014-2020).
E’ assente ogni “politica di ripresa e della occupazione”
E’ fallimentare quanto assente la “politica di ripresa e della occupazione” perché sono assenti risposte chiare e vere alle diffuse crisi aziendali e su cosa fare con fabbriche chiuse verso un possibile rilancio o recupero produttivo tramite anche una estesa riappropriazione dei siti dismessi da parte del Consorzio di Sviluppo Industriale, come recentemente ha operato con l’ex Videocon di Anagni, d’intesa con al Regione Lazio, per un attento ed equilibrato sviluppo territoriale
Azioni politiche e pratiche, nel basso Lazio, di recupero e di rilancio produttivo per rendere disponibili aree attrezzate da assegnare a capaci imprenditori nel produrre beni diretti, indotti e servizi, nella previsione della già presente quarta rivoluzione industriale, con l’informatica e le comunicazioni, valorizzando – centralmente ed essenzialmente – il lavoro professionalizzato contrattato e partecipato.
Quindi – a mio avviso – i percorsi del dopo primo maggio 2016, sono e saranno tutte quelle iniziative propositive – verso Regione Lazio – che assumeranno CGIL-CISL-UIL – da sostenere – nella guida solidale delle migliaia di lavoratori disoccupati e liberamente organizzati anche in comitati locali con i loro Sindaci (vertenza lavoro frusinate) e con l’Amministrazione Provinciale, nell’ambito sia del rilanciato “Comitato per il Lavoro e lo Sviluppo” e sia nel contesto operativo e decisionale del “Consorzio ASI” per la reindustrializzazione e il lavoro (dg).
Roma, 2 maggio 2016
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