votare 350 260

votare 350 260di Ignazio Mazzoli – Quando ho votato, ieri intorno alle 10,30 a Veroli, ho sbirciato il registro dei votanti e mi appariva solo come un piccolo elenco di pochi nomi, il mio compreso. Chiedo informazioni e la mia impressione è confermata. Comunque è ancora presto. Esco e vedo persone che si avviano nel seggio e i loro volti mi compensano della sensazione negativa. Li conosco e non sono militanti di forze politiche, nè animati da partigianerie. Vanno a votare perché è un loro diritto, penso. Bene, mi rallegro anche perché in quel momento sono in molti.
Ma le notizie all’ora di pranzo non mi piacciono e alle 19 il mancato raggiungimento del quorum mi appare già quasi una certezza. Al referendum sulle trivellazioni hanno votato solo il 32% degli elettori; la consultazione, pertanto, non è valida. Per quanto riguarda l’affluenza alle urne dei comuni solo alcuni dati: Ceccano su 19.000 votanti alle urne vanno solo in poco più di 4000. Ad Anagni vota il 21.65%, a Ferentino, 18.51%; a Paliano, 21.57%; a Frosinone… Basta così.
Che sarebbe stato difficile raggiungere il quorum era abbastanza risaputo, tuttavia nelle ultime giornate d’informazione sembrava che qualcosa si fosse mosso come testimoniava ad esempio la bella esperienza della professoressa Daniela Mastracci, a Ceccano, che in un interessante articolo, da noi pubblicato con il titolo «17 aprile: “Sono usciti per le strade”», racconta come gli studenti «Si accorgono che vale la pena uscire di casa, parlare con le persone, incontrarsi, raccontare il MARE e denunciare il suo abuso». Ma non è, purtroppo un segnale generalizzabile.

Tra le quattro grandi città italiane, è Torino quella dove si registra l’affluenza maggiore. Nel capoluogo piemontese, alle 19 ha votato il 26,5% degli aventi diritto. Seguono Roma con il 24,56%, Milano 23,36%, Napoli 18,7%. Nella provincia di Frosinone il comune con la percentuale più alta di affluenza è stato Acquafondata con il 47,93%, quello con la più bassa è Belmonte Castello con il 14,93%. Gli unici due comuni italiani dove è stato raggiunto il quorum sono Potenza e le Isole Tremiti. Entrambe le realtà sono toccate da vicino dalla questione trivelle.

Che cosa ha sconfitto davvero i SI

Adesso certamente varrà la pena valutare cosa è mancato. Dove hanno sbagliato i sostenitori del SI. Valutare addirittura se valeva la pena di impegnarsi in questa prova. Una prova che ha dei costi sostenuti (oltre 300 milioni) può esser valutata anche facilmente in modo negativo e quindi inopportuna. Chiunque la pensi o l’abbia pensata così certamente ha buone ragioni. Ma l’origine di questo referendum ha una particolarità. Lo hanno chiesto nove Regioni italiane, la metà di tutte. E’ la prima volta che succede, non per un capriccio dei “pochi” Presidenti, per ragioni personali di “conta interna al PD” come dice Matteo Renzi, ma è stato chiesto da 9 Consigli Regionali come è istituzionalmente previsto. E’ un po’ difficile, fra tanti consiglieri appartenenti a forze diverse o anche distanti fra di loro che ci possano essere condizioni per far prevalere antipatie personali di qualche Presidente. Baggianate. Al referendum si è arrivati perché dopo un trattativa lunga, dove pure si sono strappati dei risultati come quello di impedire al governo le trivellazioni entro le 12 miglia, non si è ottenuto il risultato più importante: impedire l’uso ad interim delle concessioni senza tempi e occasioni di rinegoziazione delle stesse con il coinvolgimento delle Regioni competenti. E certo non è cosa da poco, visto che questa circostanza desautora le istituzioni proprietarie del demanio dove sorgono gli impianti di trivellazione. La vittoria dei SI non avrebbe avuto alcuna conseguenza immediata. Tutte bubbole, quindi, anche quelle relative ai rischi di disoccupazione per 11.000 lavoratori.

Ma c’è un punto che vale la pena di segnalare: chi canta vittoria ha ragione o c’è qualcosa da capire meglio? Ha vinto l’invito all’astensione o semplicemente ha vinto l’astensione, quella che si evidenziò bene la prima volta nelle regionali dell’Emilia e Romagna e che ogni lunedì il TG de La7 ci ricorda con i sondaggi e, si tratta sempre di numeri a due cifre prossime al 50% o anche più? Matteo Renzi ha strumentalizzato e cavalcato la frustrazione elettorale degli italiani che lui alimenta ogni giorno con la sua azione di governo millantatrice e inconcludente per i più, di questa Italia che definisce “gioiello” e che è più che mai in ginocchio per colpa delle sue politiche a favore dei potenti, come i petrolieri, in questo caso.

L’astensione è la malattia da curare con comprensione ma anche determinazione perché se non guarisce la conseguenza è un suicidio collettivo.

 
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