
di Ivano Alteri – Un Don Chisciotte d’esportazione coloniale o una vera voce dell’altro mondo? Se non fosse il capo della Chiesa Cattolica, una delle più antiche istituzioni umane ancora esistenti, coi suoi carismi e saggezze millenari, potrebbe somigliare più al primo. Ma Papa Francesco è il capo di tale autorità morale ed ha nemici feroci, di fronte, non mulini a vento; quelli non macinano grano per farne farina, ma vite umane, per farne denaro. Altro che inconsapevolezza e gesti velleitari, perciò: Papa Francesco ha bisogno di chiara volontà, inflessibile determinazione e immenso coraggio, per combattere e sperare di sconfiggere i briganti sopraffattori di uomini e donne. Essi appaiono come quasi imbattibili, tali da poter essere fermati solo da forze provenienti da un altro mondo; ma noi siamo convinti che sia possibile sconfiggerli anche per uomini aspiranti a giungervi, in un altro mondo. Ed egli sembra aspirarvi con tenacia. La voce di Papa Francesco sembra proprio quella di un uomo che un altro mondo l’ha visto già, con la mente e il cuore.
Dalla predica alla pratica
Con lui, per la prima volta dopo molti secoli, il mondo che la Chiesa propugna, con la sua bontà e la sua giustizia, non è solo nell’Aldilà ma, più materialmente, anche nell’“al di qua”. E questo è per molti insopportabile; anche all’interno della stessa Chiesa. Ma non c’è da stupirsene. Finché la Chiesa si limitava alla predica, in nome di quel Dio buono e giusto, tornava utile avercela affianco nella funzione impropria di oppio dei popoli; ora che invece sembra passare dalla predica alla pratica, tornando radicalmente alla propria professione per gli “ultimi”, le sue parole e i suoi atti vanno a colpire direttamente la carne viva di immensi interessi materiali, carpiti con la forza e con l’inganno, che i suoi detentori difenderanno quindi fino alla morte, con ogni mezzo e senza scrupoli, come in ogni circostanza della loro esistenza. Nel mondo che Papa Francesco descrive, essi appaiono finalmente per ciò che sono: cattivi.
Parla ad un popolo confuso e disperso
É un campione di chiarezza, Papa Francesco, e per questo insopportabile. Perché egli ha visto un mondo in cui, invece, chi abbia bisogno d’aiuto possa contare sugli altri, e non temerli; chi cerchi nuova dimora, essendone stato privato, trovi accoglienza, e non ostilità; chi faccia del bene sia preso ad esempio, e non dileggiato dai professionisti della malevolenza. Papa Francesco ha visto un mondo in cui possa emergere il carattere migliore dell’umanità, e non il peggiore come accade ora. E noi, perciò, sentiamo che il suo mondo è anche il nostro.
Tuttavia, quel vasto popolo a cui egli si rivolge con tanta amorevolezza, è confuso e disperso, letteralmente in balia dei propri sopraffattori, incapace di reagire unito a tanta ferocia. E allora ci chiediamo cosa possa fare ancora la Chiesa, per tenerlo insieme e metterlo quantomeno nelle condizioni di difendersi. Ma ancor di più, ci chiediamo cosa possiamo fare noi, non credenti, per far sì che quella di Papa Francesco non diventi davvero una battaglia tragicamente donchisciottesca, e scongiurare il rischio che tutto resti, per ora e per sempre, nelle mani dei malvagi.
E cosa possiamo fare insieme, per costruire finalmente quel mondo che non c’è. Ancora.
Frosinone 19 aprile 2016
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