di Ivano Alteri – Quando si afferma che da noi non c’è lavoro, a ben guardare non si dice il vero. Quel che manca, in realtà, non è il lavoro, cioè le cose da fare, ma la capacità di rendere economicamente interessante quel che da fare c’è. E ce n’è molto. Basterebbe guardarsi intorno, per rendersene pienamente conto, specialmente in un territorio come quello della provincia di Frosinone, dove, da fare, ce ne sarebbe abbastanza per i prossimi decenni.
Dev’essere stato questo convincimento a guidare le azioni dei lavoratori della cooperativa Videocoop di Ceccano. A guardarsi intorno, devono essersi accorti che uno dei principali problemi di questo territorio, una delle cose più urgenti da affrontare, è la sua condizione ambientale, caratterizzata da aria malsana, suolo avvelenato e fiumi capaci di uccidere. E che all’origine di tutto questo c’è una pessima gestione dei rifiuti, che dalle nostre parti si tramutano con una certa facilità in sversamenti mortalmente inquinanti e in nauseabonde discariche di “monnezza” (più o meno legali, più o meno autorizzate). Mentre, in realtà, quegli scarichi e quei rifiuti avrebbero un buon valore di mercato, se avessero una più oculata gestione.
Proprio in questo senso, la Videocoop nei giorni scorsi ha conseguito il suo primo significativo risultato: la firma della convenzione col comune di Ceccano, per l’affidamento della raccolta dei Raee (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) su tutto il territorio ceccanese. È avvenuta pubblicamente, in pompa magna, con una conferenza stampa molto partecipata, foto ufficiale all’atto della firma del sindaco e del presidente della cooperativa, e folta rappresentanza di cittadini. Ne hanno parlato tutti i giornali locali, con ampi spazi di cronaca e addirittura qualche riflessione. Abbiamo voluto incontrare, per questo giornale, due dei fondatori della cooperativa, il presidente Marco Aversa e il socio Alessandro D’Annibale, per sentire, in diretta, cosa abbia significato e stia significando per loro questa iniziativa, imprenditoriale e non solo, rappresentata dalla Videocoop.
L’Intervista
Aversa, come nasce la Videocoop?
Marco Aversa- I fondatori della Videocoop sono tutti ex dipendenti della Videocon di Anagni (prima ancora Videocolor), da cui il nome.
Quella della Videocon è una vicenda tragica, riguardante migliaia di persone, tra dipendenti diretti e dell’indotto, con rispettive famiglie. Come l’hai vissuta personalmente?
M. A.- Tragicamente. Pensa che dovetti affittare una parte di casa per pagare il mutuo. Con i compagni di lavoro organizzammo settimane di lotta, con presidi davanti la fabbrica, scioperi della fame. Fui, con altri, anche discriminato nella rotazione della cassa integrazione, e dovetti far causa. Molti di noi furono anche denunciati, per le iniziative di lotta, come l’occupazione dell’autostrada…
Evidentemente, occupare l’autostrada non si può, mentre “disoccupare” le persone sì… Ma come si arriva alla Videocoop, a partire da questa grave condizione?
M. A.- Avevo sentito parlare della raccolta dei Raee come di una buona occasione di lavoro; pensai quindi ad una cooperativa per svolgere quell’attività. Provai a sentire alcuni ex compagni di lavoro, ma senza trovare consenso. Così, in un primo momento, abbandonai l’idea.
Ma poi fu ripresa?
M. A.- Fu in occasione di un convegno presso l’Amministrazione Provinciale organizzato dai sindacati sulla vicenda della Videocon, con la partecipazione del presidente di Legacoop provinciale, il quale proponeva proprio la raccolta dei Raee come un’opportunità di lavoro.
Quindi, l’idea tornò a galla
M. A.- Sì. Ricontattai alcuni miei ex compagni di lavoro per riproporre l’idea, e trovai diversi riscontri positivi.
L’altro fondatore sei tu, D’Annibale?
Alessandro D’Annibale- Sì, un giorno tra marzo e aprile del 2013, venni chiamato da Marco, per partecipare a una riunione da tenersi alla Legacoop, con un’altra trentina di compagni di lavoro, e discutere della creazione di questa cooperativa per la raccolta di Raee. L’idea mi piacque, e in cinque decidemmo di realizzarla. Ma successivamente due soci sono andati via, sfiduciati dal ristagnare della situazione e, purtroppo, dalla scomparsa di un altro socio morto di tumore. Siamo così rimasti in due.
Cos’ha significato per te quest’iniziativa?
A. D’A.- A quel tempo, io in realtà potevo contare sulle entrate dell’edicola che avevo avviato quando ancora avevo il lavoro, e che nel frattempo era stata gestita dai miei genitori; quindi, economicamente, per me non sarebbe stato indispensabile aderirvi. Ma ero convinto che l’idea fosse buona anche perché, comunque, creava occasioni di lavoro su un territorio come il nostro, che era sempre più povero. Potevamo essere utili a noi stessi e agli altri. Poi, con la crisi, l’edicola iniziò a rendere sempre meno; così ho avuto ulteriore conferma di aver fatto la scelta giusta.
L’inizio dev’essere stato duro
A. D’A.- Veramente no, c’era molto entusiasmo. Anche perché, sin da subito, abbiamo notato che la città di Ceccano aveva aderito a quest’idea. La gente veniva da noi a proporci elettrodomestici da rottamare; alcuni ci promettevano persino di tenerli da parte per noi, fino a quando non saremmo stati pronti. Una bella cosa.
Quindi vi furono riscontri positivi?
