di Ivano Alteri – Neanche il tempo di chiudere i seggi, e già i petrolieri si affrettavano a dare il peggio di sé, in quel di Genova, impestando fiumi e mari coi loro liquami mortiferi. A pochi minuti dalla chiusura delle urne referendarie sulle trivelle (ma il fatto era avvenuto ben prima…) abbiamo appreso che la realtà si era incaricata d’esprimere anch’essa il suo insindacabile giudizio. Ed esso era che il 68,82% degli italiani, il 73,8% dei ciociari, l’intero governo e la classe politica asservita al denaro, hanno avuto torto marcio nel boicottare il voto; e, invece, il 31,18 % degli italiani, e il 26,8% di ciociari, hanno avuto ragioni da vendere nell’andare a votare. Questo è il vero esito del referendum: la larga maggioranza ha avuto torto; la minoranza, ampia ragione.
Questa realtà difficilmente opinabile, da un lato mostra un dato tragico, che vede una minoranza di avveduti dover continuamente sottostare alle prepotenze cervellotiche e catastrofiche dei rapaci, dei distratti, degli sfiduciati e degli odiosi indifferenti; dall’altro, però, mostra anche che tale meritoria minoranza (che consta, tuttavia, di quindici milioni di persone in Italia e centotrenta mila in provincia) non può arrendersi; mai, poiché lascerebbe il Paese, e il nostro territorio, senza alcuna speranza.
È un insegnamento da tenere ben presente, sempre; ma soprattutto ora che si è avviata una nuova campagna referendaria, con la raccolta di firme su quesiti “sociali” e “costituzionali”, che vedrà partecipi tutti gli italiani su decisioni altrettanto fondamentali della tutela della natura. È partita un po’ in sordina, per il consueto boicottaggio di gran parte dei media; ma è partita, con decisione, già in molte città italiane, comprese le nostre.
Ora, con quel palmo di petrolio a lastricare i fiumi genovesi, dovrebbe esser più chiaro che disertare gli appuntamenti d’impegno collettivo può causare disastri.
Certo, con questo argomento non speriamo di convincere i rapaci o i pessimi indifferenti. Ma i distratti sì; e soprattutto gli sfiduciati. Questi ultimi, in particolare, sono rimasti vittime di un ragionamento contorto e piuttosto masochistico; secondo cui, visto che la volontà popolare espressa per mezzo del referendum non viene ascoltata dalle istituzioni e dalla politica (vedi quello sull’acqua), allora è inutile andare a votare. Come dire: “visto che tu prepotente vuoi schiacciarmi sotto il tuo tallone, allora io mi ci schiaccio da me!”. Un ragionamento, come si vede, da far aggrovigliare le sinapsi. Eppure, pensiamo noi, proprio questo “sentimento” (più che ragionamento) è stato causa di una buona parte dell’astensione al voto del 17 aprile scorso. Molti dei nostri concittadini astensionisti hanno pensato, così, di evitare l’ennesima presa per i fondelli; non riuscendo, ahi loro!, a percepire, da vittime, il rischio mortale di farsi complici del carnefice.
Correre ai banchetti sparsi nelle piazze e nei mercati delle nostre città, per mettere una firma a sostegno dei quesiti che si riterrà di condividere, è quindi un’occasione di riscatto da non mancare assolutamente. Anzi, mettersi immediatamente in contatto coi comitati locali per i referendum, già presenti puntualmente anche sul web, per organizzare noi stessi la raccolta di firme, potrebbe contribuire notevolmente a ritrovare la dispersa fiducia. Non certo negli amici dei petrolieri e consimili, s’intende; ma nelle nostre azioni, quelle da cui possiamo aspettarci solo il meglio.
Frosinone 19 aprile 2016
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