di Nadeia De Gasperis – Resistenza è non disattendere il nostro obbligo di umanità. Resistenza sono un uomo o una donna che si caricano sulle spalle il peso della disabilità di un figlio per superare le barriere architettoniche. Sono un uomo o una donna che si caricano sulle spalle il peso della diversità per superare le barriere mentali.
Resistenza è un padre che issa sulle spalle un figlio, sotto il peso della polvere che alza la guerra, per superare il filo spinato. Al di là della pochezza inumana, un papavero rosso oscillerà al vento della libertà.
Resistenza è un papavero rosso tra le erbacce che si riprendono i bordi dei cancelli delle fabbriche chiuse. Resistenza è una donna che semina terra e dolore nelle granate per detonare la speranza. Sono le reti dei pescatori, che decidono che è un giorno buono per ripescare la speranza, infrangendo le leggi degli uomini e tendendo l’ascolto alla sola legge del mare.
Sono i papaveri nei campi di grano, seminati dai contadini per nascondere alla barbarie il cammino dei migranti verso la salvezza.
Sono i boccioli di papavero, rosa, “speriamo che sia femmina”, che coloravano i nostri sogni di bambini.
Resistenza è continuare a sognare e meravigliarsi, nonostante la meraviglia rubata e i sogni disillusi.
Resistenza è il papavero rosso, che sfiora solo per amore una donna.
Resistenza è un donna anziana che dà il latte a un bambino clandestino, come una antica bàlia.
Resistenza è mia madre, che ogni anno, segue il corteo degli amministratori cittadini, insieme alle altre compagne, agli altri compagni. Poi scombina le fila della parata, e avvicinandosi al capo della banda cittadina, lo convince , contro ogni regola imposta, a suonare “Bella Ciao”. E così l’aria si riempie delle note di ogni Resistenza.
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