A. D’A.- Sì, anche da parte dell’amministrazione cittadina. A quel tempo c’era la sindaca Maliziola, che già verso la fine del 2013 aveva provveduto a deliberare l’affidamento alla Videocoop della gestione di un’area autorizzata per raccolta dei Raee.
Ma poi la giunta Maliziola cadde
A. D’A.- Sì, e a quel punto arrivò il commissario, che non aveva il mandato della cittadinanza per procedere oltre. E, quindi, tutto si fermò lì.
Gestire il momento di crisi, di calo dell’entusiasmo, non dev’essere stato facile
M. A.- Per lungo tempo, quella condizione di immobilità ci sfiduciò parecchio, tanto che perdemmo i due soci. Ma poi riorganizzammo le idee, contattammo qualcuno che potesse aiutarci, e riprendemmo un po’ d’energia per rimetterci al lavoro. Intanto, assegnammo alla Videocoop la gestione dell’edicola di Alessandro, per iniziare a dare un senso pratico al nostro impegno. Oggi vendiamo anche degli ottimi saponi alla spina.
Poi il commissariamento finì, e arrivò la nuova giunta
M. A.- Appena costituita la giunta Caligiore, ci rimettemmo all’opera in quella direzione, sulla base della delibera Maliziola, e chiedemmo al nuovo sindaco di proseguire su quella strada.
E vi fu un buon accoglimento?
M. A.- Naturalmente, all’inizio il sindaco cercò di capire meglio, nel merito, di cosa si trattasse. Poi, dopo incontri vari, anche lui si convinse della bontà dell’iniziativa; e diede incarico ai funzionari comunali di discutere con noi il testo della convenzione, per meglio definirne i dettagli.
E quindi, l’11 marzo di quest’anno, si arriva alla firma della convenzione per l’affidamento dell’ex Cartiera Savoni a Ceccano
M. A.- È stato un bel giorno, di cui dobbiamo ringraziare i funzionari del comune, il sindaco Caligiore e tutti gli attori coinvolti nella realizzazione di questo traguardo; che in realtà sarà una vera e propria partenza.
Insomma, la Videocoop ha avuto diversi sostenitori?
A. D’A.- Certamente sì. Anche se, in qualche caso, abbiamo avuto l’impressione che qualcuno volesse farci morire prima di nascere, è sicuro che, senza un sostegno così diffuso, non saremmo riusciti a ottenere la firma della convenzione.
Chi altri vi ha sostenuto, oltre alle due amministrazioni?
M. A.- Abbiamo avuto vicino la consigliera regionale, Daniela Bianchi, che ci ha incoraggiato per lungo tempo, attivandosi con iniziative istituzionali e dandoci visibilità tra la gente. Ma abbiamo ricevuto aiuto anche dalla squadra di validi tecnici che si è creata intorno alla Videocoop. E, soprattutto, crediamo sia giusto ringraziare, in modo particolare, il Vescovo di Frosinone, Mons. Ambrogio Spreafico, per il suo sostegno morale e materiale: la Curia, con la sua adesione spontanea, ha aggiunto valore e concreta speranza alla nostra idea. Ora che abbiamo ottenuto la convenzione, stiamo procedendo anche all’ingresso di nuovi soci, e alla proposta di nuove iniziative nel campo dei rifiuti.
Quali?
M. A.- Sono in fase avanzata, ma vogliamo aspettare, prima di parlarne
Come dicevamo poco fa, questa vostra iniziativa s’inserisce in un contesto locale fortemente degradato?
A. D’A.- Purtroppo sì. Ci sentiamo vicini ai nostri ex compagni di lavoro della Vdc, e quelli di altre aziende dismesse, che stanno conducendo una battaglia importante con la Vertenza Frusinate. Credo che la nostra e la loro iniziativa si completino a vicenda; credo che l’una aggiunga significato all’altra. La battaglia politica e l’attività pratica dovrebbero sempre, secondo me, andare di pari passo.
Anche loro sono riusciti a mobilitare decine di sindaci sulle questioni del lavoro, portando al centro del dibattito politico la condizione dei centotrentacinque mila disoccupati ciociari
M. A.- È un buon risultato, ma bisogna fare in modo che l’attenzione non si limiti alla campagna elettorale in corso per le amministrative. Bisogna chiedere impegni precisi, distinguere la buona politica dalla propaganda elettorale.
È vero. Ma bisogna anche dire che non tutta la politica, come si è visto, “la butta in propaganda”
A. D’A.- Giusto. Ma quella buona si misura sulle cose concrete. Per esempio, sappiamo che a giugno scade la mobilità per molti dei nostri ex colleghi: cosa intende fare la politica per loro e per quelli che sono senza reddito da tempo?
Cosa dovrebbero fare loro, invece, per arrivare a risultati concreti?
M. A.- Secondo me, dovrebbero stare attenti a non dividersi. Dovrebbero concentrare le forze e mantenere alta l’attenzione sul disagio sociale, che in questi giorni si è pure aggravato per la vicenda dei lavoratori della Coop di Frosinone, a cui inviamo il nostro sostegno.
Non demordere e organizzarsi sempre meglio, insomma
A. D’A.- Senza dubbio. Anzi, credo che dovrebbero cercare di unificare tutte queste lotte. La questione del lavoro dovrebbe sommarsi a quella della sanità, dell’acqua, dell’ambiente ecc., che per i cittadini del nostro territorio sono fondamentali.
Per quella ambientale, una mano la state dando voi
M. A.- Nel nostro piccolo, contribuiamo come possiamo, per l’ambiente e la creazione di qualche posto di lavoro.
E anche come esempio per tutti gli altri, bisogna dire. Buon lavoro, allora
Grazie!
Frosinone 8 aprile 2016